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Lunedì, 01 Dicembre 2003 03:00

Festa guerra pace natale

Scritto da p.Ennio Staid
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Tempo singolare il nostro. Tempo in cui le parole sono soltanto un chiacchiericcio senza senso che ci vomitiamo addosso con la stessa noncuranza con cui un bambino a carnevale getta i coriandoli sui passanti. Le parole si sono tramutate in coriandoli da gettare. Una volta, forse per il costo della carta,  prima di scriverle erano passate al vaglio dellâ'intelligenza e mondate da ogni imperfezione dalla sapienza del cuore, controllate e confermate valide alla luce della fede. Oggi non avviene così, tutto è rovesciato. Si dice amore e si capisce, o si vuol far capire, sesso. Si chiama pace unâ'azione militare di guerra. Si proclama democrazia, ma sâ'intende dittatura. Si urla libertà, ma tutti capiscono il contrario.
Si è così convinti che le parole non hanno più senso che gli americani hanno chiamato lâ'attacco allâ'Iraq: "Operazione libertà" e si continua a chiamare "ministro della difesa" quello che un tempo era giustamente chiamato con il suo vero nome: "Ministro della guerra". Il vocabolo "difesa" in pratica significa "guerra" a chi non vive e pensa come noi. Così chi tira bombe ed uccide innocenti, a volte è chiamato partigiano, se è dalla nostra parte e terrorista se è dalla parte contraria. La stessa parola "assassino" è ambigua. Se chi uccide è uno che la pensa come noi, e agisce come noi vogliamo, allora è un giusto vendicatore, uomo che lotta per la libertà; diventa assassino o terrorista se uccide per una causa che non è la nostra. Chi tira una bomba su un pullman di ragazzi che vanno a scuola compie un feroce atto di terrorismo: chi sgancia tonnellate di bombe al napal, intelligenti, o di qualsiasi specie su una città,  è un eroe che vuole liberare la popolazione che la abita.
A volte mi sembra che le vicende del mondo le vediamo come i tifosi del calcio vedono una partita allo stadio: se fa gol uno della mia squadra è un campione, se lo fa lâ'avversario della squadra opposta, è uno che ha imbrogliato e lâ'arbitro diventa bravo o criminale a seconda che vinca o perda la squadra del cuore.
Così il vocabolo Natale cambia significato secondo chi lo pronuncia. Per qualche miliardo di persone significa semplicemente festa dâ'inverno, o dâ'estate secondo lâ'emisfero in cui vive. Per altri significa vendere o acquistare regali, per altri ancora tempo di ferie ecc.
Per me, che mi avvicino velocemente alla conclusione della mia corsa terrena, Natale significa fare i conti con le parole pronunciate e quelle vissute. Eâ' il tempo, come dice San Paolo: "Di svegliarci dal sonno" e fare i conti.
 In questo clima acquista un valore preciso ciò che San Matteo nel suo vangelo sottolinea così: "Mangiavano, bevevano, prendevano moglie e marito (o si facevano frati) e non si accorsero di nulla finché non venne il diluvio".
Siamo in un momento in cui il sonno, di cui parla lâ'Apostolo Paolo, impedisce di guardare la realtà. Sembrano sospese le funzioni della ragione. Che cosa è, infatti, questo bailamme di parole che non danno più la percezione di ciò che si fa, di ciò che si vive, di ciò che si dice? Non nascono forse da questo sonno collettivo i mostri? Mostri che partoriamo in continuazione a cui si danno nomi altisonanti come, pace, libertà, democrazia, Natale.
La stoltezza ha cambiato nome e la si chiama razionalità ed è propagandata dalla televisione, dai giornali e dalle tribune dei nostri parlamenti. Così anche la sicurezza nazionale o planetaria ha cambiato nome, non è più fiducia, sforzo per eliminare ingiustizie, onestà, equilibrio di rapporti, ma viene garantita dalla guerra, si tagliano le spese sociali e si aumentano le spese per imporre sicurezza con le armi. Non è giusto domandarci che significa sicurezza, quando la maggior parte dei popoli vive nellâ'insicurezza del pane quotidiano?  Come si fa a parlare di sicurezza, di pace, di libertà quando leggo dalle statistiche fatte soltanto negli Stati Uniti:  "Dal 1979 a oggi, lâ'uno per cento più ricco del paese ha visto aumentare i suoi stipendi del 157 per cento; mentre il 20 per cento dei più poveri guadagnano effettivamente 100 dollari in meno allâ'anno" in compenso: " Le 200 aziende più ricche del mondo hanno visto i loro profitti crescere del 362,4 per cento rispetto al 1983; nel loro insieme le loro vendite ora sono superiori allâ'insieme del prodotto lordo di tutte le nazioni del mondo, tranne dieci". (1) Allora quale sicurezza si darà allâ'Africa, allâ'America latina, e a chi è fuori degli USA? Intanto si fa la guerra e poi per la pace e la sicurezza si vedrà.
 Dovremmo liberarci da questa menomazione della ragione, almeno noi che ci professiamo cristiani, perché sappiamo, o dovremmo sapere, che quando uccidiamo un uomo, qualunque sia il motivo che ci muove, abbiamo messo a dormire non solo la ragione ma anche il cuore. La sicurezza personale o collettiva, basata sulla forza delle armi, è sempre una forma del sonno della ragione. Possiamo anche presumere che la forza dia sicurezza, ma questa è unâ'evidenza che sta dentro il nostro sonno collettivo e che, capovolgendo le cose, si fa apparire come vigilanza critica.
Allora possiamo anche mangiare, bere e festeggiare il Natale, ma poi allâ'improvviso verrà il diluvio, e se non usciamo da questo sonno e non diamo lâ'allarme il risveglio sarà tremendo.
Soltanto se ci poniamo con onestà di fronte a ciò che avviene, ci sarà dato di ripudiare queste false sicurezze che ci vogliono propinare gli amanti delle guerre preventive e cesseremo di vedere eroi quelli che vogliono liberare l'uomo con le armi che uccidono. Invece,  lâ'unica "arma" che ogni cristiano deve usare è lâ'amore.
Solo con lâ'amore ritorneremo a guardare, con occhi limpidi, la pazienza degli umili, il valore umano delle persone insignificanti che, come i pastori a Betlemme, hanno cantato insieme agli Angeli: "Gloria a Dio nellâ'alto dei cieli e pace in terra agli uomini che Dio ama". E' per la fede di questa gente che anche questâ'anno potremo avvicinarci a Betlemme con lâ'animo ricolmo di speranza.
Andare verso il Natale vuol dire sentirci spaesati in questo mondo, perché abbiamo compreso, come dice Gesù che noi siamo "nel mondo ma non del mondo". Di certo non ci danno ragione né le televisioni, né gli uomini politici, né le persone sapute, ma  con il dono della speranza vivremo una verità esiliata, a cui, però, è affidato il destino dellâ'uomo.
Quale augurio possiamo dunque donarci in questo tragico 2003 se non quello che ci suggerisce San Paolo:     
                                                       "SIATE SVEGLI E VIGILANTI!"

(1) Michael Moore, Stupid White Men, Mondadori, Milano, 2003..

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