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Mercoledì, 01 Giugno 2005 00:00

Va' e predica

Scritto da Irene Larcan
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Racconta Costantino da Orvieto nella "Legenda Sancti Dominici" che "mentre il servo di Dio Domenico si trovava a Roma e nella Basilica di San Pietro effondeva le sue preghiere a Dio per la conservazione e la diffusione dell'Ordine che la potenza divina propagava mediante le sue fatiche, la mano di Dio si posò su di lui. Vide apparirgli Pietro e Paolo circonfusi di gloria. Il primo, Pietro, gli consegnò un bastone; Paolo, un libro. E tutti e due aggiunsero: VA' e PREDICA, perché Dio ti ha prescelto a questo ministero. Ed in quell'istante parve a Domenico di vedere i suoi figli sparsi per il mondo che andavano a due a due a predicare al popolo la Parola di Dio".
"Eccola ancora a parlare di predicazione, invece di predicare!", mi sembra di sentire le vostre voci. Ma scrivervi da questo spazio del nostro "giornalino" non è già forse un modo di predicare per me, domenicana e laica che ha per pulpito solo le occasioni che la vita le offre?
Permettetemi quindi di condividere con voi alcune riflessioni sul compito della predicazione: è lo scopo della nostra vita domenicana ed è l'impegno che ci chiede la Regola delle Fraternite Laicali Domenicane.
Chissà se, come racconta Costantino da Orvieto, San Domenico vede ancora i suoi figli sparsi per il mondo andare a due a due a predicare al popolo la Parola di Dio? Oppure abbiamo delegato ad altri la nostra missione e viviamo incollati alle nostre sicurezze (o alle nostre insicurezze, che è lo stesso!!!), tanto da essere paralizzati o indifferenti o impermeabili di fronte alla vita che scorre, con le sue gioie ed i suoi dolori, davanti ai nostri occhi divenuti ciechi e agli orecchi ormai sordi, mentre noi restiamo sempre uguali e chiusi in noi stessi?
Come laici domenicani, quale risposta stiamo portando al frastagliato mondo contemporaneo? Come ci rapportiamo con esso? Dov'è andata a finire l'eredità lasciataci da Domenico di una ardente passione per l'uomo?
Queste e molte altre le provocazioni che il recente Convegno di Formazione del Laicato Provinciale ha lasciato ai presenti a Betania (AL) l'8-9-10 aprile scorso.
L'urgenza che era di Domenico, che è di tutti i cristiani, di incarnare la Parola di Dio perché diventi la nostra vita, è la Predicazione. Gesù non rimane seduto all'interno della sinagoga, ma percorre le strade, non ha paura di sporcarsi le mani, di mettersi in situazioni al limite della legalità culturale del suo mondo.
Come Gesù, anche Domenico è l'uomo della strada, fra gli eretici per cercare di capire. E' l'uomo dello studio, ma non per lo studio e basta. Domenico scende tra la gente e soprattutto AMA: non possiamo condividere con chi non amiamo, rischiamo di portare solo la nostra condiscendenza, il nostro giudizio.

Se Predicazione è ANNUNCIO, EVANGELIZZAZIONE, TESTIMONIANZA:

*   CHE COSA PREDICARE: il Vangelo, la Buona Notizia, l'annuncio della salvezza per ogni uomo, l'amore di Dio che si fa carne in Cristo, la gratuità dell'amore. "Noi predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; ma per coloro che sono chiamati, sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e Sapienza di Dio" (1Cor 1,23-24).
*   A CHI PREDICARE: prima di tutto a noi stessi perché sempre è necessario un cammino di conversione personale. Allora è importante che impariamo a predicare gli uni agli altri in fraternita, in modo che "rinvigoriti dalla comunione fraterna, rendiamo testimonianza della nostra fede, ci dimostriamo disponibili alle necessità dei contemporanei e lavoriamo al servizio della Verità" (CF, art.5). "Essere un predicatore significa che ognuno di noi è mandato da Dio a quelli che incontriamo. La moglie è mandata al marito ed il marito alla moglie. Ognuno è una parola di Dio per l'altro" (fra Timothy Radcliffe - Lettera "Lodare, Benedire, Predicare").
*   DOVE PREDICARE: luogo della predicazione è il mondo vasto dove siamo chiamati ad incarnare la Parola perché diventi la nostra vita. Ma è anche il piccolo mondo di ogni giorno, la nostra famiglia, l'ambiente del lavoro, gli amici, la parrocchia ecc.
*   QUANDO PREDICARE: "Annuncia la Parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina". (2Tim 4,2).
*   COME PREDICARE: riprendo S. Caterina da Siena che scrive a Raimondo da Capua, suo confessore: "Scrivo a voi con il desiderio di vedervi figlioli veri e banditori della Parola incarnata del Figliolo di Dio. Non solo con la voce, ma con l'azione, imparando dal Maestro della Verità, il quale operò la virtù, prima la operò e poi la predicò. A questo modo farete frutto e sarete quel condotto attraverso cui Dio porgerà la grazia nel cuore degli uditori." Essere banditori dell'amore che ci costituisce come persone e che abbiamo contemplato nel Cristo crocifisso. La Verità di cui essere banditori per Caterina è Dio Amore. Non è quindi una verità astratta e lontana; al contrario, si tratta di renderla personale e soggettiva: nostra, vissuta, incarnata. Si tratta di una verità che ho visto, che ho goduto, ho fatto mia e tradotta in pratica, cioè in uno stile di vita. Questa Verità che è Amore devo viverla io per me, nella mia persona, nella mia storia. Allora sarò veramente banditore, ma banditore poverello. Banditore è colui che fa diventare vita la Verità e la manifesta, la annuncia con la propria vita. Poverello perché ciò può avvenire solo nella semplicità del quotidiano. Ciò comporta coltivare non una conoscenza teorica e fredda, ma una conoscenza che sgorghi dalla compassione e dalla misericordia, quella stessa passione per l'uomo e la vita che faceva gridare Domenico: "Che ne sarà dei peccatori?".
*   CON CHI PREDICARE: "Fin dalle origini Domenico ha radunato una famiglia di predicatori, uomini e donne, laici e religiosi, contemplativi e predicatori itineranti" (fra T. Radcliffe). Insieme possiamo imparare a camminare e a crescere nella predicazione, a cercare una rinnovata fantasia nell'annuncio, a cogliere ogni occasione di predicazione, per essere credibili, convincenti, autentici.

E  per rispondere all'invito di Caterina da Siena:

 "NON PIU' TACER, GRIDATE CON CENTO MIGLIAIA DI LINGUE VEGGO CHE PER TACERE, IL MONDO E' GUASTO".

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