Informativa

Su questo sito utilizziamo solo cookies tecnici. Navigandolo accetti. Clicca su Leggi Policy per ulteriori informazioni.

Ultimo Giornalino  

   

Accedi  

   
Giovedì, 01 Maggio 2008 04:00

La scomparsa delle rondini

Scritto da p.Ennio Staid
Vota questo articolo
(0 Voti)
"Nei primi anni sessanta, a causa dell'inquinamento dell'aria, e, soprattutto, in campagna, a causa dell'inquinamento dell'acqua (gli azzurri fiumi e le rogge trasparenti) sono cominciate a scomparire le lucciole. Il fenomeno è stato fulmineo e folgorante. Dopo pochi anni le lucciole non c'erano più. Sono ora un ricordo, abbastanza straziante, del passato: e un uomo anziano che abbia un tale ricordo, non può riconoscere nei nuovi giovani se stesso giovane, e dunque non può più avere i bei rimpianti di una volta. Quel "qualcosa" che è accaduto una decina di anni fa lo chiamerò dunque "scomparsa delle lucciole". (Pierpaolo Pasolini)
Anche quest'anno ho atteso invano l'arrivo delle rondini. Esse purtroppo non garriscono più intorno alla cascina dove vivo e la nostalgia di un tempo che non c'è più, vista la mia non più giovane età, ricorda che tutto passa e tutto finisce. Per buona parte della vita non ho fatto altro che predicare la Speranza. Ho gridato con l'Apostolo Paolo che la Speranza non delude, che è certa e riempie i vuoti del cuore. Mi accorgo, con mia vergogna, che è facile predicare e difficile vivere ciò che si predica. Malgrado ciò, continuo a credere che le rondini torneranno e che qualcosa di nuovo ci verrà donato. "Ecco Io vengo e faccio nuove tutte le cose". Certo non sono sparite soltanto le rondini, anche molte delle nostre speranze umane sembra stiano sgretolandosi. Le crisi religiose, economiche e politiche, rendono difficile il discorso della Speranza, ma noi sappiamo che essa è una virtù teologale, non la si conquista con le nostre opere ma è un dono di Dio e ogni suo dono converge sempre verso una attesa messianica del domani.
La mancanza delle rondini costringe ad una riflessione che non esclude la Speranza. Essa rimane una virtù che non mortifica l'intelligenza e non esime chi la possiede dal riflettere e dall'agire umano. E' un dono, ma, come ogni dono, è necessario che chi lo riceve lo accetti e lo usi. Se le rondini non tornano o i ghiacci del polo sud si sciolgono, non posso, come cristiano, attaccarmi alla speranza che prima o poi tutto si sistemerà; sono chiamato ad interrogarmi su quel fenomeno ed ad operare con tutte le mie forze, secondo il dono ricevuto, perché le cose cambino. La Speranza non mi tramuta in un Pilato che si lava le mani davanti alle difficoltà, anzi, come ogni dono di Dio, dà la forza per realizzare, qui sulla terra, il suo Regno. Ma, come dicevo, è più facile parlare che vivere e così, come avviene spesso, ci lasciamo trasportare dalla nostalgia di quando le rondini garrivano. Troppo spesso ci lamentiamo di come vanno le cose nel mondo e ci fa comodo piangere sul latte versato, sulle rondini che non sono venute, sulla immondizia che invade le nostre terre, sull'acqua inquinata, sui disastri che una economia famelica produce, sui politici che invece di pensare al bene comune tendono ad impinguare le loro casse, ecc. Forse, umanamente parlando, va bene anche il lamento, ma il lamento o la critica normalmente non sono sufficienti a cambiare le cose e spesso nascondono la pigrizia e la voglia di non far nulla. Si piange per il gusto di piangere, si critica e si giudica senza proporre rimedi. Le rondini non sono tornate, gli uomini non vengono più in chiesa, l'immondizia invade le nostre strade e la colpa è sempre di un altro; di chi usa troppi diserbanti, del Papa, del Vescovo, di quel tale confratello. Credo che il giudizio e la critica siano il cancro più maligno che possa albergare nel cuore umano. Non a caso Dio ricorda che il giudizio appartiene a Lui solo.
Non sarebbe più proficuo far germogliare nel nostro cuore la speranza, attesa gioiosa con le lampade accese all'arrivo dello Sposo che ci chiederà conto dei doni ricevuti? Penso, certo con gioia, ma anche con una certa trepidazione a quell'incontro, perché se è vero che saremo giudicati su ogni parola inutile detta, quale sarà il giudizio sul nostro ozio, sul tempo perduto?
Questo è il tempo che ci è donato per riempire con il nostro lavoro le lampade della fede, tempo per trafficare i talenti ricevuti. Tempo necessario più per interrogare noi stessi che emettere giudizi sui fratelli. Ho davvero fatto tutto quello per cui sono stato creato? Posso essere anch'io responsabile di qualcosa? Se per le rondini che non tornano posso fare poco, perché non domandarmi: come mai la chiesa è sempre più vuota? Dove ho mancato? Ho dato quotidianamente l'esempio di come vivere, di come pregare, di come lavorare? Sono felice della scelta fatta? Credo che non sia sufficiente lamentarsi delle cose che secondo noi non vanno ma è doveroso riflettere: Io con la mia vita entusiasmo altri a seguire Gesù Cristo? La comunità in cui vivo è davvero un luogo dove respiro e vivo con entusiasmo, con fatica certo, ma con gioia il mio impegno con Cristo? Se così non è, cosa faccio per rendere la mia comunità capace di accogliere, interessare e stimolare altri a condividere il nostro cammino? Gesù ha detto che il mondo ci avrebbe riconosciuto, non dai libri che riusciamo a scrivere, né dalle lingue che sappiamo  parlare e neppure dalle opere di carità che siamo capaci ad organizzare, ma: "Vi riconosceranno da come vi amate": Io amo i fratelli con cui vivo? Amo la mia famiglia religiosa? Oppure giudico e pretendo sempre da tutti qualcosa senza donare a mia volta nulla?
E' necessario leggere ed interpretare costantemente ogni nostra azione, fare quotidianamente l'esame di coscienza e poi elaborare una strategia di lavoro, impegnandoci indipendentemente da chi non fa nulla. Sempre coscienti che più che di cose nuove il mondo ha bisogno di uomini e di donne nuovi. "Quel che è nato dalla carne è carne: e quello che è nato dallo Spirito è Spirito"; perciò la novità, il cambiamento non può venire che dall'uomo nuovo creato dalla giustizia e nella santità".

Letto 3078 volte

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

   
© Copyright 2018 Fraternita’ Domenicana di Agognate - Via Valsesia Agognate 1, 28100 Novara - 0321.623337 - 0321.1856300 - info@agognate.it - Webmaster: P. Raffaele Previato op