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Lunedì, 01 Ottobre 2007 04:00

Si riprende la navigazione

Scritto da p.Ennio Staid
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E' finita l'estate del 2007 e, questa estate, non tornerà più. Ci auguriamo di avere ancora altre estati, altri anni, ma ciò che è passato, è passato per sempre. Sono passate le buoni intenzioni che avremmo potuto rendere attuali in questo periodo. Passato il bene che potevamo fare e non abbiamo fatto. Passati i sorrisi che potevamo donare e non abbiamo donato. Passate, irrimediabilmente, le occasioni che la Provvidenza ci aveva preparato e che non siamo stati capaci di attualizzare. Il passato ormai è racchiuso nella sola misericordia di Dio. Torna nella speranza la fatica di ogni giorno. Si ritorna a sperare, sognare, progettare.
Sarà quello che viene l'anno in cui riusciremo a realizzare progetti e sogni che da tempo ci siamo prefissi?
 La speranza è la virtù dei forti e la fede dice che essa non delude mai chi la vive.
 Anche la nostra Zattera che non ha cessato di "galleggiare" tenta di riprendere la navigazione convinta che al timone rimane il Signore. Ben consci della nostre manchevolezze sappiamo che la navigazione non sarà facile, ma altrettanto certi che, prima o poi, anche la nostra Zattera attraccherà nella terra che Lui ci ha promesso. Importante non perdere il coraggio di osare e di non abbandonare la rotta che, ogni giorno, Lui stesso suggerisce di tenere. Tutti noi sappiamo che ci aspettano ancora fatiche, burrasche, scoraggiamenti. Qualche volta si sente anche il desiderio di sbarcare nella prima terra che si avvista. Troppe "Sirene" zufolano nenie soporifire e mostrano splendide spiagge e mari più tranquilli.  La vita di bordo sulla Zattera ci appare ricolma di difficoltà e la croce da portare un peso troppo pesante per le nostre fragili spalle. S'invidia chi naviga su navi da crociera o solca i cieli con aerei di lusso, o semplicemente vede la vita altrui più lineare, meno complicata. Sono momenti in cui la povertà predicata, la castità accettata e l'obbedienza promessa, diventano utopie fatte in un momento di debolezza o di entusiasmo "¦romantico. Purtroppo, quando si cade in questi pensieri, si pensa di aver sciupato la vita e si piange il tempo perduto.
Conosco una signora che, arrivata alla veneranda età di settant'anni, mi diceva: "Chi me lo ha fatto fare di vivere questa vita buona?". Avendo vissuto onestamente e scrupolosamente osservato la legge di Dio, si sentiva defraudata di qualcosa. Pensava che se avesse vissuto diversamente, fuori dalla legge di Dio, la sua vita sarebbe stata più bella, più interessante. Non vi è dubbio che sforzarci per entrare dalla porta stretta, è faticoso. Portare con dignità la croce ogni giorno implica fatica e impegno costante, mentre accontentarsi di non uccidere, non rubare, andare a Messa la domenica e confessarsi una volta l'anno è più semplice. Forse quella signora aveva probabilmente compreso che la sua era stata una vita senza slanci, senza grandi lotte, senza rinunce. In una parola aveva vissuto una vita tiepida. La Sacra scrittura non ha buone parole per i tiepidi. Essa sostiene: "Siccome non sei né caldo, né freddo, il Signore, ti vomiterà". Nella maturità la signora si riconosceva tiepida. Capiva che la sua era stata una presunta bontà che le aveva proibito di gustare la gioia cristiana, bella se la si vive con fede, si attua con l'amore e si pregusta con la speranza. Tutti doni che ci vengono dati come semi che spetta a noi coltivare e far crescere.
I fratelli e le sorelle di Agognate anche se hanno promesso di seguire Gesù Cristo rimangono creature soggette al peccato, al tradimento, allo scoraggiamento, e non si sentono migliori di nessuno. Conoscono il loro naufragio e invocano ogni giorno la misericordia di Dio e dei fratelli con cui condividono la navigazione. Non è un gioco dire di sì a Dio!
Entrare in fraternità non esime dalla fatica, anzi, spesso comporta una fatica più grande. Obbliga a rimanere costantemente in "cordata" legati gli uni agli altri. Certamente convinti di essere più deboli di chi osa affrontare l'oceano da solo. Anche per noi, vi sono stati, vi sono, e certamente vi saranno ancora, momenti di scoraggiamento e di panico. Anche noi come gli Apostoli, sul mare di Galilea, spesso, siamo impauriti e corriamo a svegliare il Signore che ci sembra stia dormendo, pur sapendo che la sua risposta non è dissimile di quella data ai suoi Apostoli: "Perché mi svegliate? Non vedete che sono sulla barca con voi"?
Non siamo migliori degli Apostoli, ma dopo 2000 anni di navigazione, si sperava che le cose sarebbero cambiate. Presumevamo di esser più esperti nel navigare, più capaci di prevedere le tempeste. Ci illudevamo di aver attrezzato i nostri mezzi di navigazione con strumenti che al tempo degli Apostoli ancora non esistevano. L'oceano, purtroppo, rimane oceano e i navigatori sempre poveri uomini. Per rincuorarci ci siamo detti e ci diciamo che pur avendo mille motivi per essere tristi, ne abbiamo almeno uno per essere lieti: la certezza che il Signore naviga con noi.
Come sempre abbiamo fatto in questi anni, continuiamo ad affidarci alle cure amorose della Madre di Gesù in cui abbiamo posto ogni fiducia.
La preghiamo perché la nostra fede non ceda di fronte alle prove di ogni giorno. Le chiediamo di mettere nei nostri cuori la stessa gioia che Lei provò nel sentirsi chiamata ad attuare la divina volontà, in modo che ciascuno di noi abbia un cuore ricolmo di festa. Cuore che sappia ascoltare e vivere, come Lei fece, la Parola di Dio. Ci rivolgiamo a Lei perché ci salvi dal disorientamento, dal dubbio, dalla incredulità, dalla corruzione e dal soffocante egoismo che fa dimenticare il prossimo. Le chiediamo, in questo nuovo anno, di aiutarci a costruire dove gli altri distruggono, di unire pazientemente dove altri dividono e di obbedire umilmente e con gioia a questa Chiesa santa e di sperare sempre in una Chiesa futura, ancora più santa.

Noi veniamo a Te, Madre della Chiesa e della speranza, per diventare veri discepoli di Cristo tuo Figlio, per portare la Sua Parola ai fratelli. Parola che non vogliamo ridurre a nostro uso o soffocarla con la nostra stessa vita. Con Te Madre santa che ci sorridi e benedici, tenteremo ancora di non cedere alle seduzioni del male, ma di "navigare" nell'oceano della vita, certi nell'incertezza, e forti oltre ogni speranza. Con Te vicino impareremo cosa significhi amare. Non amore fatto soltanto di parole, ma un amore che si concretizza in ogni istante della nostra giornata. Amore che si perde nell'amore per gli altri. Amore che non cerca il proprio ma l'altrui interesse. Amore che muore per vivere in comunione con tutta la Chiesa. Non ti domandiamo di renderci eroici, ma di metterci dentro l'ansia per il vangelo del Tuo Figlio, sulle orme e con l'esempio che ci ha lasciato San Domenico.
E' con questi sentimenti che, a nome della Fraternità, auguro ai nostri amici una buona"¦"navigazione".

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