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Giovedì, 04 Gennaio 2018 10:33

!Que via Torquemada! - La recensione di Giannino Piana

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!Que viva Torquemada! - La recensione di Giannino Piana

ENNIO STAID, !Che viva Torquemada! Il grande Inquisitore, Youcanprint Self Publishing, Tricase (Le) 2017, pp. 394, E. 25.

 

!Que viva Torquemada!

 

"Questo interessante (e intrigante) romanzo di Ennio Staid, noto domenicano fondatore della comunità di Agognate, ci immerge nel vivo di un periodo storico particolarmente significativo e turbolento, la seconda metà del quindicesimo secolo, facendoci rivivere, con grande efficacia narrativa, episodi che hanno segnato la vita della chiesa e della società di quel tempo. Il territorio sul quale si svolgono le vicende è la Spagna, e la figura centrale – come si evince dal titolo – è quella di Torquemada, il grande Inquisitore, la cui complessa personalità è stata a lungo indagata da storici e antropologi con esiti diversi (talora contrastanti).

     Lo scenario che fa da sfondo al racconto è quello di una società profondamente lacerata, dove esiste un forte divario tra una élite ristretta di persone che vivono nell’opulenza e la stragrande maggioranza della popolazione che vive invece in una condizione di povertà (in molti casi estrema) e soffre di uno stato di grave marginalità sociale. A rendere ancora più fosco il quadro è poi la presenza di una nobiltà corrotta e di ecclesiastici prezzolati e incapaci, per i quali onori, potere e danaro diventano le principali ragioni di vita.

     Un affresco dunque della situazione del tempo, frutto di una precisa ricostruzione storica, nella quale accanto agli avvenimenti della vita sociopolitica nazionale – grande importanza riveste al riguardo l’avvenuta unione dei regni di Aragona e di Castiglia grazie al matrimonio di Ferdinando e di Isabella – non mancano descrizioni accurate di episodi apparentemente meno rilevanti, che mettono tuttavia bene in luce sensibilità diffuse e stili di vita condivisi. Come non mancano ricostruzioni di ambienti, nei quali si respirano atmosfere oppressive e di paura dovute alla predicazione religiosa del momento.      

     In questo contesto si inserisce il fenomeno dell’Inquisizione, di cui Padre Staid denuncia la gravità senza cadere nella tentazione di forzature ideologiche (purtroppo frequenti sugli opposti fronti), ma ambientandola con onestà nel quadro della cultura religiosa e civile dominante, contestando alcune interpretazioni devianti frutto di precomprensioni partigiane e cogliendo la complessità delle istanze in gioco e la molteplicità delle implicazioni. Torquemada è espressione e insieme vittima di questa cultura, contrassegnata da una visione dogmatica della verità cattolica, considerata come pacifico possesso della chiesa, e in essa soprattutto della gerarchia. L’ossessione con cui sente il dovere di difendere tale verità lo porta, nonostante l’indiscusso rigore morale, a giustificare, sia pure come extrema ratio – il tentativo di sollecitare il ravvedimento e la conversione è sempre presente – anche la condanna a morte dell’eretico.

     Ma Torquemada non è il solo protagonista. Lunga è la schiera di uomini e donne che popolano il racconto e che vivono il rapporto con l’inquisizione in modo ambivalente. All’ampio consenso di una parte consistente della popolazione si accompagna la presenza di persone, che manifestano perplessità e sollevano obiezioni. Tra queste in particolare alcune figure femminili ispiratrici di sentimenti di umanità – è sufficiente ricordare tra tutte per la nobiltà della sua testimonianza suor Mercedes –, che si interrogano sulla plausibilità della pratica inquisitoria, avendo come metro di confronto il messaggio cristiano.

     La fedeltà alla chiesa non può oscurare del tutto la coscienza che si ribella all’adozione di mezzi in netto contrasto con l’insegnamento evangelico. Alla convinzione del grande Inquisitore di dover esercitare il giudizio a tutela della purezza della dottrina e della preservazione dell’istituzione ecclesiastica si oppone da parte di molti una visione della fede informata all’amore per i poveri e i peccatori, dove il sentimento della misericordia diviene antidoto a un eccesso di severità dovuto alla presunzione di essere investiti del compito di esecutori della giustizia divina.

     Nonostante la distanza di tempo, il messaggio del romanzo non ha perso di attualità. Come recita il versetto del Qoelet riportato sotto il titolo del libro “Ciò che è stato sarà e ciò che si è fatto si rifarà; non c’è niente di nuovo sotto il sole” (9). Fondamentalismi e integralismi religiosi dilagano ancor oggi, sia pure con modalità diverse, nella nostra società. La crisi del “sacro”, che la attraversa, fa nascere per reazione la tendenza a un arroccamento difensivo, che non riguarda soltanto alcune frange estremiste del mondo islamico, dove il fanatismo ha talora come esito la scelta del martirio attraverso la violenza omicida e suicida, ma anche del mondo cristiano, dove emergono con sempre maggiore frequenza atteggiamenti razzisti motivati anche da ragioni religiose.

     Un romanzo storico, dunque, quello di Padre Ennio Staid che, pur affondando le radici nel passato, con un ineccepibile rigore di documentazione e con una mirabile capacità di scavo psicologico delle figure dei personaggi (non solo di quelli di maggior spicco), costituisce una importante lezione per il presente e per il futuro. La sollecitazione a tenere alta la guardia nei confronti dei rischi che ogni religione porta con sé, e a non lasciar cadere l’invito insistito di papa Francesco a fare del cristianesimo la religione dell’inclusione e dell’accoglienza, della misericordia e della gioia; in una parola, la religione dell’amore."

Giannino Piana*

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* Giannino Piana è uno scrittore e teologo moralista italiano. Insegna Etica Cristiana presso la Libera Università di Urbino, ed Etica ed Economia presso l'Università di Torino. È stato presidente dell'Associazione Italiana dei Teologi Moralisti.

Letto 205 volte Ultima modifica il Lunedì, 29 Gennaio 2018 22:04

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