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Sabato, 01 Dicembre 2007 02:00

Un Natale ancora senza Natale

Scritto da p.Ennio Staid
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Ricordo di aver letto, tanti anni fa, una fiaba di Alberto Moravia pubblicata il 7 gennaio 1979 intitolata: "Povero Pin Guinone che crede al ghiaccio". Pin Guinone era un professore di geografia e viveva su un'isola di ghiaccio e con blocchi di ghiaccio vi aveva costruito una casa e una scuola. "Gli allievi erano ragazzi benestanti, figli di pinguini, di foche, di orsi bianchi, di trichechi. La scuola era rinomata e Pin Guinone godeva fama di insegnante bravo e colto. Tanto colto che stava scrivendo un libro scientifico sul ghiaccio, nel quale dimostrava che il ghiaccio era un materiale da costruzione come la pietra e il legno, altrettanto resistente all'usura del tempo e praticamente eterno. Un giorno la lastra di ghiaccio su cui il professore viveva con i suoi numerosi figli si staccò dal polo, dove si era formata tanti millenni prima, e iniziò a navigare in un mare con ben altre temperature. Dopo il distacco, Pin Guinone sentì una voce beffarda che cantava: "Pin Guinone, Pin Guinone, che farai con la lezione se il tuo ghiaccio è un'illusione? Pin Guinone fa attenzione alla rivoluzione"". La fiaba prosegue sottolineando che: "Pin Guinone era un uomo tranquillo, ma irascibile. La voce gli sembrò che lo prendesse in giro. Gridò arrabbiato: "Chi sei?". La voce rispose: "Io". "Chi io?". "Io, Cala Maro". Era, infatti, Cala Maro, individuo assai strano: diceva la verità in faccia a chiunque, ma era poco coraggioso. Così appena l'aveva detta, spargeva intorno a sè un enorme quantità di inchiostro e scompariva. Pin Guinone irritato, insistette: "Cos'è questa storia che il ghiaccio è un'illusione?" E Cala Maro perfido: "Ciao Pin Guinone. E ricordati: Uomo avvisato, mezzo salvato». La fiaba continua con un Pin Guinone sempre più convinto che Cala Maro fosse un bugiardo. Era tanto convinto della stabilità del ghiaccio, che insieme alla sua numerosa famiglia, cantava: "Macché illusione! Macché rivoluzione! Finché c'è ghiaccio ballo, bevo e mi faccio un quintale di pesce a pranzo e uno a colazione».
Scusatemi se mi sono dilungato a parlare della fiaba di Moravia, ma essa mi sembra possa darci qualche spunto per riflettere insieme sulle prossime festività del Natale.
Io spesso, soprattutto in questi ultimi anni, mi sento un Cala Maro che parla parla, scrive scrive, ma non trovo, troppo spesso, accoglienza al mio dire. Sono pessimista o illuso se continuo a predicare che: "già l'ascia è posta alle radici dell'albero"? E che il giorno del Signore è arrivato? Oppure che il Signore passa, bussa ed attende che gli si apra? Sono pessimista se dico che il ghiaccio si sta sciogliendo? Forse sono un Cala Maro che fa l'uccello del malaugurio, che ha messo la speranza in cantina e non vuole vedere le cose belle che lo circondano. Di fatto le luci in preparazione del Natale sono già accese in tutte le nostre città, in barba al prezzo del petrolio che cresce; i supermercati traboccano di ogni ben di Dio e gli alberi di Natale ricordano che ormai le festività sono vicine. Debbo solo stare attento a non dire Buon Natale ma Buone feste perché, ma è cosa da poco, i più non capirebbero i miei auguri. Natale di chi? Natale di un uomo nato e morto sulla croce duemila anni fa. Un uomo, Gesù di Nazareth, che la stragrande maggioranza dell'umanità non conosce o conosce solo parzialmente. Uomo sul cui insegnamento si sono divise e fatte guerra intere generazioni. Uomo che parla di onestà, di amore al nemico, di beatitudine per i poveri e di quelli che piangono. Uomo che osa dire: "Guai a voi o ricchi, guai a voi che ora ridete, perché piangerete. Guai a chi alza la mano su Caino, perché avrà una sorte peggiore di questi". Uomo che invita al perdono, alla pace, all'onestà, al dovere.
Sono dunque un pessimista convinto se sottolineo che non si conosce Gesù e di conseguenza nessuno o pochissimi vogliono ascoltarlo e mettere in pratica i suoi insegnamenti?
Sono ancora un pessimista se sostengo che fra qualche giorno la stragrande maggioranza della gente non dirà più Buon Natale ma Buone feste, sia perché il suo nome non dice nulla sia perché si ha paura di offendere la sensibilità di tanti stranieri, di tanti atei? Buone feste per i tanti "buoni" che non vogliono fare di queste "festività" una guerra di religione.
L'altro giorno una ragazza mi diceva: "Perché le prossime festività si chiamano Festa di Natale, quando dovunque si vedono vecchietti vestiti di rosso e con la barba bianca che tutti chiamano Babbo Natale? Dove è il bambino Gesù?". E' vero, Gesù è sparito dai nostri discorsi. Le Chiese si svuotano ogni giorno di più, ma in compenso si riempiono i supermercati e il Babbo Natale è lì pronto a darti consigli sui prodotti da comperare. Il Vangelo non lo legge più nessun giovane. Quanti genitori se ne preoccupano? Che importa! Leggono Henry Potter e imparano che si può volare con una scopa tra le gambe e si vive meglio senza uno scocciatore che mette sempre dei paletti al nostro agire! I giovani non vanno più al catechismo, che trovano noioso, e riempiono le discoteche dove si divertono di più.
Sono pessimista se leggo che negli Stati Uniti pastori e ministri di culto, nel tentativo di reclutare i giovani, ricorrono ad un videogioco coinvolgente e violento chiamato Halo? Gioco che non è altro che l'ultima versione, ancora più violenta di quelle che lo hanno preceduto, di una famosa saga spaziale. Video gioco che ha già superato 300 milioni di copie e che per la sua efferata violenza è stato vietato ai minori di 17 anni. Malgrado ciò, questi ministri del culto lo hanno installato nei loro centri giovanili richiamando una moltitudine di adolescenti.
Infine, sono pessimista se, come dicono le statistiche, solo il 26% dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni dichiara di non aver bevuto alcol negli ultimi tre mesi? Se così è, significa che il 74% ne ha bevuto.
Poi mi dico che io ho scelto, come itinerario di vita, la Speranza e affermo che la Speranza deve proiettarmi in un futuro dove il lupo e l'agnello pascolano insieme. In un futuro dove scorre latte e miele per tutti e dove la pace regna. E' vero, io credo ed ho questa Speranza di un mondo diverso; per questo grido con tutta la voce che ho: Il Signore viene, apriamogli le porte e cambiamo vita.
Non trovo parole di Buon Natale più ricolme di speranza di queste.

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