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Domenica, 01 Giugno 2008 00:00

Ecumenismo: apprendere dall'altro, condividere la speranza

Scritto da Lucia Iorio
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Arrivederci a Catania! Ci siamo salutati così al Consiglio dei Gruppi locali del SAE, dopo aver deciso sede e argomento del Convegno di Primavera, un saluto che aveva un po' della sfida un po' della promessa.
Qualcuno aveva fatto notare che la distanza tra il sud è il nord  è la stessa che passa dal nord al sud ma rimaneva una ipotesi ancora da verificare!
E così con l'efficienza organizzativa di Giuseppe, responsabile di Catania e il suo gruppo, nato da poco, abbiamo avuto consigli su biglietti e trasporti, siamo stati accolti e  accompagnati in una terra che conserva intatto il fascino del mito.
 Tra i colori e i profumi intensi, dal mercato del pesce ai fiori di primavera, scrutando il mare azzurro da Taormina mi sono sentita un po' Penelope che tesse la sua tela di giorno e la disfa di notte per non mettere fine ad un'attesa!
Tra i tanti appuntamenti previsti dal convegno, dall'inaugurazione ai Benedettini, splendida abbazia ora sede universitaria, la partecipazione alla Giornata del Protestantesimo Siciliano che quest'anno si è tenuta a Riesi, di cui riporto qualche informazione, fino alla Benedizione ortodossa in coincidenza del loro mattino di Pasqua, tutto ha avuto il sapore di un compimento, compimento di quel Dio che benedice in abbondanza tutti quelli che si affidano a lui.
Un contributo notevole è stato quello di Giuseppe Ruggeri, docente di Teologia fondamentale e Cristologia allo Studio Teologico "S.Paolo" di Catania nel suo intervento: "Apprendere dall'altro: dialogo, speranza, verità".
Mi ha dato modo di sciogliere molti nodi rimasti in sospeso nel mio pensare, rimettendo nel giusto ordine nozioni e vissuti che mi porto dentro ma che stentavano a trovare una loro collocazione: una parolina quasi magica hypomoné è passata dalle orecchie al cuore delle mie decisioni riportandomi alla verità di un Dio che ha amato ciascuno di noi mentre era ancora peccatore.
 Riporto qualche passo del suo libro che dice bene di questo senso:
 "Il  termine infatti è una combinazione del verbo greco "restare" (menein) con l'avverbio di luogo "sotto" (hypo): la hypomoné è l'atteggiamento di chi "resta sotto". Esso, prima ancora del senso di lotta contro le avversità, e in questo senso di pazienza e di perseveranza, contiene quindi quello del sostenere, del farsi carico, sia volentieri che controvoglia...
E Dio "sente in grande", ci dice ancora l'autore della seconda lettera di Pietro, perché non annulla il mondo distante da lui, ma lo sostiene nella sua lontananza e diversità. Egli lo sostiene giacché vuole che tutto arrivi alla conversione, alla riconciliazione finale...
Per intendere il senso concreto della hypomoné occorre collegarla alla speranza, giacché essa è la modalità concreta della speranza, così come è proprio della fede generare le opere e appartiene all'amore.

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