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Mercoledì, 01 Dicembre 2004 00:00

pace se giustizia se perdono

Scritto da Pier Paolo Boldon Zanetti
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Nel numero precedente chiarivo i motivi che mi rendono restio a scrivere, ora noto che  in questa resistenza sono in buona compagnia. Sebbene spesso abbia chiesto collaborazione  per fare di questa rubrica un luogo di dialogo, solo in pochi finora hanno risposto all'invito e questa volta mi ritrovo senza materiale per comporre la pagina.
Sfrutto allora quanto già pubblicato da altri. E' un testo di Jean Vanier  che desidero proporre alla vostra attenzione, in quanto mi sembra che in qualche modo riguardi ognuno di noi. Penso, infatti, che ognuno porti in sé delle ferite, che possono renderci duri, in collera con noi stessi e con il mondo,  oppure, per grazia, possono diventare una risorsa preziosa per la guarigione degli  altri, segno di quelle piaghe di Cristo per le quali siamo stati guariti (cfr. 1 Pietro 2, 25).

"Guardare in avanti, desiderare la vita, significa che dobbiamo essere disposti a guardare indietro e a diventare più consapevoli di tutti quelli che ci hanno ferito, di quello che in noi si è spezzato e ci ha procurato morte interiore, che ha prodotto piaghe forse nascoste o rimosse. Significa che dobbiamo riconoscere la storia delle  nostre origini, della nostra vita, per esaminare e accettare la nostra fragilità e le situazioni in cui a nostra volta abbiamo ferito gli altri. Quando abbiamo accettato ciò che siamo e ciò di cui abbiamo bisogno per crescere nella compassione e nella costruzione della pace, possiamo metterci in movimento per donare vita. Perdonare è un dono di Dio che ci permette di lasciar perdere le nostre ferite passate. Come dice Giovanni Paolo II: «Non c'è pace senza giustizia e non c'è giustizia senza perdono».
Non credo che il perdono nasca naturalmente in noi. Ciò che nasce dal nostro intimo è spesso la vendetta, la rivalsa, la depressione e la rabbia. Ma il dono di perdonare ci può essere dato. Possiamo crescere nel desiderio di vivere nella situazione presente e di abbracciare il futuro, ed è solamente per mezzo di questa grazia che viene da Dio, per mezzo di questo potere di perdonare agli altri e a noi stesi, che possiamo cominciare ad incontrarci gli uni con gli altri. Credo che un giorno scopriremo come le ferite che abbiamo vissuto possono diventare una sorgente di vita; nuove energie sgorgheranno dalle nostre piaghe." (Jean Vanier, Trovare la pace, Edizioni Messaggero, Padova 2004)

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