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Venerdì, 01 Settembre 2006 00:00

Bonhoeffer a Novara

Scritto da Pier Paolo Boldon Zanetti
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Il  4 febbraio 1906 nasceva Dietrich Bonhoeffer, il teologo ucciso dai nazisti il 23  aprile 1945.
La nostra comunità, in collaborazione con il SAE e col patrocinio dell'Assessorato all'Istruzione della Provincia di Novara, ha voluto ricordare la sua figura con due importanti iniziative che hanno riscosso un notevole interesse nella città.
Dal 15 al 30 maggio nel quadriportico del palazzo della Provincia è stata ospitata la mostra internazionale  Dietrich Bonhoeffer, il teologo che cospirò contro Hitler. Le sue parole, le immagini e i volti del suo tempo, nata da un progetto dell'Università di Linz (Austria), e curata, per l' edizione italiana, dalla dottoressa  Antonella De Bernardis, dell'Università di Genova.
Attraverso tredici pannelli, corredati di materiale fotografico e di  una selezione di brani estratti dai suoi scritti, la mostra ha permesso di ripercorrere le tappe fondamentali della vita di Dietrich Bonhoeffer e della sua evoluzione spirituale, dalla  docenza universitaria, all'esperienza pastorale, alla resistenza religiosa e politica contro l'ideologia e la violenza nazionalsocialista fino al coinvolgimento nella cospirazione per uccidere il tiranno.
I testi esplicativi hanno aiutato i visitatori a contestualizzare la vita e le opere del teologo evangelico nel panorama storico e teologico tedesco ed internazionale, rievocato nelle sue linee ed eventi principali.
Il 30 maggio, nella sala consiliare della Provincia, con una notevole presenza di pubblico, il professor Gianni Long, presidente  della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia, ha tenuto una conferenza sul tema  «Bonhoeffer, la Chiesa, lo Stato».

Certamente non è possibile esporre nello spazio di poche righe il complesso pensiero teologico di Bonhoeffer, mi limito a proporre alcune citazioni,  che forse possono far nascere nei lettori che ancora non lo conoscono il desiderio di confrontarsi con esso.
Negli scritti dal carcere, raccolti in una delle opere più note, pubblicata postuma, Resistenza e resa, Bonhoeffer va alla ricerca di una teologia  per l'uomo moderno, per l'uomo «diventato adulto», che ha rinunciato a Dio come principio di spiegazione del mondo, ad un Dio che risolva i suoi  problemi  (il Dio «tappabuchi»): «Non possiamo essere onesti senza riconoscere che dobbiamo vivere nel mondo - "etsi deus non daretur" [come se Dio non ci fosse].[...] Dio ci dà a conoscere che dobbiamo vivere come uomini capaci di far fronte alla vita senza Dio. Il Dio che è con noi è il Dio che ci abbandona! Il Dio che ci fa vivere nel mondo senza l'ipotesi di lavoro Dio è il Dio davanti al quale permanentemente stiamo».1 Vivere con pienezza in questa vita terrena, assumere la responsabilità della propria autonomia, rifiutando ogni fuga dal mondo, ma davanti a Dio: questo è il compito per il cristiano dei tempi moderni.
Il Dio davanti al quale il credente sta -  al quale  Bonhoeffer pensa -  è ben diverso da quello a cui forse anche oggi il ritorno del religioso ci induce a credere. Non è il Dio onnipotente, la risposta al nostro bisogno di sicurezza: «Dio è impotente e debole nel mondo e appunto solo così egli ci sta al fianco e ci aiuta. È assolutamente evidente, in Mt 8,17, che Cristo non aiuta in forza della sua onnipotenza, ma in forza della sua debolezza, della sua sofferenza!
Qui sta la differenza decisiva rispetto a qualsiasi religione. La religiosità umana rinvia l'uomo nella sua tribolazione alla potenza di Dio nel mondo, Dio è il deus ex machina. La Bibbia rinvia l'uomo all'impotenza e alla sofferenza di Dio; solo il Dio sofferente può aiutare.[...]
Essere cristiano non significa essere religioso in un determinato modo, fare qualcosa per se stessi (un peccatore, un penitente o un santo) in base ad una certa metodica, ma significa essere uomini; Cristo crea in noi non un tipo d'uomo, ma un uomo»2.
Essere cristiano significa essere reso conforme a Cristo, ed «essere conforme a colui che è diventato uomo significa essere veramente uomo. L'idea di un superuomo, l'aspirazione a sollevarsi al di sopra ciò che è umano, a essere un eroe o  un semidio, tutto ciò va lasciato cadere perché non risponde a verità. L'uomo autentico non è oggetto né di disprezzo né di divinizzazione, ma è oggetto dell'amore di Dio».3
«"Ecce homo": guardate Dio divenuto uomo, guardate l'imperscrutabile mistero dell'amore di Dio per il mondo. Dio ama l'uomo. Dio ama il mondo. Non un uomo ideale, ma l'uomo così com'è, non un mondo ideale, ma il mondo reale. [...] Gesù Cristo non è un'umanità eccelsa trasfigurata, ma è il "sì" di Dio all'uomo reale: non il "sì" spassionato del giudice ma il "sì" misericordioso del compagno di sofferenze. In questo "sì" è racchiusa la vita intera e l'intera speranza del mondo. Nell'uomo Gesù Cristo è stata pronunziata una sentenza sull'intera umanità, ma non come fredda sentenza di un giudice bensì come giudizio misericordioso di colui che prende su di sé e soffre fino in fondo il destino di tutta l'umanità»4.
Questo sguardo sull'uomo e sul mondo porta Bonhoeffer a superare la contrapposizione tra sacro e profano, tra l'aldiquà  e l'aldilà; a questi termini, diffusi nel linguaggio religioso, preferisce la distinzione tra realtà ultime e realtà penultime.
Realtà ultima è la novità di vita donata da Dio, la salvezza data per grazia; tutto ciò che non riguarda direttamente questa giustificazione è realtà penultima. Tra le due non c'è opposizione, ma un reciproco rimando. Le realtà penultime, lasciate alla responsabilità dell'uomo, sono comprese a partire dalle ultime che ad esse dà valore: «soltanto a partire dalle realtà ultime si può sapere che cosa significhi essere uomo: pertanto la giustificazione è condizione e fondamento dell'esistenza umana. E tuttavia la vita dell'uomo precede la giustificazione e, a partire dalle realtà ultime, è necessariamente così. Le realtà penultime non sopprimono la libertà delle realtà ultime ma, viceversa, la libertà delle realtà ultime dà valore alle penultime. Si può dunque dire per esempio, con tutte le necessarie riserve, che l'essere uomo è una condizione penultima in vista della giustificazione per grazia. Soltanto l'uomo può essere giustificato perché soltanto il giustificato diventa "uomo"».5

1 D. Bonhoeffer, Resistenza e resa, Cinisello Balsamo 1988, p. 440
2 Ivi, pp. 440-41
3 D. Bonhoeffer, Etica, cit in U. Perone (a cura di), Dietrich Bonhoeffer. Cristianesimo e storia dell'Occidente, SEI, Torino 1996,  p. 32
4 Ivi, pp. 28-29
5 Ivi, pp. 82- 83

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