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Martedì, 22 Febbraio 2005 00:00

il dono

Scritto da Irene Larcan
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Sono arrivati stanchi ma puntuali, il 24 dicembre scorso, Vigilia di Natale, Mauro e Matteo, i nostri amici architetti che da molti anni ormai ci "regalano" la sorpresa di un presepe diverso, qui ad Agognate.
  Un presepe con pochi personaggi: un uomo, una donna, un bimbo appena nato, che quest'anno vengono fuori da un pacco dono con la carta da regalo sgualcita nella fretta di aprirlo, un pacco fra i tanti ancora elegantemente incartati e con i fiocchi ordinati. Sulla scatola un'etichetta: "Il vero dono sei Tu, Signore".
Difficile, quasi impossibile, riconoscere in questa povera famiglia, in questo bimbo inerme, quel Signore della storia dell'uomo, delle nostre piccole storie quotidiane, della storia di migliaia e migliaia di persone che in questo Natale hanno vissuto la guerra, la violenza degli uomini e della natura. Eppure è questo il segno che ci viene dato: un Dio che si incarna, che prende corpo e viene in mezzo a noi, un Dio che sembra volere sconvolgere i nostri pensieri e ciò a cui ci aggrappiamo perché non è disposto a risolvere con il suo potere i problemi dell'umanità, ma che si fa ogni giorno compagno di cammino nella gioia, e soprattutto nella fatica, nel dolore, nella sofferenza.
E non solo compagno (colui che condivide il pane con noi) ma Lui stesso pane e "pane di vita".
Sottolinea Giovanni Paolo II nella Lettera Apostolica MANE NOBISCUM DOMINE per l'anno dell'Eucarestia: "Sulla strada dei nostri interrogativi e delle nostre inquietudini, talvolta delle nostre delusioni, il divino Viandante (cfr. Lc 24) continua a farsi nostro compagno per introdurci, con l'interpretazione delle Scritture, alla comprensione dei misteri di Dio. Quando l'incontro diventa pieno, alla luce della Parola subentra quella che scaturisce dal Pane di vita, con cui Cristo adempie in modo sommo la sua promessa di stare con noi tutti i giorni fino alla fine del mondo (cfr. Mt 28,20) ".
Ed ancora: "In Lui, Verbo fatto carne, è infatti rivelato non solo il mistero di Dio, ma il mistero stesso dell'uomo. In Lui l'uomo trova redenzione e pienezza".
In che modo ciò avviene, per quali misteriose vie, attraverso chi concretamente, in quali situazioni la salvezza si fa presente nella vita di ciascuno di noi è un mistero da scoprire, una avventura da desiderare e da vivere, un evento da attendere e da sperare, un dono da accogliere: è l'amore che si manifesta, che irrompe nella nostra vita se siamo aperti ed in attesa.
Ho letto in questi giorni un intervento di P. Timothy Radcliffe, ex Maestro Generale dell'Ordine Domenicano, alle Giornate nazionali di pastorale giovanile vocazionale tenutesi a Madrid. Una riflessione suggestiva sull'Eucarestia come dono del corpo. Nell'Ultima cena Gesù prende il pane e lo dà ai discepoli dicendo: "Questo è il mio corpo offerto per voi". Egli consegna se stesso perché facciano di lui quello che vogliono e noi sappiamo quello che ne faranno. E' l'estrema vulnerabilità dell'amore vero. Il corpo non è solo una cosa che si possiede, il corpo sono io, è il mio essere come dono ricevuto dai miei genitori e dai loro prima di loro ed, in ultima istanza da Dio. Per questo quando Gesù dice quelle parole non sta disponendo di qualcosa che gli appartiene, sta passando agli altri il dono che lui è. Il suo essere è un dono del Padre che Egli sta trasmettendo.
Dice P. Timothy: "L'Ultima cena è la storia del rischio dell'amore. E' per questo che Gesù è morto, perché ha amato. Uno che risveglia desideri e passioni profonde e sconcertanti può correre il pericolo di rovinare la propria vocazione e di vivere una doppia vita. Avrà bisogno della grazia per evitare il pericolo, ma non aprirsi all'amore è ancora più pericoloso, è mortale".
Amare è in ogni caso essere vulnerabili.
Quando celebriamo l'Eucarestia, ricordiamo che il sangue di Cristo è versato "per voi e per tutti". Non può essere particolare perché sarebbe soffocante, né solo un vago amore per tutta l'umanità perché rischierebbe di diventare vuoto e senza senso.
"Avvicinarsi al mistero dell'amore significa anche amare persone concrete, alcune con amicizia, altre con profondo affetto.... Dio ci invia gli amori e le amicizie che sono parte del nostro cammino verso di Lui, pienezza dell'amore".
Tre passi suggerisce P. Timothy per amare:
1) Imparare ad aprire gli occhi e vedere i volti di quelli che ci stanno davanti
2) Allargare lo spazio perché Dio abiti in ogni amore perché in ogni storia d'amore concreta vive il mistero totale dell'amore di Dio
3) Il nostro amore deve liberare le persone non renderle dipendenti né rendere noi dipendenti.
Sono solo alcuni spunti di riflessione per ciascuno di noi ma anche per la vita delle fraternite chiamate ad essere luogo di condivisione, di preghiera e di predicazione. E la predicazione comincia proprio durante gli incontri di fraternita, nella celebrazione della Parola e dell'Eucarestia
"Il cristiano che partecipa all'Eucarestia apprende da essa a farsi promotore di comunione, di pace, di solidarietà, in tutte le circostanze della vita. L'immagine lacerata del nostro mondo, che ha iniziato il nuovo Millennio con lo spettro del terrorismo e la tragedia della guerra, chiama più che mai i cristiani a vivere l'Eucarestia come una grande scuola, di pace, dove si formano uomini e donne che, a vari livelli di responsabilità nella vita sociale, culturale, politica si fanno tessitori di dialogo e di comunione" (Mane nobiscum Domine, 27).
E' il nostro impegno di cristiani e domenicani perciò....buon cammino a tutti!

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