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Sabato, 01 Marzo 2008 00:00

Lettera all'Ordine

Scritto da Irene Larcan
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Il 1 gennaio il Maestro dell'Ordine, fra Carlos Azpiroz Costa ha scritto una lettera all'Ordine, riflettendo sull'importanza della preghiera del Rosario. Ne riportiamo una sintesi.
Fra Carlos, ricorda innanzi tutto l'anno giubilare appena trascorso per l'ottavo centenario della fondazione del monastero di Prouilhe, un anno che ha permesso di comprendere meglio che «le monache sono nel cuore dell'Ordine e che il fondamento della nostra predicazione non è altro che la profonda contemplazione della nostra fede; ci invita, poi, in attesa del giubileo del 2016, quando ricorreranno gli ottocento anni della conferma papale dell'Ordine dei Predicatori, «a un lungo processo di rinnovamento attraverso la riflessione, le decisioni e le azioni legate al nostro modo di vivere in quanto predicatori del Vangelo», così come chiesto dal Capitolo generale di Bogotà.
«Per concentrare la riflessione comune su di uno stesso centro di interesse durante l'anno che inizia, - prosegue fra Carlos - propongo di cominciare a rinnovare il nostro modo di vita di predicatori riscoprendo il rosario come mezzo di contemplazione e strumento di predicazione profetica. In molti modi il rosario, in quanto contributo propriamente domenicano alla vita della Chiesa, ci è sfuggito di mano. Per contro, il rosario resta un'esperienza quanto mai vivente nell'Ordine. Con questa lettera vorrei proporre una semplice meditazione sul rosario dal punto di vista della memoria, della riflessione teologica e della religiosità popolare».

1. La memoria
Il Maestro dell'Ordine, ricorda il suo primo incontro con il rosario, negli anni giovanili, e l'importanza che oggi ha questa preghiera nella sua vita: «Da giovane portavo in tasca una "decina". La ripetizione del Padre nostro, dell'Ave Maria, del Gloria al Padre ha profondamente ancorato questa preghiera nella mia vita. Oggi amo specialmente pregare con il rosario mentre cammino. Questa preghiera mi accompagna da un paese dall'altro, mentre viaggio o mentre sono in città. E' la "contemplazione della strada" di cui parlava fra Vincent de Couesnongle».
E ci chiede:
«E voi quali ricordi associate al rosario? Quale è il senso di questa memoria per voi? per me? che cosa possono dirci il nostro studio e la nostra riflessione teologica?»

2. La riflessione teologica
Questi ricordi ci parlano della prossimità di Dio, del mistero dell'Incarnazione: «Così il rosario è profondamente legato all'Incarnazione, è biblico, cristocentrico e contemporaneo.
Il rosario - ci mancherebbe! - è mariano. Ma facciamo un po' di chiarezza su che cosa significa questa asserzione. In Maria il divino si unisce all'umano, la creatura si unisce al Creatore. In Maria noi riconosciamo la nostra identità e insieme il nostro destino». In lei, figlia del Padre, madre del Figlio e sposa dello Spirito Santo, vediamo «una credente che continua a sperare a fronte di una situazione di disperazione. Si può pensare a lei come a una patrona delle donne incinte che partoriscono nella povertà, a una patrona di coloro che emigrano verso terre straniere per sopravvivere, a una madre che porta il dolore per il figlio arrestato, torturato, ucciso. Infine in tutto questo possiamo scorgere il trionfo della fede, della speranza, della carità».
Fra Carlos ricorda che Giovanni Paolo II ci invitava a contemplare il volto di Cristo con gli occhi di Maria. Nel chiedersi che cosa questo significa per noi, ripercorre i suoi viaggi missionari, a contatto con le ferite dell'umanità, in Pakistan, in Congo, in Cameroun, in Colombia...
«Queste immagini accompagnano i misteri e il rosario diventa la mia personale intercessione insieme all'intercessione di Maria, mentre depongo tutti i feriti ai piedi del Signore Gesù.
Il nostro mondo sembra perpetuamente diviso dalla guerra. [...] Il rosario non potrebbe forse condurci alla pace?[...] Sì, il rosario - le parole bibliche e la nostra meditazione - è una preghiera profetica tanto quanto è contemplativa, una preghiera che insieme annuncia e denuncia, consola e trasforma».
3. La pratica religiosa popolare
Nella lettera osserva che «dopo il Vaticano II è invalsa la tendenza a minimizzare l'importanza della "religiosità popolare"». Se, giustamente, si è insistito sullo studio della Bibbia e sulla accresciuta partecipazione alla liturgia, non bisogna, - scrive - tuttavia negare il valore alle manifestazioni popolari del sentimento religioso né dimenticare che «quasi ogni popolo di questo mondo ha un santuario nazionale dedicato alla Vergine, che raduna in un abbraccio materno i fedeli da ogni dove. [...] Le preghiere che compongono il rosario sono un riassunto della nostra fede. Impararle è come imparare a parlare, è l'inizio della nostra vita di preghiera e ne è anche il compimento: "sia fatta la tua volontà", "adesso e nell'ora della nostra morte". Ci viene offerto un rosario in gioventù, riceviamo un rosario vestendo l'abito domenicano, un rosario ci accompagnerà quando saremo deposti nella terra».

4. Conclusione
Il Maestro comunica che al capitolo generale di Bogotà ha nominato fra Louis-Marie Ariño-Durand, della provincia di Tolosa, Promotore generale del rosario; questi ha iniziato a configurare un vasto sito di Internet, per la cui costruzione chiede l'aiuto di tutti. Conclude la sua lettera con l'invito a vivere intensamente quest'anno nella «riscoperta del rosario nella nostra vita personale, comunitaria e nel rinnovamento della nostra predicazione tanto profetica quanto contemplativa».
«Cari fratelli e sorelle, percorriamo insieme questo cammino di rinnovamento! Mettiamoci in cammino con la stessa fiducia che Domenico aveva in Maria, Madre di Dio.
Vostro fratello in san Domenico,
Fra Carlos Azpiroz Costa O.P.
Maestro dell'Ordine»

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