Informativa

Su questo sito utilizziamo solo cookies tecnici. Navigandolo accetti. Clicca su Leggi Policy per ulteriori informazioni.

Ultimo Giornalino  

   

Accedi  

   
Venerdì, 01 Settembre 2006 04:00

Non abbiamo che cinque pani e due pesci

Scritto da p.Ennio Staid
Vota questo articolo
(0 Voti)
Di fronte alla inutile strage dell'Irak, della Palestina, del Libano e con gli occhi doloranti dalle immagini di scheletri ambulanti che la TV mostra, si rimane come pietrificati. Le tragedie sono tante e così enormi che lo scoramento diventa quasi una nenia inutile. Si preferisce comperare i giornali dove si parla delle vacanze delle Star, degli uomini politici, o dell'ultimo "grido" della moda. Pullulano così le riviste che mettono in luce la "nouvelle couisine", l'ultima dieta calibrata e l'ultimo amore passionale della tale attrice, del tal'altro giocatore di pallone, della tale cantante o del tal'alto manager.
I più, cioè quelli che si sentono, e sotto certi aspetti sono buoni, di fronte al dramma della guerra e della fame si domandano:  "Che ci posso fare io?".
 Mi sembra di vedere la  moltitudine di popolo, che avendo seguito Gesù si trova senza pane, e che San Luca racconta così: " Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: "Congeda la folla, perché  vada nei villaggi e nelle campagne dintorno per alloggiare e trovar cibo, perché qui siamo in una zona deserta". Gesù disse loro: "Dategli voi stessi da mangiare". Ma essi risposero: "Non abbiamo che cinque pani e due pesci"¦"  Oppure mi sembra di ascoltare certe preghiere che alcuni fanno prima di mangiare: "Ti ringraziamo Signore del pane che ci dai e ti preghiamo di darne anche a chi non ne ha".
Due frasi: "Che ci posso fare io che ho solo cinque pani e due pesci" e l'altra "Pensaci Tu a chi non ha pane" Due frasi che mi sembrano, perlomeno strane nella bocca di un cristiano. La prima ci trasforma in un esercito di Pilati che si lavano le mani di fronte al dramma della guerra, della fame, della immigrazione caotica, della politica inetta ecc.; e l'altra che scarica su Dio i problemi che potremmo e dovremmo risolvere noi.
La preghiera è certamente importante perché ci da la forza di un impegno difficile da attuare, ma non può essere una scusa per non fare nulla. Non posso mettermi la coscienza a posto con il dirmi: "Io il mio dovere l'ho fatto pregando per la tale situazione". Perché sarebbe come chi, ha la casa che va a fuoco e, corre in chiesa a chiedere aiuto a Dio invece di gettare sul fuoco secchi e secchi di acqua. E' necessario gettare l'acqua e contemporaneamente pregare perché Dio ci dia la forza e il coraggio di spegnere il fuoco. Non è da cristiani sgravare la coscienza dando cinquanta centesimi a un povero e credere di aver fatto il nostro dovere e per di più sentirci buoni per la piccola offerta data. Questo tipo di offerta normalmente è offesa al nostro battesimo,  come è offesa al nome cristiano lavarci le mani su ciò che avviene in politica in questo modo si chiudono gli occhi e il cuore con la scusa che si ha solo pochi pani e pochi pesci. Solo se riusciremo a vivere la speranza anche a costo di tutti i nostri fallimenti, il pane si moltiplicherà e la politica si incamminerà sulla strada giusta.
 I poveri, come le guerre, non sono espressione di un disegno di Dio, come se Dio li avesse previsti e voluti, ma sono un prodotto dell'uomo e l'uomo deve far fruttare e condividere anche il poco che ha. E' necessario usare l'intelligenza e che questa vada di pari passo con una retta coscienza morale in modo da elaborare i mezzi necessari per cambiare ciò che ci divide ed eliminare ciò che produce povertà e guerra. E' necessario essere consapevoli di ciò che ci circonda se non vogliamo che la stessa Parola di Dio si tramuti in oppio per addormentare le nostre coscienze.
 "La fede senza le opere è morta" ricorda la lettera di San Giacomo, e le opere esprimono in maniera trasparente la nostra effettiva adesione al piano di Dio.  Voglio dire che le opere debbono manifestare una coscienza morale che abbia la giusta misura dei mali che affliggono tanti popoli.  Se i poveri sono un prodotto, un frutto della nostra società, la risposta a questi ultimi, non può essere una elemosina che sgravi la coscienza. Deve essere una risposta politica volta a modificare le condizioni di miseria e di estremo disagio in cui vivono i nostri frateli. Senza questa modifica, al nostro modo di vivere, gli affamati, i profughi, i diseredati della terra, non chiederanno più il pane e la giustizia ma andranno a prenderlo dove si trova.
Il Signore Gesù ci invita a fare, tra noi che moriamo unità, e la Sua preghiera: "Padre fa che essi siano uno come noi siamo uno",  rimane sempre vera per chi crede: Non si dica, come fecero gli Apostoli: "Abbiamo solo pochi pani e qualche pesce" ma ciascuno, fidandosi delle parole di Gesù Cristo, si senta chiamato nel proprio ambito di lavoro e di vita ad annunziare a tutte le creature del mondo: La "Buona novella", ossia il Vangelo che ha cambiato la sua vita.

Letto 1808 volte
Altro in questa categoria: « Non vi è lecito La prima comunione »

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

   
© Copyright 2018 Fraternita’ Domenicana di Agognate - Via Valsesia Agognate 1, 28100 Novara - 0321.623337 - 0321.1856300 - info@agognate.it - Webmaster: P. Raffaele Previato op