Informativa

Su questo sito utilizziamo solo cookies tecnici. Navigandolo accetti. Clicca su Leggi Policy per ulteriori informazioni.

Ultimo Giornalino  

   

Accedi  

   
Mercoledì, 01 Giugno 2005 00:00

Tradito di notte

Scritto da Lucia Iorio
Vota questo articolo
(0 Voti)
Fissare lo sguardo alla "notte in cui Gesù veniva tradito" e scorgere la luce del Regno, potrebbe essere un buon capitolo per un libro ancora tutto da scrivere sull'Eucarestia dal punto di vista ecumenico.
Riassumo in queste parole, raccolte come conclusione dal pastore protestante Ricciardi,. il dibattito sul tema: L'Eucarestia: segno di comunione o di divisione? Banchetto del Regno o delle Chiese?
L'incontro, organizzato dall'unità vicariale dell'Ossola, si è svolto il 12 maggio 2005, nella bella chiesa con i tetti di ardesia a Pieve Vergonte, paesino di montagna del novarese.
E' rimasto vivo il profumo di pane benedetto, distribuito ai presenti durante la preghiera iniziale, rimando a una nostalgia di qualcosa che si vorrebbe, ma - sappiamo bene - non ancora presente.
Il dibattito, moderato da don Pier Mario Ferrari, ha visto a confronto i rappresentanti delle tre confessioni Cristiane.
Don Pier Mario, studioso, esperto di ecumenismo, nell'introduzione ha evidenziato l'importanza decisiva dell'Eucarestia per la vita Cristiana e di come questa custodia silenziosa abbia sempre caratterizzato la Chiesa.
Il problema c'è anche quando non si pone dal punto di vista pastorale perché viviamo in un contesto a maggioranza cattolico. Rimane tutto un lavoro da fare a livello di ascolto, di condivisione.
Nel 1982 c'è stato il Documento di Lima: BEM, Battesimo, Eucaristia, Ministero. Presentava percorsi di possibile convergenza: è una promessa non mantenuta, per ora solo il Battesimo è riconosciuto valido per tutte e tre le confessioni.
I problemi sono quelli del ministero, dell'ecclesiologia, dell'antropologia. Quale ministro, ma anche quale concezione di Chiesa e di uomo abbiamo?
L'Unitatis Redintegratio al n° 8 dice: "Tuttavia, non è permesso considerare la « communicatio in sacris» come un mezzo da usarsi indiscriminatamente per il ristabilimento dell'unità dei cristiani. Questa «communicatio» è regolata soprattutto da due principi: esprimere l'unità della Chiesa; far partecipare ai mezzi della grazia. Essa è, per lo più, impedita dal punto di vista dell'espressione dell'unità; la necessità di partecipare la grazia talvolta la raccomanda. Circa il modo concreto di agire, avuto riguardo a tutte le circostanze di tempo, di luogo, di persone, decida prudentemente l'autorità episcopale del luogo, a meno che non sia altrimenti stabilito dalla conferenza episcopale a norma dei propri statuti, o dalla santa Sede."
Non c'è che l'Eucarestia per la Fraternità.

Il pastore della chiesa Valdese di Bergamo, Salvatore Ricciardi, ha detto che la cena del Signore è il momento in cui si evidenziano le differenze: dobbiamo tenerne conto e affrontare "lo stordimento ecclesiologico".
Nel Nuovo Testamento leggiamo di ultima cena, vuol dire che ce ne sono state delle altre. Gesù mangiava con i peccatori, poi li invitava a cambiare vita.
L'Eucarestia è un momento del ringraziamento, del Patto, è fare memoria. E' proclamazione del Signore, attesa; non è esclusivo: "per voi e per molti".
Non ha un carattere morale, né sociologico.
Chi è degno di partecipare alla cena? Gesù non ha mai sottoposto i suoi discepoli ad un esame dottrinale.
L'Eucarestia è riconoscere la comunità dei credenti, è un atto aperto e di apertura, è un atto di speranza.
Le Chiese della Riforma non hanno negato la presenza reale, anche se sotto forma diversa. Nella Chiesa Evangelica c'è una grande differenza di usanze.
Nella parola celebrata e nella parola predicata Gesù è presente.
Per quanto riguarda il Sacrificio: Gesù ha di fronte la prospettiva di una morte violenta. Non placa l'ira di un Dio sanguinario, è la dimostrazione estrema di un Dio che non si ferma anche di fronte al destino di morte. L'innocente si fa carico della violenza subita e spezza il cerchio. Dio desacralizza se stesso.
Il sacrificio è compiuto una volta per tutte. Tutti siamo sacerdoti, il problema del ministero ordinato non è sfiorato nel N.T., non c'è una "categoria di persone", ci sono diversi ministeri, ma tutti del Laos (popolo), tutti siamo testimoni del Vangelo.

Il Padre Vasilescu, sacerdote ortodosso, parroco della chiesa Rumena di Torino, ha detto che questo argomento ci invita a riflettere, dolorosamente.
Bisogna cogliere l'atteggiamento eucaristico di Gesù: essere Eucaristici, fare della propria vita un segno di ringraziamento.
Dobbiamo parlare di comunione fraterna, non di intercomunione. Tutti apparteniamo alla Chiesa di Cristo. La Sua presenza è perenne: "questo è il mio corpo".
Chi è degno? Nessuno. Per questo gli ortodossi si accostano sempre con grande trepidazione, dopo aver digiunato, non di frequente, alla Santa Eucarestia.
Nel 1964 si sono incontrati Atenagora e Paolo VI: si domandavano "come". Alcuni pionieri volevano subito l'unione, ma c'è un grosso rischio di relativizzare le cose importanti.
La Cena del Signore del Giovedì Santo ha dentro la Croce e il Sacrificio. La Chiesa nasce con dolore, come ogni parto. La Chiesa nasce TEANDRICA, in modo divino e umano.
Abbiamo il cammino di Gesù con i discepoli di Emmaus. Se prendiamo come immagine il cerchio (Cristo) e i raggi (i cristiani), vediamo che più ci avviciniamo al centro e più ci avviciniamo fra di noi.
Occorre ripercorrere i passi storici delle divisioni, confrontarsi prima cattolici e protestanti, poi con gli ortodossi, anche se ortodossi e cattolici sono più vicini: 7 sacramenti, presenza eucaristica.
Noi non siamo capaci di fare questo passo verso l'unità, ma il Signore ci dà la possibilità di farlo.
Ci sono stati poi gli interventi di tre cattolici. Stefano Biavaschi che tiene la rubrica "Catechismo" della rivista "Il timone", ha evidenziato tutte le difficoltà di arrivare ad una unità, soprattutto con i Protestanti che non hanno la successione apostolica.
Nel mio intervento ho cercato di dire che questa unità è in una Parola che ci precede e supera. L'Eucarestia è il dono che Gesù Cristo ha fatto ai suoi "nella notte in cui veniva tradito".
Marcello Landi, che vive una realtà matrimoniale "mista" in quanto la moglie appartiene alla Chiesa dei Fratelli, ha commentato: "Mi pare di essere in un consesso di medici dove si discute su come curare una gamba rotta... io sono quello che ha la gamba rotta..."

Letto 835 volte
Altro in questa categoria: « Ecumenismo La mia Chiesa »

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

   
© Copyright 2018 Fraternita’ Domenicana di Agognate - Via Valsesia Agognate 1, 28100 Novara - 0321.623337 - 0321.1856300 - info@agognate.it - Webmaster: P. Raffaele Previato op