Informativa

Su questo sito utilizziamo solo cookies tecnici. Navigandolo accetti. Clicca su Leggi Policy per ulteriori informazioni.

Ultimo Giornalino  

   

Accedi  

   
Giovedì, 01 Febbraio 2007 02:00

Non c'è posto per loro

Scritto da p.Ennio Staid
Vota questo articolo
(0 Voti)
Il Vangelo di Luca che abbiamo letto a Natale ha sottolineato, quest'anno per me, una frase che mi ha particolarmente sconvolto: "Mentre Maria e Giuseppe si trovavano a Betlemme si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce suo figlio lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché NON C'ERA POSTO PER LORO nell'albergo".
Non è difficile  immaginare l'angoscia di questa coppia. Maria attende da un giorno all'altro di partorire, ma il dovere civico li obbliga, secondo l'ordine dell'Imperatore, di registrarsi in Giudea, luogo d'origine delle loro famiglie. Sono stanchi del viaggio: Nazareth è in Galilea e Betlemme in Giudea. Molti chilometri fatti a piedi, dormendo dove possono e mangiando le poche cose che si sono portati. A Betlemme non hanno più parenti né amici e non trovano alloggio da nessuna parte.
Viene immediatamente da dire che, perlomeno, Maria e Giuseppe sono una coppia sprovveduta, imprudente, con la testa per aria. A pochi giorni da un parto non si fa un viaggio così massacrante. Non è difficile perciò immaginarli in disordine, sporchi, affamati, tanto da far pensare che possano essere due fannulloni senza fissa dimora, che non hanno voglia di lavorare. Di certo non si presentano bene e non hanno denaro sufficiente per viaggiare con una certa dignità. Ciò che sappiamo è che NON C'E' POSTO PER LORO.
Sono passati oltre duemila anni e quel bambino, nato da quella coppia rifiutata, ha dato il suo nome a gran parte dell'umanità. Il calendario dell'occidente, e sotto certi aspetti del mondo intero, inizia a scandire il tempo da quella nascita. Al suo nome e in suo onore si sono costruite cattedrali imponenti e i potenti della terra si sono professati e si professano suoi seguaci. I suoi Genitori sono amati da miliardi di persone e i santuari dedicati a Maria raccolgono  folle di popolo, mentre Giuseppe viene venerato come patrono della famiglia e dei lavoratori cristiani.
Credo, tuttavia, che se quella coppia di giovani si ripresentasse oggi nelle nostre città per LORO NON CI SAREBBE ANCORA POSTO.
Le notizie di intolleranza e di non accoglienza che avvengono  nel nostro Paese, che pur si dichiara cristiano, sono all'ordine del giorno.
 Cos'è il razzismo?
Razzismo: sentimento di odio verso persone diverse per sesso, religione, nazionalità e colore della pelle. Questa è la definizione di "razzismo" sul dizionario. Trovo che bisogna però cercare nella mente e nel cuore delle persone, per capire il vero razzismo. Oggi troppa gente non si rende conto di essere razzista. Aumentano i pregiudizi  sui "diversi", che ormai non sono più soltanto i neri ma anche i nostri stessi "simili" bianchi (rumeni, albanesi). Questi infatti, anche se lavorano onestamente, sono considerati spesso "una minaccia per la società" poiché, si dice, sottraggono lavoro agli italiani, rubano, si prostituiscono, spesso uccidono ecc.. Si diventa anche razzisti quando si ha paura che qualcuno possa attentare alla nostra proprietà, al benessere raggiunto o turbare le nostre abitudini, le nostre tradizioni. "Nulla di nuovo sotto il sole" perché sono le stesse cose che ho sofferto io da ragazzo quando sono immigrato nel nord del mio stesso Paese. Anche allora "Non si locava ai cani e ai meridionali".
E' di questi giorni la distruzione del campo nomadi che il comune di Opera aveva preparato per accogliere alcune famiglie rumene e non ho una risposta che possa calmare i cuori di coloro che hanno paura dei diversi, ma credo di avere una parola per coloro che si professano e credono di essere seguaci di Gesù Cristo il quale dice ai suoi: "Se uno viene per toglierti il mantello tu dagli anche la tunica", "Ama i tuoi nemici", "Perdona chi ti fa del male". Parole dure certo, ma sono parole che per noi diventano l'unica strada da percorrere. La violenza genera sempre altra violenza e l'emarginazione partorisce sempre aggressività e crimine.
 Trovo adeguate e serene le parole che il Parroco di Opera ha scritto alla sua gente. Don Renato scrive:
"Guardando le persone giovedì sera mi sembrava di avere un'allucinazione. Vedevo donne e uomini, giovani ed anziani, anche bambini, tutti assatanati, privi di ogni intelletto e di ogni sentimento vagamente umano: "NON C'E' POSTO PER LORO".
Sono trenta famiglie di nomadi rumeni, tutti col permesso di soggiorno, i padri lavorano, i trentacinque bambini vanno a scuola a Milano. Sono tutti conosciuti e seguiti dalla casa della Carità di Don Colmegna. "NON C'E' POSTO PER LORO".
Posso comprendere le paure; le comprendo, ma sono paure. La realtà non è fatta di paure, è fatta di persone. E la paura non è mai in grado di interpretare la realtà. Era la stessa paura di Erode, che vedeva nei bambini qualcuno che avrebbe attentato alla sua sicurezza e dunque: "NON C'E POSTO PER LORO".
Erode, per sentirsi sicuro, li ha uccisi. Qualcun altro, nel secolo scorso, ha inventato i forni crematori per ebrei e zingari e omosessuali. Non siamo ancora arrivati a questo, ci è bastato incendiare le tende, poveri rifugi per chi vive un'emergenza sociale. Ma la logica è la stessa; anche noi, Erodi contemporanei, vogliamo gridare: "NON C'E' POSTO PER LORO".
Non si discute, non si parla, non si affrontano i problemi; si urla in modo isterico, si insulta, si usa violenza nelle parole e nei gesti.
 Vedendo le fiamme che bruciavano le tende, vedendo la gente che sembrava godere dello scempio, ho avuto la percezione di cose viste nei film sul Ku Klux Klan.
Mi chiedo se è veramente questa la cultura che vogliamo difendere, se è così che si pensa di abitare positivamente il territorio, se è questo il modo "civile" di affrontare i problemi.
Per i cristiani c'è anche un altro motivo. Stiamo celebrando il Natale, perché il Signore ha scelto di condividere pienamente la nostra non brillante umanità. E ha indicato ai suoi discepoli questa strada da seguire: la strada del rispetto di sé come figli di Dio, e del rispetto degli altri figli di Dio. Celebriamo il Natale perché crediamo che: "C'E POSTO PER LORO".
Il Natale non è una melassa dolciastra di buoni sentimenti che durano un giorno, ma è accoglienza concreta del Figlio di Dio nella nostra carne, e dunque accoglienza della carne di ogni figlio di Dio. E' impossibile fare la Comunione per ricevere il Corpo del Signore, e contemporaneamente rifiutare il Signore che è nei corpi di ogni uomo, donna, bambino.
Gesù è nato da nomade a Betlemme in una stalla, "PERCHE' NON C'ERA POSTO PER LORO".
 Noi di Agognate ci uniamo alla sofferenza dei cristiani di Opera ripetendoci spesso questa preghiera:
"ASCOLTA FRATELLO.
OGNI VOLTA CHE UN FORESTIERO
BUSSERA' ALLA TUA PORTA
RICORDERAI CHE ISRAELE E' STATO FORESTIERO IN EGITTO
E CHE I MAGI FURONO FORESTIERI IN TERRA DI ISRAELE
RICORDERAI CHE MARIA PARTORI' FORESTIERA A BETLEMME
E CHE LA CHIESA E' PELLEGRINA SULLA TERRA
DA TUTTE QUESTE COSE RITERRAI PER CERTO
CHE L'OSPITALITà E' SACRA
AGLI OCCHI DEL SIGNORE
FARAI TUTTO QUESTO IN ASSOLUTA SEMPLICITA'
E NON INDURIRAI IL TUO CUORE DICENDO:
ECCO QUESTO MI PERVIENE
GIACCHE' IN NOME DELLA MIA GIUSTIZIA IO SONO
MEDITERAI IN CUOR TUO
CHE NON IN NOME DELLA TUA GIUSTIZIA
NE' IN NOME DELLE TUE OPERE
MA IN VIRTU' DELLA SUA MISERICORDIA
SEI STATO POSTO COME SEGNO DEI TEMPI CHE VERRANNO.

Letto 2265 volte

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

   
© Copyright 2018 Fraternita’ Domenicana di Agognate - Via Valsesia Agognate 1, 28100 Novara - 0321.623337 - 0321.1856300 - info@agognate.it - Webmaster: P. Raffaele Previato op