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Giovedì, 01 Dicembre 2005 02:00

Vieni Signore Gesù

Scritto da p.Ennio Staid
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Con l'Avvento, noi che siamo nelle catacombe inizieremo a cantare: "Vieni Signore Gesù". E ci crederemo gli ultimi giusti, i figli prediletti, gli unici capaci di celebrare come si deve il Natale. Non ci lasceremo abbindolare, come allodole, dagli specchietti di un mondo falso e vuoto. Siamo convinti che chi non  accetta la fede ragionevole che spera ed ama, dovrà impigliarsi e naufragare nelle acque di una vita assurda.
Augurandoci perciò, in cuor nostro, che Lui venga più tardi possibile. Abbiamo ancora tante cose da fare, tanti sogni da realizzare, tante situazioni da sanare. Certo siamo convinti di avere la fede e forse onestamente desideriamo che il Signore venga a condividere le nostre speranze, le nostre gioie e, soprattutto, venga a portare con noi la croce, ad alleviare le nostre sofferenze. Ci diciamo tra noi che questo è un tempo di grande sofferenza, che questa "valle di lacrime" è diventata un pantano e le bestie feroci la percorrono cercando chi divorare. Ci lamentiamo che il Natale non è più il Natale di una volta, che l'aria è inquinata, che il malaffare regna, che la politica fa schifo, che i figli non obbediscono più. Tutto sommato siamo quasi contenti di essere nelle catacombe, così ci sentiamo a posto con la coscienza e possiamo criticare chi in chiesa non viene più e, nello stesso tempo, imitare quelli che non sono nelle catacombe.
Certo non ce lo diciamo ma "gli altri", i non credenti, fanno una vita tanto diversa da noi. Non si sentono, nelle omelie domenicali, rimproverare per qualcosa. Nessuno li invita a tenere le lampade accese, a vegliare e pregare. Possono divorziare, programmare i figli, usare la pillola per non averli affatto. Non si fanno scrupolo di tradire il marito o la moglie, usare un linguaggio scurrile e sognare di far parte di "reality show". Essi possono sfilare in corteo una volta per la pace, un'altra per la fame nel mondo e poi la sera andare in discoteca e spendere quello che sarebbe sufficiente per non far morire di fame una famiglia in Africa. Possono sognare ad occhi aperti di vincere, prima o poi, una delle tante lotterie che lo Stato offre. In altre parole non aspettano nessuno sposo e non si preoccupano di vegliare, di fare penitenza, di pregare sempre. Senza stancarsi mai.
Per noi, che facciamo spesso le stesse cose, la musica è diversa perché sappiamo di sbagliare, vorremmo fare diversamente ma E così anche il nostro grido: "Vieni Signore Gesù" lo cantiamo a voce spiegata, ma concretamente non desideriamo che Lui venga a portarci in Paradiso.
Gesù mio, Tu che sai tutto, sai anche che noi si piange bene in questa valle di lacrime!  Non prenderci sul serio quando fra qualche giorno riprenderemo a cantare nella preghiera: "Vieni Signore Gesù". Sappi che vogliamo venire in Paradiso ma il più tardi possibile. Noi crediamo in Te ma, abbi pazienza, non diciamo di non venire ma soltanto di ritardare la tua venuta. Tu, che conosci il cuore degli uomini, sai che questa attesa, con il passare degli anni, si è affievolita. Ci siamo abituati in ogni Avvento a cantartelo ma, sai, le nostre parole  non sono da prendere molto in considerazione. E' un modo di dire, così come è un modo di dire che devi perdonarci COME noi perdoniamo. Abbi pazienza, non stare a sentire le nostre sciocche parole perché staremmo freschi se tu ci perdonassi COME noi perdoniamo. Se nel dire: "Vieni" intendiamo: "Attendi". Nel dire: "Perdonaci come", vogliamo semplicemente dire: "Perdonaci come noi NON siamo capaci di perdonare".
Viviamo in tempi  in cui è difficile sgrovigliarci dalla moltitudine di parole che ci piovono addosso. Vediamo la guerra e ci illudiamo che sia un male minore per portare libertà. Ci bombardano con la parola giustizia  ma in realtà non sappiamo neanche dove stia di casa. Abbiamo sempre creduto che rubare non è lecito  ma vediamo che i ladri sono onorati, anzi più rubiamo e più avremo posti di prestigio. Ci siamo illusi di vivere in una civiltà cristiana ma non facciamo nulla perché si realizzi il Tuo Regno su questa terra.
Siamo parolai anche noi che oggi ci siamo costretti a vivere nelle catacombe. Per di più siamo anche vigliacchi e abbiamo paura di parlare perché altrimenti ci tacciano di anticristiani e ci bollano come comunisti, mentre in coscienza ci sentiamo borghesucci dal cuore tenero, incapaci di gridare con la vita. "Vieni Signore Gesù".

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