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Sabato, 01 Dicembre 2007 00:00

un incontro

Scritto da Irene Larcan
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"Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua".
Un incontro quello di Zaccheo con Gesù che cambia completamente il corso della sua vita. Se non si fosse incuriosito, se i suoi concittadini non gli avessero impedito la vista di Gesù, se non fosse stato pronto a cogliere l'invito e ad aprire la sua "casa" a Gesù, Zaccheo avrebbe mancato l'occasione di un cambiamento radicale e sarebbe rimasto prigioniero nella sua condizione di "pubblicano", peccatore pubblico perché esattore, non troppo onesto, delle tasse per gli odiati invasori Romani, inviso da tutti e condannato alla ricchezza disonesta ed alla solitudine.
Per molti di noi, per me sicuramente, un incontro con qualcuno o qualcosa è stato, ed è, foriero di cambiamenti, di decisioni, di rinnovamento di vita, di rinascita.
Il mio cammino di cristiana ha fatto passi avanti a seguito di un incontro, il cammino di domenicana ha avuto origine da un incontro con chi, domenicano molto prima di me, mi ha fatto conoscere i domenicani e mi ha trasmesso il desiderio di seguire Gesù sulle orme di Domenico. So di non essere la sola che percorre questa via e mi sostiene pensare che altri condividono questa esperienza d'incontro, d'invito, di misericordia che a piene mani si riversa su di noi, anche quando ci sembra di esserne lontani.
Certo il primo passo è aprire la nostra "casa" perché l'incontro avvenga, non restare a guardare appollaiati sopra un albero (anche se è un sicomoro!), ma scendere, e subito, con l'urgenza di chi sa di potere soddisfare il bisogno di relazione, la gioia del rapporto, della condivisione con l'Altro e con gli altri.
Il domenicano laico non ha la vocazione dell'eremita; né l'apostolato deve farne un lavoratore isolato. Egli ha una sua vita che condivide con gli altri, la vita comunitaria, in quanto "in forza della propria vocazione è chiamato non solo ad una vita spirituale ed apostolica personale, ma anche"¦ad una vita di comunione e di impegni con la propria fraternita e con la Chiesa locale". (DN art.16). Quando una tale aspirazione comunitaria e fraterna è più profondamente avvertita, quella unità di vita, che per necessità è soprattutto spirituale, dovendo ognuno vivere nella propria famiglia, tende a tradursi anche in forme esterne: si sente il bisogno di trovarsi insieme. E' un bisogno vitale.
Quella di trovarsi più frequentemente, non solo per le riunioni di fraternita ma anche in incontri che coinvolgono più fraternite della stessa regione, comincia a diventare una gradita consuetudine per noi laici domenicani: alla fine di giugno, a Bergamo, una bella giornata di condivisione ha coinvolto le comunità di Azzano San Paolo, Bergamo, Fontanellato, Melegnano, Milano, Novara; a fine luglio è la volta del Piemonte con Alessandria, Carmagnola, Chieri, Poirino, Novara, Torino, Trino, Vercelli. L'occasione è la celebrazione degli 800 anni della fondazione del monastero di Prouille: i laici hanno voluto fare festa insieme alle monache di Matris Domini di Bergamo e quelle di Alba, pregare insieme, dialogare, conoscere qualcosa gli uni delle altre per essere, come invitava il Congresso Internazionale delle FLD a Buenos Aires, svoltosi lo scorso marzo, "Compagni nella predicazione". La partecipazione e l'entusiasmo vissuti in questi due incontri dice molto del bisogno che abbiamo nel cuore di diventare, non solo sulla carta ma anche nella vita, Famiglia Domenicana. Il clima caloroso di accoglienza da parte delle monache, la loro testimonianza della vocazione particolare ricevuta e spesso poco compresa dall'esterno, la facilità di dialogo nel parlare delle attività delle fraternite, delle difficoltà e delle gioie della nostra vita domenicana, ha lasciato in tutti il desiderio di ripetere presto l'esperienza. Anche l'essere disposti alla fatica degli spostamenti è  segno che l'incontro, l'apertura verso gli altri, è la strada giusta per il nostro cammino.
Sul tema della missionarietà e dell'amicizia si è svolto invece l'incontro delle fraternite liguri: Genova, La Spezia, Varazze con qualche rappresentante di Novara. Il mondo della Cina, con i suoi problemi di vita cristiana e politica, direttamente conosciuto da Maurizio Duce Castellazzo per motivi di scambi culturali scolastici, ha offerto l'opportunità di leggere la Lettera che Benedetto XVI ha indirizzato ai Cattolici nella Repubblica Popolare Cinese e di parlare di che cosa è per noi laici domenicani la missione e di come dobbiamo vivere l'amicizia.
Qualcuno, non ricordo più chi, ha scritto che "Nessun uomo è un'isola": ciascuno di noi è parte di un arcipelago, che, a sua volta, è legato ad un continente, e questo insieme con altri continenti costituisce il grande mondo nel quale l'uomo, e la donna, sono stati chiamati a "manifestare compassione concreta per ogni forma di umana inquietudine, facendosi promotori di libertà, di giustizia e di pace". (CF 6)
E' vocazione del cristiano predicare il Vangelo, è vocazione del domenicano lasciarsi incontrare da Cristo e dai fratelli per predicare a tutti l'Incontro portatore di salvezza.  

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