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Giovedì, 01 Dicembre 2005 00:00

Laicato Domenicano

Scritto da Irene Larcan
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E' tempo di assumere gli impegni, tempo di rispondere alla chiamata ricevuta, tempo di scegliere se questa è veramente la nostra storia, una storia di salvezza donata e da donare, una risposta alla misericordia chiesta e accolta. E' tempo di bandire dalla mente il timore di non essere adeguati e di annunciare a tutti ciò che abbiamo sperimentato e la speranza alla quale siamo stati chiamati.
E' tempo di dire il nostro SI' al Signore.
Così domenica 9 Ottobre alcuni di noi si sono presentati all'altare chiedendo la misericordia di Dio e dei fratelli ed impegnandosi a vivere secondo la Regola delle fraternite laicali di San Domenico. Gianni Bentivoglio, Fiorenza Bianchi Temmel e Sandra Platto Bentivoglio hanno fatto la professione temporanea, impegnandosi a proseguire per tre anni il percorso formativo in seno alla Fraternita; Lucia Albertini, Lucio Astolfi, Giuse Borando Bonomi, Betty Pomianowska Milani ed Alfredo Valli hanno emesso la professione perpetua che li inserisce definitivamente e per sempre nell'Ordine.
Inoltre Pierpaolo Boldon Zanetti, Paolo Crivellaro, Lucia Iorio, Irene Larcan ed Alfredo Valli si sono impegnati a vivere la vita comune ad Agonate.
Tempo di gioia, di rendimento di grazie, di fraternità che sono state vissute in una giornata cadenzata dalla preghiera di Lodi, dalla celebrazione dell'Eucaristia presieduta dal Padre Provinciale, fra Riccardo Barile, dal pranzo comunitario e dalla programmazione delle attività annuali della Fraternita.
Pierpaolo Boldon Zanetti, priore della Fraternita, alle lodi ha commentato così il nostro impegno:
Anche la liturgia che stiamo celebrando ci accompagna e partecipa a questa  giornata particolare per la nostra fraternita.
Tra poco,  otto di noi emetteranno la loro professione (temporanea o annuale) e ancora una volta chiederanno la misericordia di Dio e dei fratelli, volendo testimoniare con la loro vita, quanto oggi abbiamo cantato con il salmo 117,  il  "canto di gioia e di vittoria".
Credo che ognuno di noi si possa ritrovare nelle parole del salmista:
Chi non ha provato angoscia e non ha gridato? Chi non si è sentito circondato, accerchiato, - dalle vicende della vita,  da nemici esterni o da quel nemico che spesso noi siamo a noi stessi -  sul punto di soccombere; o non è stato  "provato duramente"?
Conosco la mia storia e, in parte, anche la vostra: se siamo qui è perché non siamo stati consegnati alla morte, perché abbiamo visto e toccato che "eterna è la sua misericordia", perché abbiamo compreso che, in tutta l'oscurità in cui può essere immersa la nostra vita, c'è una storia di salvezza.
Per questo è giusto fare festa: contemplare "l'opera del Signore, una meraviglia ai nostri occhi", benedire e lodare ed annunciare al mondo che "Gesù Cristo è risuscitato dai morti". Abbiamo bisogno di sapere, il mondo ha bisogno di sapere, che, anche se ora tutto sembra venire fagocitato nell'assurdo, precipitare nel male, non è l'Avversario, il Divisore, ad avere la signoria della storia.
Parlando con alcuni di voi ho avvertito a volte la delusione perché la nostra zattera è un po' troppo "zattera", incapace di muoversi nelle acque burrascose; o la sofferenza perché  non c'è comunicazione, non c'è sufficiente condivisone di affetti; o ancora, da parte di qualcuno, ho sentito  la preoccupazione di non essere adeguato, il timore di non riuscire a vivere con pienezza la propria vocazione domenicana.
E' vero, abbiamo ancora molto da lavorare, anche nei rapporti tra noi, ma di che cosa dobbiamo avere paura? "Il Signore è con me, è mio aiuto/ sfiderò i miei nemici".  E non è sulle mie, sulle vostre forze che devo confidare ("è meglio rifugiarsi nel Signore").
Siamo chiamati ad essere testimoni della Parola.
Sulla comune vocazione, sul sapere che abbiamo ricevuto misericordia,  si fonda la nostra comunione.
"Io voglio il bene dell'altro anzitutto per la semplice ragione che l'altro è stato chiamato con me: non pongo altra condizione previa alla comunione. Questo ha la forza di correggere, ogni giorno, l'inevitabile pregiudizio. Come il Padre di fronte al nostro errore ci riprende da capo ogni volta, così anche noi ogni giorno dobbiamo spalancare a 360 gradi la nostra libertà per ri - accogliere l'altro"1. Chiudo con queste parole del cardinal Scola, riferite ai suoi fratelli del presbiterio, che credo possano valere anche per noi, per quest'anno di fraternità.
Con l'augurio di una buona festa e di un cammino di liberazione e di gioia.

1 A. Scola, Eucaristia. Incontro di libertà, Cantagalli, Siena 2005



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