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Mercoledì, 01 Dicembre 2004 00:00

Il dialogo

Scritto da Lucia Iorio
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"Per un attimo, un attimo che sembra durare un'eternità, i loro occhi si sono incontrati, guardati, riconosciuti: gli occhi truccati, seducenti, curiosi di una giovane donna affascinante, con una sigaretta in mano, dentro una bella automobile; lo sguardo severo e passivo di un vecchio, ultimo barlume vitale di un corpo ormai abbandonato alla putrefazione, che diventa improvvisamente vivo e profondo non appena si sente riconosciuto. Nella sua insopportabile dignità mortificata, che protestava passivamente, in silenzio, senza chiedere nulla, quello sguardo attestava in modo inequivocabile che egli era uno di noi." (Il terzo escluso, di Luigi Alici, San Paolo, 2004, pag. 72)
E' l'incanto di una donna che si spezza a un semaforo rosso, una sosta troppo lunga per non accorgersi del barbone.

Comincio questo mio parlare di dialogo con una citazione che, mi pare,  dica il dialogo. Sento forte la necessità di spiegarmi in questo momento in cui anticlericali dichiarati si accalorano nella difesa "delle radici cristiane d'Europa" e la veemenza per difendere la giustizia viene da pulpiti non proprio del tutto trasparenti!
Potremo riconoscere come "uno di noi" anche solo un'altra persona se cresciamo nutrendoci di discriminazioni?
 Chi ha capito che il posto che occupa gli dà il diritto di mangiare il significato delle cose e lasciare un contenitore, da agitare nel vento della corrente, mi dice per lo meno che come cristiana mi sono spiegata male e, per questo, occorre che lasci da parte quella che a me sembra giusta indignazione e provi a ridire e a ridirmi.

Mi torna alla mente il profeta Abacuc, che alla fine del VII  secolo A.C.  gridava: "non ha più forza la legge, né mai si afferma il diritto. L'empio infatti raggira il giusto e il giudizio ne esce stravolto." (Ab 1,4)
E sento forte il rimprovero che Gesù fa alle donne che piangono mentre lo seguono al Calvario: "...non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli." (Lc 23,28)
Lui era lì, dove era necessario che fosse, nel luogo della frattura per portare riconciliazione.
 
Noi dove siamo? Nei "Labirinti dell'apparenza" (come suona il titolo di un bel libro pubblicato dall'editrice Effatà di Torino), i nostri incontri sono "corti", sempre meno relazionali, devono essere intensi e appaganti, mai definitivi perché porterebbero un peso che è difficile reggere.
Spero proprio in un errore di stampa o di calcolo, ma è proprio vero che tanti ragazzi nel nostro paese vogliono fare i calciatori e tante ragazze "le veline"? Mi hanno spiegato cosa sono, visto che non guardo quasi mai la televisione e, al mio sgomento, mi hanno chiarito che ci sono anche "le velone", ma vista la mia età, 42, non posso partecipare!

Davvero la nostra speranza di futuro non può che essere riposta in chi ha avuto il coraggio e la disperazione di pagare per avere un posto su un gommone, che ha avuto sottomano lo spartiacque fra la vita e la morte; in chi sotto le bombe c'è andato, non per avere un'emozione, ma per cercare qualcuno che sentiva "suo"; in chi è stato reso vivo dalla sofferenza e dalla fame.
"Beati i poveri", sì beati loro perché hanno i pantaloni stracciati dal troppo camminare e non comprati "sdruciti"!
Beati i poveri perché hanno ancora posto per qualcuno nel cuore.
 
La nostra ricca Europa dell'economia "passa avanti" a quella del cristianesimo che UNO non è ancora. Non ci siamo ancora riconosciuti, la porta che Cristo ha aperto sulla croce per ciascuno non ci sembra possibile attraversarla.

Giovanni Paolo II con l'Enciclica "Ut Unum Sint" (n. 95) ha messo con coraggio la chiave nella serratura, dichiarando la disponibilità a cercare: "una forma di esercizio del primato che, pur non rinunciando in nessun modo all'essenziale della sua missione, si apra ad una situazione nuova... Lo Spirito Santo ci doni la sua luce, ed illumini tutti i pastori e i teologi delle nostre Chiese, affinché possiamo cercare, evidentemente insieme, le forme nelle quali questo ministero possa realizzare un servizio di amore riconosciuto dagli uni e dagli altri". Quanto abbiamo operato affinché queste parole avessero un contenuto?  
 "Non abbiate paura, aprite le porte a Cristo, lui sa, lui solo sa di che cosa ha bisogno l'uomo" ha gridato fin dall'inizio del suo Pontificato.
Chissà che cosa ha detto e chissà cosa abbiamo capito... Quante immagini di folle osannanti!

E' di nuovo Natale e le luci  sono accese da tempo per neutralizzare l'irriverenza di un Dio che si fa "uno di noi".

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