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Giovedì, 01 Maggio 2008 06:00

La crisi dei cereali

Scritto da p.Ennio Staid
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Mentre mi accingo a scrivere le mie riflessioni sulla grave crisi dei cereali nel mondo, i mezzi di comunicazione di massa mi "bombardano" con il tripudio della maggioranza della nostra gente che ha vinto le elezioni. Finalmente avremo un governo che riporterà l'equilibrio fiscale, economico, morale. Unica nota stonata, posta in qualche trafiletto dei nostri giornali, è la crisi agro-alimentare e di conseguenza il problema della fame nel mondo. Sono oltre ottocento milioni le persone che, da un emisfero all'altro, soffrono la fame, ma la malnutrizione supera i due miliardi. Attenzione, non dico che non si debba parlare e gioire per il trionfo delle nostre idee politiche: penso che si possa gioire anche per la vittoria della nostra squadra di calcio, ma vorrei che si sottolineasse con più evidenza il dramma che sta esplodendo nel mondo. Dramma che non si può prendere sotto gamba e che, prima di quanto ciascuno pensi, si riverserà come uno tsunami gigantesco sulla nostra vita di ogni giorno. Quando questa onda gigantesca ci invaderà non vi saranno cannoni sufficienti a fermarla. Credo, quindi, che nel tripudio generale sia assolutamente necessario riflettere su questo gravissimo problema. E' di questi giorni il problema dell'aumento del prezzo del riso sempre più caro. La crisi del riso, che sta investendo il mondo intero e l'Asia in particolare, rischia di trasformarsi in una vera e propria catastrofe, lasciando interi paesi a corto di cibo e destabilizzando fragili democrazie.  Il prezzo del cereale, che rappresenta l'alimento base per tre miliardi di persone, stando ai dati della Fao, nell'ultimo anno è aumentato del 70%, raggiungendo la vertiginosa cifra di 760 dollari la tonnellata il 27 marzo scorso, con una crescita del 30% rispetto al giorno precedente. "Il mercato del riso si trova ad affrontare una situazione particolarmente difficile, con una domanda che supera l'offerta e un sostanziale incremento dei prezzi". I principali paesi produttori "“ Cina, India e Vietnam, come già Egitto e Cambogia "“ hanno adottato restrizioni sulle esportazioni per salvaguardare le scorte e proteggere i mercati interni dall'inflazione. Misure per prevenire le gravi conseguenze di una crisi dilagante, che rischiano però di avere pesanti ripercussioni sui paesi che vivono delle importazioni del cereale. La decisione del governo indiano, il secondo produttore mondiale dopo la Cina, di limitare le esportazioni, ha colpito soprattutto Birmania, Bangladesh, Afghanistan, Pakistan e Indonesia.
Il forte aumento del prezzo e la minore disponibilità del riso rischiano di far scoppiare nuove proteste in diversi Paesi africani, dove - riferisce l'Agenzia Fides - la tensione è già alta per l'aumento del prezzo del grano e dei carburanti.
Se a tutto ciò aggiungo che un quinto della popolazione mondiale vive con meno di un euro al giorno, diventa chiaro che il livello di vita dei poveri scende al di sotto delle condizioni minime accettabili e di conseguenza si privano le persone del diritto di vivere.
Malgrado ciò, altri studi ci dicono che sul pianeta c'è cibo sufficiente per l'intera popolazione mondiale, nonostante ciò la fame affligge ed uccide. Nel corno d'Africa, cuore della disperazione, l'80% della popolazione soffre di gravi malattie legate alla malnutrizione. I bambini sono soggetti alla caduta di capelli, fino alla calvizie, alla perdita delle unghie e talvolta anche del primo strato di pelle. Il mondo è pieno di affamati perché le risorse sono mal distribuite.
L'articolo 11 del patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali parla chiaramente di tutto ciò: "Gli stati parti del presente patto, riconoscendo il diritto fondamentale di ogni individuo alla libertà dalla fame, adotteranno, individualmente e attraverso la cooperazione internazionale, tutte le misure, e fra queste anche programmi concreti, che siano necessarie... per assicurare un'equa distribuzione delle risorse alimentari mondiali in relazione ai bisogni...".
Il problema maggiore, però, è costituito dal fatto che poco meno della metà dei cereali prodotti sulla terra vengono utilizzati in Occidente per alimentare quel bestiame che viene poi consumato, da noi, sotto forma di carne, uova, latte. Ora, per produrre una sola caloria di origine animale ci vogliono ben 7 calorie di cereali. La conseguenza di questo è ovvia: nei paesi avanzati una persona consuma in media molti più cereali di quanti ne consumi una persona del Terzo mondo.  Se l'enorme quantità di cereali destinati all'alimentazione del bestiame venisse impiegata direttamente nell'alimentazione umana, potrebbero venir nutrite ben due miliardi e cinquecentomila persone. Con la sola quantità di cereali che il mondo occidentale destina al bestiame, si potrebbe nutrire un miliardo di persone.
Si tratta di una crisi che si autoalimenta, perché appena un Paese decide di bloccare le esportazioni di riso e cereali, la speculazione ne approfitta per far aumentare il costo oltre il dovuto.  Le popolazioni più svantaggiate dei Paesi africani sono le prime a farne le spese. Proteste per il "caro vita" si sono verificate in Marocco, Mauritania, Guinea, Senegal e Costa d'Avorio. In Centrafrica, uno dei Paesi più poveri del mondo, i generi di prima necessità sono aumentati del 50%, in alcuni casi del 100%. Una situazione esplosiva che è bene tenere  e porre, al più presto, in grande evidenza.
Per i cristiani il peccato non ha un significato soltanto interiore e soprannaturale: esso abbraccia la vita, mirando in OGNI CAMPO alla liberazione dell'uomo dal male. Quando Gesù Cristo dice: "Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio", non vuole dire separazione o disinteresse del mondo dello spirito dal mondo materiale, ma la liberazione dello spirituale da ogni oppressione. Così il cristiano, in virtù della sua obbedienza a Dio, è portato a riconoscere le diverse necessità della vita e ad operare perché non vi siano più disuguaglianze tra gli uomini. Chi mangia, accumula e mette al centro della sua vita solo il proprio bene non potrà mai sentirsi solidale con alcuna civiltà. Gli incantamenti che la politica ci dà sono suggestivi, ma non durano e credo che prima o poi anche coloro che li propongono si accorgeranno che certe conquiste saranno pagate troppo a caro prezzo per l'umanità intera.

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