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Venerdì, 01 Settembre 2006 00:00

Verità supposte

Scritto da p.Domenico Cremona
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In riferimento alla lettera (pubblicata più avanti a pag 27 nella rubrica Testimonianze), il Direttore Responsabile ha chiesto al sottoscritto di scrivere una risposta in quanto il disaccordo espresso si riferisce all'articolo della rubrica "Giustizia e pace".
I contenuti dell'articolo che Giovanna non condivide, non sono farina del mio sacco (come indicato nell'articolo stesso) ma sono un estratto del Rapporto Annuale di Amnesty International che documenta le violazioni dei diritti umani, tra cui riportavo anche le segnalazioni riguardanti l'Italia.
Oltre al disaccordo, la lettera di Giovanna si conclude con un interrogativo sul confronto e sulla possibilità di non essere d'accordo. La risposta può essere molto semplice, confermando che in un paese libero come l'Italia ognuno è libero di pensare come vuole. Certo, oggi tale convinzione viene posta come baluardo della nostra democrazia e della nostra libertà: due concetti astratti che molto ingenuamente tendiamo a utilizzare come contenitori di freschezza e di genuinità dei diritti (e doveri) umani.
In realtà nel Bel Paese (come in tanti altri bei paesi del mondo) si è liberi di pensare come si può, secondo i mezzi e le informazioni che abbiamo e, troppo spesso, secondo l'immaginario collettivo. Siamo davvero liberi di pensare ciò che vogliamo?
A volte si sente parlare di manipolazione dell'informazione, cioè di un'informazione sottomessa, corrotta e assoldata dal potere politico ed economico, allo scopo di indurci a pensare ciò che è bene pensare per non pensare ad altro. Fuori dai giochi di parole il meccanismo è quello della distrazione: i mass-media utilizzati come armi di distrazione di massa. Ma la situazione è, forse, ancora più perversa: i mezzi di informazione ci dicono quello che noi vogliamo sapere, non ci impongono nulla. A noi occidentali non interessa essere informati su certe cose (o cose certe) soprattutto se queste mettono in discussione i nostri interessi e le nostre sicurezze: così, con scaltrezza e facilità, stabiliamo la distinzione tra buoni e cattivi, tra giusti e ingiusti, tra belli e brutti, tra ciò che conta e ciò che è da ignorare. L'informazione non fa altro che assecondare le nostre convinzioni.
Di ogni evento, passato e presente, siamo indotti ad elaborarlo in forma di scelta, riponendo in essa i nostri criteri di libertà. Andare oltre al gioco del "stai dalla parte giusta" ci permette di porre delle domande e dei dubbi sui fatti e misfatti che avvengono in questo villaggio globale dove siamo tutti vicini di casa, aiutandoci a risvegliarci dal nostro torpore, per tentare di uscire dall'illusione di essere liberi perché possiamo scegliere, rimanendo, in ultima analisi, indifferenti alle violenze e le ingiustizie provocate o subite. Per Goethe "nessuno è più schiavo di chi si ritiene libero senza esserlo".
Quando non si fanno più delle scelte, ma si ha solo la possibilità di scegliere, allora si è persa la libertà.

Cercherò, come ne sono capace, di dare ragione di queste affermazioni riprendendo alcune situazioni, cercando di superare i limiti di comprensione delle verità supposte che l'informazione e l'immaginario collettivo c'impongono.

Partiamo dai fatti della nuova guerra che si è accesa con un pretesto futile ma efficace. I resoconti della cronaca sono tanti e contrastanti; come in ogni guerra moderna, dove un ruolo importante è giocato dai mass-media, a noi telespettatori spetta il compito di stabilire i ruoli: indovina indovinello chi è il buono in questo macello? È pacifico sapere che le armi che ammazzano i civili libanesi sono state appositamente inviate dagli Stati Uniti, mentre è invece considerato scandaloso che i razzi "Katiusha" in dotazione a Hezbollah vengano dall'Iran.1
C'è forse una relazione tra il bombardamento del Libano e l'inaugurazione del più grande oleodotto strategico del mondo, che trasporterà oltre un milione di barili di petrolio al giorno ai mercati occidentali? Anche se i mezzi di informazione non ne hanno parlato, l'inaugurazione dell'oleodotto Ceyhan-Tbilisi-Baku (BTC), che collega il Mar Caspio al Mediterraneo Orientale, ha avuto luogo il 13 luglio, un giorno prima dell'inizio dei bombardamenti israeliani in Libano.2
Il bombardamento del Libano è parte di una road map militare attentamente pianificata e coordinata. L'estensione della guerra alla Siria e all'Iran è già stata contemplata dai pianificatori di guerra statunitensi ed israeliani. La più vasta agenda militare è intimamente connessa al ruolo strategico del petrolio e degli oleodotti (la prima tappa è stata la guerra in Afghanistan). Ed è sostenuta dai giganti petroliferi occidentali che controllano i corridoi petroliferi. In ultima analisi, la guerra mira al controllo territoriale sulla linea costiera del Mediterraneo orientale.
E anche se così fosse noi italiani democratici e liberali che colpa ne abbiamo; possiamo anche accettare l'affermazione che i cattivi non sono solo gli aderenti a Hezbollah, ma noi italiani siamo pur sempre dalla parte dei buoni! Secondo il New York Times del 22 luglio, dall'Italia, ed in particolare da Camp Darby3, partirebbero per Israele, armi sofisticate e bombe superpotenti, le stesse usate in Iraq e Afghanistan. Tra queste la Gbu-28: una maxi bomba a guida laser da 5.000 libbre (circa 2,3 tonnellate). Questo anche in osservanza di un trattato militare quinquennale con Tel Aviv siglato e deciso dal governo italiano nel 2005.
Chi sono i buoni, chi sono i cattivi?
Ebbene, stabilire chi è buono e chi è cattivo, chi è vittima e chi è carnefice è del tutto inutile, serve solo a mettere a tacere la nostra coscienza.Una risposta onesta la possiamo ricavare indipendentemente dalla posizione presa, qualunque essa sia: finché io ho bisogno di consumare petrolio per usare la mia auto, non posso chiamarmi fuori dalle responsabilità delle guerre, dai disastri ecologici, dalle politiche economiche. Io, consumatore e telespettatore sono la vittima e il carnefice.

Altro argomento. Altri interrogativi.
Genova, luglio di 5 anni fa. Semplicemente una sigla: G8, un summit tra le otto maggiori potenze economiche mondiali. Conosciamo bene i fatti, ne elaboriamo i dati e con freddezza ne facciamo la cronaca: un morto, quasi seicento feriti (560), oltre duecento persone arrestate (219), circa cinquanta miliardi di danni: ecco le cifre del G8. Ecco i numeri del vertice degli otto paesi più industrializzati, andato in scena a Genova da venerdì 20 luglio a domenica 22. Tre giorni di discussioni per i grandi della terra, tre giorni segnati in maniera tragica. Per la gravità della situazione il summit passa in secondo piano: una vera sciagura per chi si chiama G8 e vuole essere al centro dell'attenzione! Ma cosa avevano di così importante da decidere e quali sono state poi le decisioni prese e come le stanno realizzando4? Quanta gente a conoscenza dei fatti accaduti a Genova cinque anni fa sa o si ricorda anche cosa ha deciso quel G8. Quanta gente si è chiesta il perché di quei fatti, le vere cause che hanno portato a quei fatti? Perché nessuno ha osato mettere in discussione questa ostentazione del G8? Se questi individui sono (si considerano) i personaggi più importanti del mondo, avranno anche i mezzi per fare i loro summit su una portaerei militare in mezzo al mare, dove nessuno li disturba, e in santa pace possono decidere le sorti del pianeta e dell'umanità, senza blindare una città, senza che un giovane di 23 anni paghi il prezzo con la vita?

Poco tempo fa la notizia del giorno era l'indulto: per alcuni giorni ci hanno tenuto in sospeso su come sarà questo indulto, sperando che finalmente questo governo prendesse seriamente in considerazione la gravissima situazione carceraria italiana. Il gioco politico che noi telespettatori che abbiamo subito si concentrava su quali e quanti detenuti fare uscire o lasciare fuori: drogati, puttane, papponi, pedofili e musulmani terroristi;oppure evasori fiscali, faccendieri furbetti e politici? Forza, il gioco comincia. L'importante è non pensare ai veri problemi delle condizioni carcerarie (di chi è detenuto e di chi ci lavora) in Italia. Problemi ancora una volta elusi, accantonati, creduti "“ e fatti credere - presuntuosamente risolti... Ci siamo veramente preoccupati e interrogati sulla situazione carceraria. Abbiamo davvero sostenuto delle soluzioni?

Potrei continuare ancora per pagine e pagine, affrontando gli scandali del calcio, il procrastinare dell'ONU, passando attraverso la borsa telematica e la fame (e la sete) nel mondo, fino ad arrivare ai problemi dell'ecologia e della Chiesa; affermando tutto e negando tutto persino lo sbarco sulla luna5.
Abbiamo dati rilevanti che il servizio di informazione ci fornisce, anzi, ci inculca, e che la televisione tritura e omogeneizza offrendocelo come materiale di intrattenimento. Il risultato è quello di distoglierci dal guardare a fondo le cose. Non dobbiamo riflettere, dobbiamo semplicemente scegliere: questo o quello, pro o contro, buoni o cattivi. C'è differenza tra scegliere e fare una scelta. Nel vangelo Gesù non fa scegliere tra grano e zizzania ma insegna e fare delle scelte alternative dove il grano e la zizzania crescano insieme.
Toccare argomenti scomodi rischia di farci pensare con la nostra testa e chiederci cosa c'è dietro all'informazione che assorbiamo, ponendoci le domande necessarie che ci facciano superare la superficialità, l'immaginario, il palliativo, il compromesso.

Non era mia intenzione (così come non era mio diritto) rispondere alla lettera di Giovanna cercando di affermare la mia verità o riconoscendo la sua; sarebbe fare il gioco di chi ci dice e ci forza a credere che le cose stanno solo in un modo nell'altro, tenendoci prigionieri nell'impossibilità di pensare alternative. Chiederci cioè se dietro gli eventi di Piazza Alimonia, delle guerre, l'Onu, l'indulto, la politica, c'è solo la possibilità di scegliere, di stabilire i buoni o i cattivi, i giusti e gli ingiusti. La decisione di stare da una parte o dall'altra è una grave limitazione dell'intelligenza umana perché impedisce  di affrontare realmente i problemi cercandone le soluzioni (e non solo le assoluzioni).

Ecco perché non accetto questo dualismo. Ecco perché non voglio rispondere a Giovanna dicendo: tu tieniti le tue ragioni e le tue convinzioni, io mi tengo le mie, perché questa è la democrazia, questa è la libertà!

No, non sono il tipo dalle facili soluzioni. Credo ancora nella validità del vangelo che mi insegna che il cristianesimo non nasce come facile soluzione o situazione di compromesso; l'insegnamento e l'esempio di Gesù nel vangelo non ci sono stati tramandati per risolvere i nostri problemi (strumentalizzazione della religione) ma per metterci in gioco continuamente con la Parola di Dio che si è incarnata nell'umanità. Il confronto non si costruisce sull'imposizione del rispetto delle proprie ragioni che metta a tacere l'intelligenza altrui. Il confronto si costruisce sul mettersi in discussione, il confronto si costruisce sul desiderio e la necessità di superare insieme i nostri reali limiti e i nostri concreti problemi. Ci sarà confronto quando riuscirò a rivolgermi al mio vicino di casa con il desiderio di fare delle scelte che ci facciano crescere umanamente, rompendo insieme quel silenzio che vorrebbe farci dormire sonni tranquilli convinti di stare dalla parte giusta.
Staremo dalla parte giusta (senza distinzioni tra buoni e cattivi) quando inizieremo a rifiutarci di aggrapparci ad ogni tentativo di mettere a tacere la nostra coscienza.

"Non è grave il clamore chiassoso dei violenti, bensì il silenzio spaventoso degli uomini onesti." (Martin Luther King)
note
1 L'esercito israeliano spara missili sul Libano; Hezbollah risponde con i razzi katiusha. C'è un'abissale differenza tra un razzo e un missile: un razzo è un ordigno che, una volta lanciato, non può essere governato a distanza; il missile invece ha un sistema di guida controllato via radio, che ne assicura la precisione (anche se può essere disturbato da contromisure elettroniche sofisticate e costose). Ma noi siamo così stupidi da chiamare intelligenti questi missili radioguidati, anche se poi cadono sulla testi dei bambini.
2 L'oleodotto BTC elude del tutto il territorio della Federazione Russa. Transita lungo le ex repubbliche sovietiche dell'Azerbaijan e della Georgia, entrambe le quali sono diventate protettorati degli Stati Uniti, fortemente integrate in un'alleanza militare con gli Usa e la NATO. Inoltre, sia l'Azerbaijan che la Georgia hanno accordi di cooperazione militare a lungo termine con Israele. Nel 2005, le compagnie georgiane hanno ricevuto circa 24 milioni di dollari in contratti finanziati al di fuori dell'assistenza militare statunitense ad Israele secondo il cosiddetto "programma di finanziamento militare straniero".
3 La base militare di Camp Darby (tra Livorno e Pisa) è il più grande arsenale americano all'estero.
4 Come in tutti i grandi incontri internazionali al vertice, dietro alle quinte vi è un grandissimo lavoro diplomatico .Anche per il G8 avviene lo stesso: per quello di Genova ( 2001 ), ad esempio, sono stati realizzati ben 14 incontri precedenti da parte di delegazioni in rappresentanza dei Paesi del G8 ( tra il 2000 e il 2001 ) al fine di rendere più efficace e operativo l'incontro al vertice dei Capi di Stato.
5 Qualcuno è sceso davvero sulla Luna il 21 luglio 1969? Quella notte le immagini che Tito Stagno ha commentato sono state trasmesse da Houston usando un video registrato ripreso da una telecamera. Il filmato scomparso era l'unica prova. Strano che non sia mai stato digitalizzato e trasmesso in versione originale.


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