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Sabato, 02 Dicembre 2006 00:00

Il Natale è ecumenico

Scritto da Lucia Iorio
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Natale è la festa più ecumenica perché celebriamo un Dio che si è fatto uomo, è entrato nella storia e questo ha stabilito una vicinanza più forte di qualsiasi altra differenziazione successiva.
Razze, condizioni sociali ed economiche, culture, idee, sono brevi segmenti di fronte all'immensità di un cielo che si piega sulla terra.
Tutte le storie di Natale sono tali se lasciano intravedere un barlume del grande miracolo di Dio che si fa bambino, e per un bambino si possono accendere le stelle e suonare le musiche più dolci.
L'incarnazione è ciò che fa la nostra fede di Cristiani: Passione, Morte e Risurrezione non sarebbero senza questo principio dell'eternità nel tempo.
La fraternità è data, tutto quello che dice qualcosa di diverso non è da Dio.
Ci affanniamo spesso con i nostri discorsi e volte mi pare che a furia di evidenziare i problemi li creiamo. Un monaco ortodosso, di cui non ricordo il nome, ha detto che il Signore è venuto a portare la vita e non argomenti di discussione; mi ha fatto riflettere molto.
Quanta vita porto nel Suo nome? Qui, nel mondo dove Dio ha voluto abitare?
Potessimo essere semplici! Ma la semplicità è di Dio, non appartiene all'umano.
Nel nostro umano siamo costretti ad andare lontano, cacciati dal paradiso dopo il peccato, costretti a vagare nelle nostre trasgressioni. "Fino a quando?" si domandavano continuamente gli Israeliti, "Fino a quando colei che deve partorire partorirà" risponde il Profeta (Cfr. Michea 5,2).
Questa nascita segna l'inizio di un'era nuova, in Gesù di Nazareth il Cristo di ieri oggi e sempre prende un corpo, se ne sono accorti i pastori, e quando lo ha dato per noi, se ne è accorto il Centurione sotto la croce.
Noi che ci diciamo cristiani ce ne siamo accorti, abbiamo visto la stella nel suo sorgere, ci siamo prostrati in adorazione?
I nostri pensieri, le nostre emozioni, il nostro agire palpitano di quest'evento o vivono di altro?
Davvero ogni uomo è mio fratello, ogni donna mia sorella,  (magari come quella cinese seduta sul treno vicino a me con il cagnolino pechinese con fiocchetto rosso in testa che continuava a leccarmi…) basta proprio poco perché la distanza si dilati e dall'umanità che è UNA si crei un arcipelago di isole che nella migliore delle ipotesi badano a non scontrarsi.
Ci vestiremo ancora una volta di favole per non incontrarci? Ci faremo trascinare nei sogni da slitte e Babbi Natali per non vivere la realtà che abbiamo fra le mani?
"Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio" (Isaia 9,5). Lo perderemo ancora una volta o ci lasceremo coinvolgere nella follia di chi ci ha voluto compagni di strada?
Auguri

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