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Giovedì, 01 Giugno 2006 00:00

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Scritto da p.Domenico Cremona
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Il Rapporto Annuale di Amnesty International, che documenta le violazioni dei diritti umani in 150 Paesi e Territori in tutto il mondo, pone in evidenza la necessità che i governi, la comunità internazionale, i gruppi armati e altri soggetti che ricoprono posizioni di potere o di influenza si assumano le proprie responsabilità.
Nel corso del 2005 alcuni dei governi più potenti del mondo hanno subito sfide senza pari: la loro ipocrisia è stata svelata dai mezzi d'informazione, le loro argomentazioni rigettate dalle corti di giustizia, le loro tattiche repressive contrastate dagli attivisti dei diritti umani. Dopo cinque anni di reazione violenta contro i diritti umani in nome della "guerra al terrore", il vento pare aver cambiato direzione.
Ciononostante, le vite di milioni di persone in ogni parte del pianeta sono state devastate dalla negazione dei loro diritti fondamentali. La sicurezza è stata minacciata dalla guerra e dagli attacchi dei gruppi armati, così come dalla fame, dalle malattie e dalle calamità naturali. Le libertà sono state decurtate da repressione, discriminazione ed esclusione sociale.
La domanda di fondo che ci poniamo leggendo queste denunce è sempre la solita: "ma io che posso fare?" E' una domanda legittima soprattutto se parliamo di violazioni dei diritti dell'uomo in situazioni e luoghi distanti da noi, dalla nostra civiltà...
... E allora parliamo di ciò che accade a casa nostra.
Partiamo dalle situazioni di ordine pubblico.
- L'Italia ha continuato a non voler introdurre nel proprio codice penale il reato di tortura così come definito dalla Convenzione delle Nazioni Unite contro la tortura. Inoltre, non ha adottato alcuna misura per creare un istituto nazionale indipendente per la tutela dei diritti umani o un organo indipendente che accolga le denunce contro la polizia e ne individui le responsabilità.
- Nel mese di marzo 2005 la Procura della Repubblica di Genova ha presentato prove di maltrattamenti verbali e fisici ai danni delle persone trattenute nella struttura detentiva temporanea di Bolzaneto in cui, durante il Summit G8, furono condotti più di 200 arrestati. I detenuti avevano denunciato di essere stati colpiti con schiaffi, calci, pugni e sputi; sottoposti a minacce, anche di stupro, e insulti, anche di natura sessuale e oscena; e privati di cibo, acqua e sonno per lunghi periodi. Il 16 aprile sono stati decisi 45 rinvii a giudizio per imputazioni varie nei confronti di agenti di polizia, carabinieri, agenti di custodia e personale sanitario.
- Le operazioni di mantenimento dell'ordine pubblico non sono risultate in linea con il Codice europeo di etica per la polizia che, ad esempio, richiede agli agenti di indossare in modo ben visibile qualche segno di identificazione, come il numero di matricola, per far sì che possano essere individuati e chiamati a rispondere delle proprie azioni
Altra situazione: quella carceraria.
Negli istituti di pena non è mutata la situazione di sovraffollamento cronico e insufficienza di personale, unita a un'alta incidenza di suicidi e atti di autolesionismo. Sono pervenute molte segnalazioni di condizioni sanitarie carenti e di assistenza medica inadeguata e non è diminuita l'incidenza di malattie infettive e problemi di salute mentale.
Infine vediamo quanto il rapporto segnali riguardo agli immigrati e ai rifugiati politici.
In Italia i diritti dei rifugiati sono stati minacciati dall'applicazione di una nuova legge sull'immigrazione, dalla mancanza di una legislazione specifica per tutelare i richiedenti asilo e dall'intenzione manifestata dall'Italia di costruire in Libia centri di detenzione per migranti. Nel corso dell'anno, a dispetto del diritto internazionale sui rifugiati, più di 1.425 migranti sono stati espulsi verso la Libia.
- Nonostante sia stata parte della Convenzione delle Nazioni Unite sui rifugiati, l'Italia non si è ancora dotata di una legge specifica e completa sul diritto di asilo. Nella pratica, l'asilo è disciplinato dalla legge sull'immigrazione del 1990, così come emendata nel 2002 dalla legge Bossi-Fini, il cui regolamento di attuazione è entrato in vigore il 21 aprile 2005. La legge ha istituito centri di identificazione per la detenzione dei richiedenti asilo e una procedura veloce per la determinazione del diritto di asilo per i richiedenti detenuti, generando preoccupazione per l'accesso alle procedure di asilo, per la detenzione dei richiedenti asilo in violazione degli standard previsti dalla normativa internazionale e per la violazione del principio del non-refoulement (non respingimento) che vieta di rimpatriare o espellere forzatamente i richiedenti asilo verso Paesi in cui potrebbero essere a rischio di gravi abusi dei diritti umani.
- Il 14 marzo 2005 l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (ACNUR) ha chiesto di poter accedere al centro di detenzione dell'isola, ma la richiesta è stata respinta per ragioni di sicurezza. Il 14 aprile il Parlamento Europeo ha espresso preoccupazione per le espulsioni dei migranti da Lampedusa attuate tra l'ottobre 2004 e il marzo 2005. Il 10 maggio la Corte Europea dei diritti umani ha ordinato alle autorità italiane di sospendere la prevista espulsione di 11 migranti che erano giunti a Lampedusa a marzo.
Nei Centri di permanenza temporanea e assistenza (CPTA) sono stati detenuti migliaia di cittadini stranieri senza permesso di soggiorno, mentre da alcuni di tali centri sono state segnalate aggressioni verso detenuti da parte di agenti delle forze dell'ordine e personale di sorveglianza. Sono state anche segnalate condizioni di sovraffollamento e mancanza di igiene; assistenza medica inadeguata unita a somministrazione eccessiva e illegale di sedativi; e difficoltà per i detenuti a ottenere assistenza legale e accesso alle procedure di asilo. Condizioni analoghe sono state riferite nei Centri di identificazione, di nuova creazione, dove sono stati trattenuti centinaia di richiedenti asilo. Nel luglio 2005 il tribunale di Lecce ha condannato 16 persone accusate di aggressione e maltrattamenti razzisti avvenuti nel novembre 2002 ai danni di detenuti nel CPTA Regina Pacis, in Puglia. Il direttore del centro, un prete cattolico, e due dei carabinieri addetti alla sicurezza sono stati condannati a 16 mesi di reclusione, con sospensione condizionale della pena. Gli altri imputati, sei dipendenti amministrativi, due medici e altri cinque carabinieri, hanno ricevuto condanne dai 9 ai 16 mesi di reclusione, anch'esse con sospensione della pena.
- Nel corso dell'anno fonti non ufficiali hanno riferito della decisione dell'Italia di costruire tre strutture di detenzione in Libia, nelle località di Gharyan, vicino a Tripoli, di Sheba, nel deserto, e di Kufra, vicino al confine con Egitto, Sudan e Ciad. Sono stati espressi timori che i diritti umani dei migranti potessero essere seriamente messi a rischio. La Libia non ha ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite sui rifugiati, né il suo Protocollo, e non riconosce la presenza di rifugiati e richiedenti asilo sul suo territorio.
Posto che ogni azione fisica o psicologica che lede i diritti umani è riprovevole e condannabile, forse il problema più grave in questo momento sono i CPTA, lager autorizzati e in particolare i minori migranti che vi sono detenuti.
Chi si chiede cosa può fare, una risposta possibile e immediata è firmare l'appello al fine di fare pressione sul (nuovo) governo perché questa situazione venga risolta. L'obiezione a questi appelli è sempre la solita: "sono cose inutili, non cambiano niente"; la risposta a questa obiezione l'ho voluta mettere come titolo di questo articolo. L'appello può essere firmato direttamente dal sito internet www.amnesty.it oppure spedendo il seguente testo a:  Presidente del Consiglio dei Ministri  Palazzo Chigi - Piazza Colonna 370 - 00187 Roma
Appello per i diritti dei minori migranti nei centri di detenzione Egregi Presidenti, Egregi Ministri,
Vi scrivo per esprimere la mia preoccupazione sulle violazioni dei diritti dei minori migranti e richiedenti asilo detenuti dopo il loro arrivo alla frontiera meridionale marittima dell'Italia.
Secondo la denuncia di Amnesty International, in Italia centinaia di minori migranti e richiedenti asilo sono posti in centri di detenzione per immigrati, ogni anno, dopo il loro arrivo alla frontiera marittima e senza che vi sia una valutazione caso per caso. Questa pratica non è conforme agli standard internazionali sui diritti umani e, nella maggior parte dei casi, non sembra avere base legale neanche nella normativa nazionale.
Vi chiedo quindi con urgenza di garantire la piena attuazione di quanto previsto dalla Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti dell'infanzia senza alcuna discriminazione e adottando, come richiesto dall'articolo 37, una politica che preveda la più forte presunzione possibile contro la detenzione di bambini migranti e richiedenti asilo e la vieti nel caso di minori non accompagnati. Tale politica dovrebbe includere procedure per stabilire l'età che diano il beneficio del dubbio ai ragazzi dall'età incerta, escludendo decisioni sulla loro detenzione o espulsione sulla base della medicina legale.
Ritengo inoltre che l'Italia debba adottare una legge specifica e organica sul diritto di asilo pienamente conforme agli standard internazionali, inclusi quelli relativi ai bambini migranti e richiedenti asilo, alla detenzione subito dopo l'arrivo e in attesa di un rinvio.
Infine, mi permetto di chiederVi di assicurare che venga istituito "in conformità con gli standard internazionali" un organismo permanente e indipendente di controllo e ispezione, che possa condurre visite regolari, illimitate e senza preavviso in tutte le strutture in cui siano detenuti migranti irregolari e richiedenti asilo. E' inoltre urgente che ad Amnesty International e ad altre organizzazioni non governative indipendenti e difensori dei diritti umani sia garantito l'accesso ai dati rilevanti e ai centri di detenzione al fine di verificare eventuali violazioni.

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