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Domenica, 01 Giugno 2008 00:00

Insicurezza

Scritto da p.Domenico Cremona
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E' ovvio che la forza è l'espressione massima della debolezza: quando sopraggiunge e si stanzia l'incapacità di comunicare, di dialogare, di pianificare ed essere costruttivi, ecco che la forza prende il sopravvento e si impone come soluzione delle situazioni e dei problemi...
Così come è ovvio che il pregiudizio ha una funzione più allucinogena dell'LSD. Il pregiudizio deforma la realtà, ti fa vedere mostri inesistenti, ti cala in un mondo immaginario, irreale...
Se poi la forza e il pregiudizio si sposano, nasce dalla loro unione lo stato di disordine e di caos mascherato da giustizia, libertà,  progresso. L'anello di fidanzamento per questo matrimonio e per ciò che genera, è l'insicurezza, la paura, lo shock. Un diamante che analizzato con attenzione si scopre falso.
Oggi l'economia globale si costruisce su questo falso diamante e, l'Italia, si sta organizzando per questo fidanzamento.
Siamo sicuri che in Italia ci sia realmente un problema di sicurezza? O forse si sta cercando di conseguire altri obiettivi? E poi, cosa si intende per sicurezza? Di quale sicurezza abbiamo davvero bisogno?
Abbiamo bisogno di sicurezza sul lavoro: le vittime di incidenti sul lavoro sono un'interminabile via crucis;
Abbiamo bisogno di sicurezza economica: gli stipendi sono sempre più bassi e le pensioni insufficienti.
Abbiamo bisogno di sicurezza quando arriviamo in un ospedale, quando andiamo allo stadio, quando viaggiamo.
Abbiamo bisogno di sicurezza dai furti delle banche e delle assicurazioni.
Abbiamo bisogno di sicurezza dell'aria che respiriamo, del cibo che mangiamo, delle fonti energetiche che utilizziamo, dei rifiuti che produciamo.
E poi ancora, quale sicurezza viene garantita di fronte ai casi di violenza domestica? Dobbiamo creare anche delle ronde domestiche?

E siccome il DDL sulla sicurezza non si preoccupa di questi aspetti reali e importanti della sicurezza, si deduce facilmente che gli interessi e gli scopi sono di altra natura.
Si convince l'opinione pubblica che c'è un nemico che mette in pericolo la nostra sicurezza (l'allucinogeno del pregiudizio) concentrando l'attenzione su di esso, poi, esercitando la forza con la maschera di garantire la sicurezza, si crea maggiore confusione, disorientamento, razzismo, violenza, morte. Poi ognuno ha diritto di dire la sua, perché questo è il modo più efficace di distrarre dal reale: essere tutti opinionisti, concentrati su falsi problemi e distratti da quelli veri, persi dalle nostre allucinazioni e dimentichi della realtà.
Nell'economia globale, esiste una dinamica semplice quanto perversa, ben collaudata chiamata SHOCK ECONOMY: Si inventa o si sfrutta una situazione di male e con la forza lo si combatte per ripristinare il bene. Il problema è che il bene che si ripristina non è il bene di chi ha subito il male ma è esclusivamente un vantaggio economico per chi ha provocato o sfruttato quella situazione di male. Sembra un gioco di parole, più difficile da teorizzare che da realizzare.

"Approfondendo la storia della diffusione su scala planetaria di questo modello di mercato, tuttavia, mi sono resa conto che l'idea di sfruttare crisi e disastri era stato fin dall'inizio il modus operandi del movimento promossa da Milton Friedman: il fondamentalismo capitalista ha sempre avuto bisogno dei disastri per imporsi. Certo, i disastri stessi erano sempre più grandi e scioccanti; ma ciò che stava accadendo in Iraq e a New Orleans non era un'invenzione nuova, post-11 settembre. Piuttosto questi esperimenti di sfruttamento delle crisi costituivano il culmine di tre decenni di stretta osservanza della dottrina dello shock.
Visti attraverso la lente di questa dottrina, gli ultimi trentacinque anni hanno un aspetto molto diverso.  Alcune delle più drammatiche violazioni dei diritti umani nella nostra epoca, usualmente considerate semplici atti di sadismo compiuti da regimi antide­mocratici, in realtà sono state commesse con l'intento deliberato di terrorizzare l'opinione pubblica allo scopo di preparare il terreno per l'introduzione di «riforme» radicali in senso liberista. In Argentina negli anni Settanta, la «sparizione» di trentamila persone - molte delle quali attivisti di sinistra - a opera della junta fu un passo essenziale per l'imposizione di politiche ispirate alla Scuola di Chicago, esattamente come il terrore era stato complice della stessa metamorfosi in Cile. In Cina nel 1989, lo shock del massacro di piazza Tienanmen, e gli arresti di decine di migliaia di persone che seguirono, permisero al partito comunista di trasformare gran parte (lei Paese in una tentacolare zona di libera esportazione, popolato (la lavoratori troppo spaventati per rivendicare i loro diritti. In Russia nel 1993, Boris Eltsin decise di inviare carri armati per appiccare il fuoco agli edifici del Parlamen­to e di chiudere in carcere i leader dell'opposizione: fu questo a spianare la strada per la privatizzazione a prezzi di saldo che fece nascere i famigerati oligarchi di quel Paese.
La guerra delle Falkland nel 1982 servì a uno scopo simile per Margaret Thatcher in Gran Bretagna: il disordine e il fervore nazionalista scaturiti dalla guerra le consentirono di usare una straordinaria durezza per sconfiggere i minatori in sciopero e accendere la prima frenesia di privatizzazioni in una democrazia occidentale. L'attacco Nato a Belgrado nel 1999 creò le condizioni per repentine privatizzazioni nell'ex Jugoslavia: un obiettivo che risaliva a prima della guerra. Il fattore economico ovviamente non fu l'unica causa di queste guerre ma, in ciascuno di questi casi, un grande shock collettivo fu sfruttato per preparare il terreno alla shockterapia economica."
(Naomi Klein, Shock Economy, Rizzoli, 2007, pp.16-17.)

Ho la netta sensazione che questa shock economy, su scala ridotta, si stia cercando di applicarla anche in Italia: si moltiplicheranno le agenzie di sicurezza, si costruiranno nuovi CPT (veri lager), si aumenterà la produzioni di armi per proteggerci dai cattivoni... Insomma come si usa dire: "si fa girare l'economia".

Intanto, sono passati cinque anni dall'inizio della guerra in Iraq (19 marzo 2003) e, oltre alle aziende di contractors che hanno fatto affari d'oro con la sicurezza e la protezione degli interessi non iracheni, è di pochi giorni fa l'elenco delle compagnie straniere ammesse a partecipare alle gare di appalto per lo sfruttamento di gas e petrolio dei ricchi giacimenti irakeni: Royal Duch Shell, BP, Exxon Mobil, Chevron, Total, Conoco Philips, la russa Lukoil, la spagnola Repsol, l'australiana BHP Billiton, l'italiana Gruppo Edison e la Korea Gas Korp.

La nostra sicurezza è garantita!

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