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Mercoledì, 01 Dicembre 2004 00:00

Il crollo del tempio

Scritto da Pier Paolo Boldon Zanetti
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XXXIII DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
                             Luca 21, 5-19  

Il testo di Luca può essere diviso in tre sezioni: la prima che comprende i versetti 5-7 è di ambientazione, la seconda, vv. 8-11, è centrata sui segni premonitori, la terza, vv.12-19, annuncia le persecuzioni future.
Per comprendere il testo bisogna tener presente che l'evangelista scrive ad una Chiesa  osteggiata dall'ebraismo, perseguitata, come è  testimoniato negli Atti degli apostoli. La pagina, come tutto il vangelo, è un testo di catechesi, perché ci si "possa rendere conto della solidità degli insegnamenti" ricevuti (cfr. Lc, 1, 4).
A differenza di Matteo e Marco, Luca ambienta il discorso di Gesù nel tempio, l'annuncio di quanto dovrà accadere non è rivolto soltanto agli apostoli, in disparte (cfr. Mc 13, 1 segg.), ma a tutti coloro che l'ascoltano e lo considerano Maestro.
Nella seconda parte sono annunciati grandi sconvolgimenti, che tuttavia non indicano ancora la fine. Luca tiene ben distinti il tempo escatologico, il tempo ultimo, dalla distruzione di Gerusalemme - presentata nel passo seguente a quello che stiamo esaminando - e dal tempo della persecuzione. La parusia, la seconda venuta di Cristo, attesa come imminente dalla Chiesa primitiva, tarda a giungere, ci si è resi conto che il tempo tra la resurrezione di Gesù  e la fine è più lungo di quello immaginato, ora è il tempo della Chiesa.
A questo tempo è dedicata la terza parte del racconto, giocata sulla contrapposizione tra  le azioni subite dai discepoli e quelle che da loro devono essere compiute.
I discepoli di Gesù saranno perseguitati, consegnati alle sinagoghe, messi in prigione, traditi dai parenti e dagli amici, messi a morte, odiati da tutti a causa del suo nome.
Di fronte a tutto questo, i discepoli sono chiamati a rendere testimonianza,  a non preoccuparsi di preparare la propria  difesa,  ad avere fiducia in Cristo, che darà lingua e sapienza, ad essere perseveranti.
Meditatio
Ho scelto come chiave interpretativa di questa pagina i versetti che aprono il ventunesimo capitolo e che precedono immediatamente il brano che abbiamo esaminato. In essi è raccontato l'episodio dell'obolo della vedova: "Alzati gli occhi, Gesù vide alcuni ricchi che gettavano le loro offerte nel tesoro. Vide anche una vedova povera che vi gettava due spiccioli e disse: «In verità vi dico: questa vedova, povera, ha messo più di tutti. Tutti costoro, infatti, hanno deposto come offerta del loro superfluo, questa invece nella sua miseria ha dato tutto quanto aveva per vivere»" (Lc 21,1-4).  
La vedova, nella sua miseria, ha confidato totalmente in Dio, ha rinunciato anche a garantirsi il minimo necessario per la sua sopravvivenza. Mi pare che presentando il crollo del tempio, l'evangelista voglia invitarci a non fondare le nostre sicurezze sulle nostre forze, ma a fidarci totalmente di Dio, come ha fatto la vedova.
Credo che sia sempre  presente la tentazione di trovare una sicurezza in qualcosa di tangibile, che ci dia delle garanzie visibili: ognuno di noi sa ciò che può mettere al posto delle pietre del tempio, ciò  che è per lui motivo di vanto: la propria cultura, la realizzazione professionale, la comunità"¦ "Quanto a me invece - scrive san Paolo -  non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo" (Galati 6,14).
Ci può essere anche  la tentazione di vivere la religione come nido, come rifugio dalle intemperie del tempo presente. Il vangelo ci spinge invece, come direbbe Caterina da Siena, a rimanere virilmente nel campo di battaglia del mondo e a rendere testimonianza. Mi sembra che nel nostro tempo, se da un lato si assiste ad un ritorno della religiosità, dall'altro l'evento di Cristo, quando assunto in tutta la sua serietà e non ridotto ad elemento culturale, oggetto di discussioni che non oserei chiamare politiche, continui ad essere la pietra d'inciampo e ci interpelli, chiedendoci di essere testimoni nel mondo di una speranza che non è del mondo, che ha un'altra origine e un'altra logica.
Dallo studio che abbiamo condotto in comune sui testi della liturgia domenicale, come facciamo tutti i venerdì,  sono emerse anche altre riflessioni; ve ne propongo due.
E' stata ricordata la vita di  tante persone, che non fanno notizia, ma che con perseveranza, nel silenzio, nell'affrontare le normali fatiche del quotidiano sono testimoni di Cristo. Non dimentichiamo che c'è anche  un martirio che è vissuto giorno per giorno.
E' stato messo inoltre in evidenza che Gesù, a differenza di tanti predicatori di speranze, annuncia, a chi vuole seguirlo, una sequela fatta di persecuzioni e sconvolge così l'immagine del divino che traspare invece da coloro che sono affascinati dalla bellezza del tempio. A questo proposito aggiungo un'osservazione che ho colto di recente nel corso di una conferenza sul tema dell'Europa. Più volte nei giorni passati si è udito il lamento per la discriminazione subita dai cristiani nella nostra società attuale: ma non sapevamo, diventando cristiani,  che saremmo andati incontro alla discriminazione, alla persecuzione, al tradimento? Non ci era già stato annunciato?

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