Informativa

Su questo sito utilizziamo solo cookies tecnici. Navigandolo accetti. Clicca su Leggi Policy per ulteriori informazioni.

Ultimo Giornalino  

   

Accedi  

   
Sabato, 01 Dicembre 2007 00:00

Alzatevi e levate il capo

Scritto da Lucia Iorio
Vota questo articolo
(0 Voti)
"Il mio popolo è duro a convertirsi: chiamato a guardare in alto nessuno sa sollevare lo sguardo"  (Osea 11,7) lamenta il profeta già al tempo di Geroboamo e i suoi successori, quando dal benessere per tutti si va verso l'impoverimento, la fede entra in crisi, c'è idolatria, dissolutezza di costumi, ingiustizie sociali... siamo a 700 anni prima della venuta di Gesù Cristo!
Guardando al nostro mondo e alla nostra Chiesa che nel mondo si inserisce e ne assume le caratteristiche e le problematiche, come è giusto che sia, questo invito mi pare attuale e necessario.
Sempre il Dio d'Israele e il Dio di Gesù Cristo nella miseria e nella tribolazione hanno invitato a guardare lontano, un lontano che non è un altro luogo della storia ma un luogo altro, una condizione differente, che viene a noi e ci rende nuova la storia.
"Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce... alza gli occhi intorno e guarda..." ( cfr. Is 60, 1ss) E' il bellissimo oracolo di Isaia dove dice che l'Alleanza del Signore è perenne.
E Gesù prima della sua Passione: "Quando cominceranno ad accadere queste cose, alzatevi e levate il capo, perché la vostra liberazione è vicina" (Lc 21,28)
Se, nella Scrittura, c'è qualcosa da cui viene detto di distogliere lo sguardo è proprio dal male: "chiude gli occhi per non vedere il male"  (Is 33,15)
 Nel "vedere" è contenuta la condizione che mi fa muovere in una direzione o in un'altra.
Che cosa vediamo?  
Anch'io a volte rido come la serva Tracia di Talete che vede il suo padrone intento a guardare le stelle, non si accorge del pozzo che ha davanti ai piedi e ci casca dentro.
Ma sempre più condivido il pensiero che la soluzione non è tanto nello smettere di guardare le stelle, quanto di... guardare anche più lontano, perché è solo guardando molto lontano che si riesce a vedere vicino. Questo è della filosofia. (1)
C'è una distanza nel nostro quotidiano da colmare, e questo è reso possibile solo se smettiamo di guardare con gli occhi della "serva"; solo ampliando i nostri orizzonti possiamo scorgere l'immenso che c'è in ognuno di noi, e che è contenuto nella realtà che ci è di fronte.
Immenso che contiene bene e male.
L'annuncio di noi cristiani è ai confini di questo mondo che deve arrivare; c'è un cogliere e un accogliere che è Misericordia.
Capiamo bene infatti che non ci basta essere amati solo nel nostro lato migliore,  sentiamo la necessità di essere accolti nei nostri aspetti più difficili e problematici; abbiamo bisogno che qualcuno porti per noi proprio quella parte che da soli non riusciamo ad accogliere.
In questo abbiamo uno spazio smisurato per esercitare il nostro "sacerdozio comune dei fedeli", quello che ci viene conferito con il Battesimo assieme alla profezia e alla regalità.
Il nostro essere in Cristo ci apre alla infinita possibilità di Dio.
Intorno a me, nella mia Chiesa Cattolica e nelle Chiese che l'interesse ecumenico mi ha portato ad incontrare scorgo perplessità e dispiacere per gli indirizzi che sta prendendo il nostro modo di vivere la fede, perché si vede più l'istituzione che la comunione.
Si constatano sistemi escludenti, piuttosto che vedere germogliare modalità inclusive, in cui c'è lo spazio di ognuno.
Occorre allora alzare lo sguardo, vedere più in là, non lasciarci rinchiudere in meccanismi sterili: "non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l'anima"  (cfr. Mt 10,28).
Se abbiamo imparato a confidare in una unità che è precedente alle differenze e alle difficoltà, che è nelle mani della vita, siamo anche nella condizione di  portare il peso di un mondo che di uomini e donne è fatto con le loro grandezze e le loro miserie.
Se ci è stato dato di sapere che la comunione si può cogliere a volte come complementare, a volte come conflittuale, dobbiamo aggiungere braccia e corda, come i pescatori,  per tenere il legame che si è riconosciuto importante.
Certo ci vogliono occhi abituati, per scorgere l'unità nel conflitto, questo è chiesto alla nostra profezia.
E la nostra regalità deve somigliare a quella del nostro Signore che ha dominato dalla Croce per non oscurare le stelle e riportare la realtà solo al pozzo dove si rischia di cadere dentro.
Ci aiuti il Figlio, nato tra il Padre e lo Spirito Santo, e che dal cielo è disceso, a scorgere il noi che ci tiene insieme e ci fa Chiesa. E sia questa la realtà che, in cammino con la storia, la rende feconda e la rinnova.
Buon Natale

(1) Orizzonti del Pensare, Pier Mario Ferrari, Centro Minerva Edizioni.

Letto 802 volte

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

   
© Copyright 2018 Fraternita’ Domenicana di Agognate - Via Valsesia Agognate 1, 28100 Novara - 0321.623337 - 0321.1856300 - info@agognate.it - Webmaster: P. Raffaele Previato op