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Lunedì, 01 Dicembre 2008 00:00

La Parola si è fatta carne

Scritto da Lucia Iorio
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Natale è un Dio che è nato, ma sempre più mi rendo conto di come sia difficile riconoscerlo, sempre più il mondo in cui vivo nega questa realtà.
Siamo tornati indietro a mondi in cui la solidarietà  era ancora un'illusione; li abbiamo attraversati per arrivare a stabilire che i poveri sono sempre più poveri e i ricchi sempre più sfacciatamente ricchi.
L'uso di tutto è oramai divenuto consuetudine, sono cristiano dichiarato e nell'agire metto in atto tutt'altri criteri nel mio procedere e nel mio giudicare.
Il mondo della parola e dell'immagine apre una voragine  nella realtà  che non riusciamo più a colmare, allora tra il "dire" e il "fare" troviamo ovvio che non ci sia più alcun rapporto.
Il nostro parlare è sempre più ben organizzato, coerente e valido per la circostanza - a circostanza diversa corrisponde un bel discorso diverso. Basta essere convincenti e vincenti!
I modelli che ci vengono proposti ci chiudono in una frustrazione che nega ogni spinta al passo successivo.
Ci chiudiamo nell'impotenza ed edulcoriamo come possiamo la nostra esistenza, compriamo a rate, ci indebitiamo, inseguiamo sogni per il gusto di vederli svanire nell'aria, come bolle di sapone.
E la nostra vita rimane sempre più appesa lì: alle bolle di sapone, le ammiriamo, a volte le invidiamo - poterci dissolvere nell'aria, in fondo, la tentazione per  l'ennesima emozione.
"E la Parola si è fatta carne ed è venuta ad abitare in mezzo a noi", "e noi abbiamo visto" (cfr. Gv)
E se abbiamo visto i criteri e le norme di giudizio devono essere necessariamente altri.
E allora, ti prego o Gesù che nasci di aiutarmi sulla via della piccolezza, perché possa sempre dire del mio niente e del tutto che Tu sei.
Aiutami a non cercare ricompense, ma a testimoniare che nel mio operare ho già  tutta la ricompensa che mi spetta, anzi, il centuplo quaggiù e la vita eterna.
Fa' che io non cerchi di essere "brava", per non suscitare rivalità , invidie, gelosie, ma fa' che impari a confondermi con tutto ciò che mi circonda, con ciò che mi è messo tra le mani..
Aiutami a non cercare sicurezze, ma a sapere che mi accogli nella tua mano anche nell'estremo respiro.
Toglimi in ogni attimo dall'orizzonte del "dire" e del "fare" e rendimi capace esserci.
Caro Gesù, sei nato, e niente sarà  più come prima, che io non neghi con la mia vita la tua opera. "Grandi cose ha fatto in me, e per me, l'Onnipotente" dice Maria alla cugina Elisabetta; grandi cose ha fatto per ciascuno di noi, che non ci accada di seguirti per le "grandi opere" e di voler cogliere il frutto, scartando l'albero da cui è scaturito: la tua vita data sulla croce.
Caro uomo che nasci, perdonami, nel costruire il mio ordine ti ho lasciato cumuli di spazzature; per spostarmi ho consumato tutto il carburante, ti ho bucato l'ozono, ti ho sciolto i ghiacci.
Ti ho immesso nel mercato prima ancora che nella vita e ti ho lasciato i debiti che non sono riuscita a pagare.
Ti ho dato un "io" che non comprende il "tu", ti ho chiuso la strada verso il "noi".
E soprattutto perdonami se non sono riuscita a lasciarti la grande eredità  di mio padre: diceva sempre "nessun uomo è povero", "povero è solo il diavolo perché è senza Dio".
Ti ho tolto anche quello, Dio l'ho spostato di orizzonte, se nasci povero neanche più ti sarà  riconosciuta la "beatitudine", quella che il suo Figlio fatto uomo è venuta a portare-
Per questo Natale confondermi con gli ultimi della terra, sapermi "parte" di ciò che Tu hai scelto e null'altro aggiungere.

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