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Giovedì, 01 Febbraio 2007 00:00

godi più che puoi

Scritto da Irene Larcan
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Nonostante io sia domenicana da ormai tanti anni, la lettura (lo studio!) e la conoscenza di San Tommaso non è mai stata tra le mie priorità. Sono convinta che le esperienze sui banchi di scuola, i ricordi di quei giorni lontani riescano a segnare la nostra vita adulta orientando le nostre simpatie letterarie e non, ed in definitiva anche le nostre scelte. Ricordo la mia insegnante di Storia della filosofia al liceo come una donna colta e preparata, ma che non aveva il dono della comunicazione. Le sue lezioni erano spesso poco attraenti, asettiche, senza che vi si potesse scorgere un briciolo di passione. Oppure ero io, nella mia immaturità e distrazione, a non scorgere quella scintilla che, secondo la mia ignoranza, sarebbe servita a smuovere la mia indifferenza.
Poi sono passata dall'altra parte della cattedra e sono diventata più consapevole che quello dell'insegnante è un compito difficile ed affascinante che richiede una certa capacità comunicativa. Ma solo se hai "contemplato" qualcosa personalmente, puoi trasmettere ad altri quanto hai sperimentato e contemplato. E' questa la responsabilità prima dell'insegnante quasi come se tutti coloro che hanno scelto questo arduo cammino siano potenzialmente dei domenicani che vivono il motto di Tommaso "Contemplata aliis tradere"!
La passione per il pensiero di Tommaso d'Aquino risulta evidentissima da un giovane professore di filosofia, Antonio Petagine, che da qualche tempo, un pomeriggio al mese, ci sta facendo conoscere la figura di questo pensatore del XIII sec. che ha avuto tanta parte nello sviluppo della filosofia e della teologia occidentale, introducendovi il pensiero di filosofi quali Aristotele ed Averroé.
Quella di Agognate è una fraternita laica non molto numerosa, che nel corso dei suoi vent'anni di vita, sta facendo un percorso di conoscenza oltre che della Scrittura anche delle figure domenicane del passato che hanno però una grande importanza per il presente. Abbiamo avvicinato S. Caterina da Siena attraverso la lettura e lo studio di alcune delle sue numerosissime lettere e abbiamo scoperto con meraviglia l'attualità di certi argomenti con cui si rivolgeva ai governanti della sua epoca. Abbiamo trovato stimolante il fatto che Bartolomeo de Las Casas abbia dovuto passare attraverso tanti errori per giungere allla conversione ed alla strenua difesa dei diritti degli Indios contro le ingiustizie dei Conquistadores spagnoli.
Per quanto riguarda Tommaso l'ignoranza della maggior parte di noi risale a quei ricordi scolastici che allontanano piuttosto che attrarre, ma la decisione comune è stata di cercare di capire.
E' stata una scoperta l'attualità o l'importanza di alcune affermazioni della sua opera. Attualità perché il mondo di Tommaso per tanti aspetti si può avvicinare al nostro: la confusione, i conflitti, il mescolarsi di più culture, il bisogno di dare senso alla vita e di trovare risposte che potessero dare stabilità sono solo alcuni dei punti di contatto tra quell'epoca e la nostra.
Il punto di partenza per conoscere il pensiero di Tommaso è stata la lettura di alcuni passi del Trattato delle passioni nella Summa Theologiae. Perché questa scelta del rapporto tra ragione e passione? Perchè è un tema sul quale oggi noi abbiamo bisogno di chiarezza, di punti di riferimento, di elementi di riflessione: "Nell'epoca del godi più che puoi, delle passioni sfrenate, noi facciamo fatica a capire cosa sono le passioni, a dare loro un senso, a viverle in modo che non sia solo distruttivo. Siamo in una società diventata sorda da un punto di vista emotivo, pur essendo paradossalmente la società che dà continue imbeccate di tipo emotivo. I linguaggi che parliamo sono prevalentemente emotivi da quello della politica a quello del marketing. Pretendiamo che sulla sfera passionale tutto si possa improvvisare, per cui improvvisiamo la gestione delle nostre passioni, dei nostri affetti... La questione di che rapporto ci sia tra quello che chiamiamo ragione e che dovrebbe guidarci nel costruire la nostra vita e quello che invece sono le passioni, è sicuramente un compito non facile da ottenere".
La nostra cultura, se non a livello alto, a livello pratico, della vita quotidiana, ha perduto un elemento che i filosofi medioevali avevano in mente come punto fermo. Noi purtroppo tendiamo ad intendere quello che chiamiamo passione (che è un termine molto tecnico per Tommaso) con emozione ma sarebbe più corretto chiamarla eccitazione. E l'eccitazione non è la passione, fa parte della passione ma ne è già una certa figura, è già un certo modo di vivere le passioni, un modo in cui la razionalità non ha a che fare, anzi spesso viene concepita come nemica delle passioni. La ragione di cui Tommaso tratta è una ragione con più sfaccettature, "è come una cattedrale che ha al suo interno cose diverse, che insieme costituiscono un'armonia di parti diverse". E' ragione non solo fare calcoli o usare l'intelligenza tecnica, puramente scolastica: questo è soltanto una delle forme della nostra intelligenza. Usare l'intelligenza vuol dire impostare le azioni, capirsi e progettare la propria personalità, significa anche la capacità di apprezzare ciò che ci circonda, rielaborando le forme più diverse di questo apprezzamento, dalla normale capacità di cogliere con attenzione ciò che ci succede, di leggere l'esperienza, alla capacità di godere della bellezza e di produrla.
Tommaso ci presenta un modello di uomo molto più ricco del semplice uomo razionale, che fa della ragione il suo punto di forza, quasi che il corpo, la materia, le passioni, la sensibilità costituiscano qualcosa di sbagliato, di peccaminoso, anzi insiste sul fatto che l'uomo è un essere composto di anima e di corpo, fatto di pensieri, sentimenti e passioni. "L'uomo virtuoso è colui che sa, come un artista, mettere in sinfonia le note che vengono espresse dal proprio corpo, dalla propria psiche, dall'intelligenza".
E' un uomo integrale non diviso in se stesso, un uomo che vive la sua completezza e che è capace di lodare Dio perché l'ha voluto a sua immagine e somiglianza. Come dice Dante "Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza".



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