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Giovedì, 01 Settembre 2005 04:00

W il Papa

Scritto da p.Ennio Staid
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In Italia si fa sempre più acuto il problema delle vocazioni religiose. I presbiteri domenicani, francescani, servi di Maria, salesiani, carmelitani, gesuiti ecc. si assottigliano, si chiudono chiese e spariscono conventi un tempo gloriosi. Le statistiche sono allarmanti. In 40 anni, soltanto nella nostra Provincia religiosa - che comprende: le Marche, l'Emilia, la Lombardia, il Veneto, il Piemonte, la Liguria e le missioni del Brasile e della Turchia - si è  via via lasciato il Brasile, chiuso Bologna S.Ruffillo, Racconigi, Carmagnola, Poirino, Trino, Genova Carignano, Padova Rubano, Appiano, Vercelli, Madonna dei Boschi, Santa Caterina del Sasso, La Spezia. A breve si parla di chiudere Alessandria, Taggia, Faenza. Di contro si sono aperte due mini comunità: Novara e Lugano.
Scrivo tutto ciò non per piangere con voi su una specie di disfatta, ma per condividere alcuni pensieri suscitati dalle giornate mondiali della gioventù, che oggi Papa Benedetto e prima Papa Giovanni Paolo II,  hanno tenuto con migliaia di giovani.     
I seminari sono vuoti, gli ordini religiosi chiudono le case, eppure, in queste giornate della gioventù, si vedono migliaia di giovani muoversi da una nazione all'altra, da un continente all'altro, inneggiare al Papa e gridare gioiosamente la loro fede.
 E' ancora nei miei occhi la marea di gente affluita a Roma per dare l'ultimo saluto a Giovanni Paolo II. Era un pellegrinaggio dolente di giovani, di meno giovani, di vecchi. Tutti a Roma senza aver prenotato un albergo, accampati alla meglio con disagi a non finire, in code snervanti. Sembrava che l'intera umanità si muovesse spiritualmente verso la Basilica di San Pietro. Eletto il nuovo Papa, il grande fiume di gente non è tornato nel suo alveo normale, ma eccolo ancora in cammino: Roma,  Bari, Colonia. Il Papa tedesco non fa molto rimpiangere il Papa polacco e la gente, soprattutto i giovani, continuano a gridare "W il Papa".
Anch'io, anche se non sono più tanto giovane, grido volentieri e con forza: "W il Papa". Cosciente e convinto che nella persona del Papa intendo ringraziare Gesù Cristo che ha dato a Pietro e ai suoi successori il compito altissimo di guidare la sua santa Chiesa e di leggerci in verità la Sua Parola.
Ciò che mi spaventa, tra tante grida ed ovazioni, è la fatica di tanti preti costretti a... pascolare un minuscolo gregge, sparso in tre o quattro parrocchie, con una frequenza ai Sacramenti che non arriva al dieci per cento dei battezzati. Si chiudono i conventi, si chiudono le parrocchie e i preti rimasti non hanno più il tempo di evangelizzare perché costretti a correre da una parrocchia ad un'altra per funerali, battesimi, matrimoni e Messe festive, spesso per qualche decina di persone per lo più anziane.
Da una parte migliaia di giovani festanti che invadono Colonia, come negli anni passati invasero il Canada o le Filippine, e dall'altra le nostre magnifiche chiese chiuse tutta la settimana e, per ora, ancora aperte la domenica per un'ora.
Non credo sia sciocco riflettere insieme su questi due fenomeni di schizofrenia collettiva.
Esiste una differenza tra il dichiararsi cristiani e l'essere cristiani come tra il dichiararsi medici e l'essere medico. Nessuno di noi andrebbe a farsi operare da un tizio che si dichiara chirurgo e che, ogni tanto, indossa il camice del chirurgo. L'esempio non è molto calzante perché per diventare chirurgo è sufficiente aver studiato un certo numero di anni e per un altro certo tempo aver esercitato la professione; mentre per essere cristiani è necessaria tutta la vita di ascolto e di sforzo per attuare il progetto che Gesù Cristo è venuto ad indicarci.  Per essere cristiani non basta la laurea e un "certo" impegno. E' necessario "prendere OGNI GIORNO la croce" e seguire Lui. Non è sufficiente gridare: "W il Papa", o "vogliamo la pace", ma impegnarsi ad ascoltare e mettere in pratica ciò che il Papa dice e diventare uomini e donne di pace. E' necessario diventare uomini e donne di preghiera "senza stancarci mai", come dice il Vangelo. E' necessario vivere la vita di Grazia usufruendo dei Sacramenti. E' necessario sentirci TUTTI evangelizzatori, capaci di far fruttare i talenti che ciascuno ha ricevuto. E' necessario impegnarci perché il Regno di Dio sulla terra si realizzi, coscienti che "dove sono due riuniti nel Suo nome Lui, il Signore, è con noi". E' necessario vedere nell'altro, e non solo nel Papa, l'immagine di Cristo. E' necessario ascoltare la Sua voce che, oggi più che mai, grida: "La messe è tanta e gli operai sono pochi".
Che vi sia troppo frastuono, in queste oceaniche riunioni, e non si riesca più ad ascoltare la Sua  voce che continua a chiamare "Tu vieni e seguimi"?
Un giorno un giovane, anche lui entusiasta per il Maestro di Nazareth, gli disse: "Ti seguirò dovunque tu vada". Vi era in lui un certo entusiasmo e forse un desiderio onesto,  ma, in concreto, non lo seguì: aveva troppe ricchezze, troppi altri incontri da realizzare, troppa voglia di gridare e poca voglia di prendere la croce.
E noi, cari amici, che non siamo andati a Colonia e che magari siamo stati, come ho fatto io, incollati alla TV ci domandiamo se siamo cristiani o se ci sentiamo tali solo perché lo dichiariamo?

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