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Lunedì, 01 Ottobre 2007 00:00

parliamo di...

Scritto da p.Domenico Cremona
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"Di cosa devo parlare?, chiesi ad Alfredo (il curatore di questa rubrica) quando mi propose di scrivere un articolo. "Non parlare di politica" fu la risposta.
Ok!
Parliamo dell'incantevole Italia, di cosa si dice di lei e di cosa non si dice.
Parliamo di ciò di cui si parla e di ciò di cui non si parla.
Inizio da alcuni argomenti che questa estate hanno riempito le pagine dei nostri giornali e i nostri schermi televisivi; soprattutto hanno riempito le nostre orecchie e non solo quelle.
Tesoretto! Scalino-scalone! Pressione fiscale! Cuneo fiscale! Evasione fiscale! Aborto! Eutanasia Abbassare le tasse! Non aumentare le tasse! Pagare le tasse! Famiglia! Sicurezza! Partito Democratico!... Aggiungiamoci qualche omicidio (e in quanto omicidi, sempre troppi) come quello di Garlasco, immediatamente deformato in giallo televisivo, via di mezzo tra una puntata qualsiasi di "biutifulle" e un episodio qualunque di CSI (telefilm sulla polizia scientifica americana). Aggiungiamoci i gravi incendi propagati nelle regioni più boschive e più incolte d'Italia; problema che si è spento molto più facilmente e velocemente degli incendi stessi - poi il silenzio tombale.
Argomenti di tutto rispetto, ma non così fondamentali da occupare così tanto riscontro.

In Italia stiamo vivendo un momento storico difficile, un momento storico che impone la necessità di cambiamento, di inversione di rotta, di conversione (per usare un termine religioso). Purtroppo nessuno vuole questo cambiamento e quindi meglio non parlare di certi argomenti. Eppure questo cambiamento è la storia che ce lo impone. Un momento storico che deve essere anche letto come storia della salvezza per chi è credente. E' quindi necessario parlarne.

Parliamo di istituzioni. Chi ci governa politicamente, economicamente, ecclesiasticamente, ci lascia sempre più amareggiati, confusi, apatici. Si percepisce la sensazione di essere solo sfruttati, schiacciati da doveri e defraudati di diritti. Ciò fa male al Bel Paese e a chi lo abita. Il malcontento dilaga su tutti i fronti, ma queste istituzioni si rifiutano di cambiare, di mettere in discussione le proprie certezze (è arduo stabilire se sia più facile scalfire una certezza politica o una certezza economica o una certezza teologica...). In Italia ci sono problemi enormi che non si vogliono affrontare proprio perché troppo complessi.

Parliamo di lavoro. In Italia ci sono 8 milioni di lavoratori precari;  dei totali 24 milioni di lavoratori dipendenti. Il sistema lavorativo basato sul precariato è una piaga sociale che riduce in schiavitù il lavoratore; la legge 30 è un colpo di spugna a decenni di fatiche, di lotte, di scontri, di morti, per uscire dalla schiavitù lavorativa. Il precariato è una paralisi per l'Italia ed è una paralisi grave perché colpisce soprattutto i giovani... Dopo la laurea (il 40% dei lavoratori precari è laureato!) ti ritrovi in un incubo con scarse possibilità di risveglio. Ma guai a parlar male della legge Biagi (vietato criticare il martire san Marco Biagi, povera vittima!). Cambiare la legge Biagi significa togliere il velo con il quale si maschera la cifra "mai stata così bassa" della disoccupazione e scoprire che in Italia manca il lavoro. E' questo il problema di fondo del lavoro, che non c'è. Attualmente l'Italia è in fondo alle classifiche dei Paesi sviluppati, con un sensibile peggioramento negli ultimi anni. E' una paralisi che ha bisogno di molta riabilitazione, o meglio, trattandosi di lavoro, di riqualificazione.
Nel sito di Beppe Grillo (www.beppegrillo.it) è possibile scaricare il libro "Schiavi moderni", una raccolta di lettere scritte da lavoratrici e lavoratori precari. Ecco una breve citazione:
Ho 33 anni e lavoro da 13. L'unico contratto a tempo indeterminato che ho avuto è stato nel 1993 quando lavoravo presso un fast food. Al tempo lavoravo per mantenermi agli studi e oggi lo ricordo come il periodo più ricco della mia vita... poi... co.co.co. e contratti a tempo determinato. Ho lavorato per 1 anno a tempo determinato presso un famoso tour operator italiano ma l'11 settembre ha fatto chiudere gli uffici a Bologna, poi dopo altri tempi determinati sono approdata in aeroporto a Bologna come impiegata di scalo. [...] Dopo 3 anni e ben 7 o 8 contratti a tempo determinato, (scusate, ho perso il conto) mi hanno lasciato a casa insieme ad altri 40 colleghi.[...] Da settembre sono praticamente disoccupata... ah, no... lavoro presso un call-center per 5,30 euro lorde l'ora... e mi piacerebbe mettere su famiglia. Ma con quale coraggio?

La Chiesa nei suoi vertici e i benpensanti che gli fanno coro perdono credibilità ed efficacia insistendo sul valore della famiglia al punto di strumentalizzarla mettendola in contrasto con altre forme di convivenza (anche la vita religiosa - di ugual sesso - è una libera scelta di convivenza che contrasta con la famiglia). Come si può chiedere ai giovani (cattolici) di promuovere la famiglia quando la loro condizione di lavoro precario impedisce ogni genere di pianificazione, di progetto, di sogno, vita?. La vita va difesa nel suo concepimento e nella sua conclusione! Sante parole! Ma la vita va difesa anche nel momento in cui la si vive, non solo all'inizio e alla fine. Con un contratto a termine non si hanno diritti: non ti affittano un appartamento, non ti concedono prestiti, non puoi comprare a rate... In questa situazione i giovani non possono fare altro che vedersi davanti un futuro precario come il loro lavoro.

Parliamo di mafie. E' l'altra grande paralisi del sistema italiano. Le mafie non sono identificabili - come invece si vorrebbe - con la criminalità organizzata. Quest'ultima è solo manovalanza che si regge in forza del lavoro che non c'è (e in questo senso va in collegamento con l'argomento precedente): ciò che lo Stato non ti garantisce come diritto, te lo garantisce la mafia come favore (che poi dovrai restituire). Il problema delle mafie va identificato con il problema dei conflitti di interesse. Silvio Berlusconi non è il problema italiano del conflitto di interessi - come propaganda la Sinistra italiana. Berlusconi è solo l'elemento più rappresentativo di un vasto e fondamentale problema. Tutto il Sistema è in conflitto di interessi: banche, pubbliche amministrazioni, università, informazione, mercato dei farmaci, calcio, autorità di garanzia, cooperative, partiti (ovviamente)... E' questa la ragione per cui ogni legislatura (di sinistra) si guarda bene dal proporre una legge che regoli i conflitti di interesse: non perché non si ha il coraggio di fare un torto a Silvio Berlusconi ma perché si farebbe un torto ad una schiera troppo ampia e incontenibile.
Il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, sostiene che in Sicilia il 70% degli imprenditori paga il "pizzo". La Confindustria siciliana ha sentenziato la "scomunica" agli imprenditori che pagano il pizzo. Giusto! Ma chi sarà disposto a riconoscere di essere vittima del racket trovandosi tra l'incudine della mafia e il martello della scomunica? E chi proteggerà coloro che avranno il coraggio di denunciare chi chiede la mazzetta? Come verrà protetto dalle istituzioni senza strutture e mezzi efficaci?
E la Chiesa? E' compromessa? Il sistema mafioso fa perno sull'omertà: tacere sui conflitti di interessi, quando si ha tanto fiato da sprecare per altri argomenti meno catastrofici, potrebbe essere letto come segno di implicazione. Almeno un pochino? Non è una novità che il clero abbia agganci con i "potenti" per ottenere autorizzazioni, concessioni, finanziamenti.
Nell'Isola di don Sturzo si è oramai saldata una particolare forma di alleanza trono-altare. Intanto [...] Cuffaro (rinviato a giudizio per favoreggiamento alla mafia) è nuovamente il Governatore della Sicilia e i suoi onorevoli ancora eletti negli scranni più alti dell'Assemblea regionale siciliana: amen. (www.narcomafie.it)
Parliamo di privilegi. Anzi no, sarebbe troppo lungo. Rimbalzo l'argomento al libro di Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella "La Casta" (Rizzoli 2007) . Per quanto riguarda i privilegi della Chiesa, non serve parlarne dal momento che è chiaro a tutti che la Chiesa con il Concordato non gode di nessun privilegio.
E ancora si potrebbe parlare di giustizia e di indulti, di sanità e istruzione, di crediti e debiti, di energia elettrica e fonti rinnovabili, ecologia e di cambiamenti climatici, di schifezze che mangiamo e di rifiuti che produciamo (e che facciamo fatica a smaltire come le schifezze che mangiamo)...
Ora, in questa incantevole Italia, in questa terra così ricca di risorse, ma con troppi problemi gravi che la soffocano, verrebbe spontaneo dire: l'Italia che deve cambiare è quella delle istituzioni, ogni istituzione. Ma chiedere alle istituzioni di cambiare suona come il brano del vangelo che parla della pagliuzza nell'occhio dell'altro che non potrò mai levare se prima non levo la trave che c'è nel mio (cfr. Mt 7,3-5).
Sono io che devo cambiare, convertirmi. L'Italia che deve cambiare sono io. Deve cambiare chi, come me, sbraita (credendosi assolto) ma rimane coinvolto nel sistema, nella contraddizione tra ciò che vive e ciò che predica; godendo di molti privilegi; con interessi da difendere e da soddisfare. Allora provo a capire, ad andare oltre l'immaginario politico, economico, religioso. Sono parte di questa terra così bella e contraddittoria; di questo popolo plurietnico, di questa politica e di questa Chiesa Cattolica. Perciò sento il bisogno di parlare (o sparlare) di queste cose: fanno parta della mia vita., ne sono coinvolto.

E se nei vostri quartieri tutto è rimasto come ieri, senza le barricate senza feriti,senza granate, se avete preso per buone le verità della televisione anche se allora vi siete assolti siete lo stesso coinvolti.
E se credete ora che tutto sia come prima perché avete votato ancora la sicurezza, la disciplina, convinti di allontanare la paura di cambiare verremo ancora alle vostre porte e grideremo ancora più forte per quanto voi vi crediate assolti siete per sempre coinvolti.
Fabrizio de André : "Canzone del maggio".

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