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Martedì, 01 Marzo 2005 00:00

La gloria di Dio è l'uomo vivente

Scritto da Irene Larcan
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Non ero mai stata a colloquio con un vescovo prima di allora e fino ad oggi non è più successo. Mi sentivo un po' preoccupata, forse sarebbe meglio dire imbarazzata, di trovarmi davanti ad una persona importante come il vescovo, di non sapere cosa dire o come dirlo. Solo da qualche tempo avevo preso la decisione di approfondire la mia fede e di verificare la mia vocazione. Il merito era da attribuire all'incontro con P. Ennio, avvenuto qualche anno prima in Sicilia quando, appena dopo la laurea, insegnavo presso un istituto di suore domenicane. Poi la vita ti conduce per strade strane, imprevedibili e mi ero trasferita per motivi di lavoro a Milano, mantenendo i contatti con chi per primo mi aveva parlato di san Domenico e della sua "passione per l'uomo". Per strade impreviste anche P. Ennio si era trasferito dalla Toscana a Novara, andando a vivere con P. Giuseppe in un appartamento in città e continuando la predicazione itinerante. Ed a Novara attorno ai Frati Predicatori cominciava a riunirsi un piccolo gruppo di persone, uomini e donne, desiderose di conoscere meglio la Parola di Dio che era stata loro annunciata. Io ero tra queste. Poi poco a poco l'idea di una fraternità, di una più stretta condivisione di vita, di lavoro e di preghiera, ci mise nella necessità di trovare un luogo più appropriato dove potere realizzare quel sogno. Era l'ormai lontano 1987 quando ci rivolgemmo alla Diocesi di Novara per cercare dei locali dismessi da utilizzare per i nostri incontri, e dopo qualche ricerca arrivammo ad Agognate. Era allora vescovo Mons. Aldo Del Monte. Lo incontrammo in Vescovado, nei suoi appartamenti privati, in un pomeriggio d'autunno, e ricordo ancora che tutta la mia ansia svanì di fronte ad un uomo schivo e sorridente che ci accoglieva con familiarità ed interesse e che rivolse ad ognuno di noi qualche domanda per conoscere un po' la nostra storia e i nostri sogni. Poi attorno al tavolo della sala dove ci aveva ricevuto celebrò per noi la santa Messa, e nell'omelia ci esortò a prendere seriamente il nostro impegno di cristiani al servizio della Chiesa e dei fratelli, a non scoraggiarci di fronte alle difficoltà ed a coltivare e nutrire nel cuore e con la vita quella passione per l'uomo che era stata di San Domenico, quella passione che lui stesso aveva alimentato nella sofferenza della campagna di guerra in Russia come cappellano militare appena ordinato prete, e che aveva avuto modo di approfondire durante il Concilio Vaticano II cui era stato inviato come suo procuratore dal Vescovo di Tortona, impossibilitato per malattia a partecipare ai lavori conciliari.
Eletto vescovo nel 1970, nominato amministratore apostolico ad Acqui, il 22 gennaio 1972 fu trasferito alla diocesi di Novara e scelse come motto episcopale una frase di S. Ireneo: "La gloria di Dio è l'uomo vivente", progetto di vita più che programma episcopale, che ha guidato i suoi rapporti di padre e non solo di vescovo per quasi venti anni del suo ministero vescovile, camminando sui "sentieri dell'uomo" nella certezza di incontrarvi i "sentieri di Dio".
Concludo riportando un suo pensiero tratto dal libro La gloria di Dio è l'uomo vivente che raccoglie conversazioni tenute su Rai 2 nel 1985:
S. Ireneo dice con esattezza:
"la gloria di Dio è l'uomo vivente".
Ma aggiunge:
"la vita, poi, sta nella conoscenza di Dio"!
Tutte le cose sono scala a Dio,
Ma di valore in valore, di luce in luce, bisogna salire la santa Montagna.
Lo so,
c'è il peso dello zaino.
Il nostro zaino più ingombrante è la fragilità,
è il nostro peccato.
Ma, dato che è l'amore di Dio che attira, l'amore non ha paura del peccato;
si arresta solo davanti a chi rifiuta l'Amore.
Per tutto il resto, nessun timore!
L'Amore divino vince tutto.
La condizione è un sola:
arrendersi, lasciarsi riconciliare.
Ora mons. Del Monte ha lasciato il suo zaino, pesante della sofferenza fisica; ora può camminare liberamente per i "sentieri di Dio" dopo avere con amore attraversato quelli degli uomini.
Grazie Padre Vescovo per ciò che ha dato alla Chiesa che è in Novara e per ciò che ha donato a noi figli e figlie di San Domenico.

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