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Mercoledì, 01 Dicembre 2004 02:00

La foresta in subbuglio, indifferente al Natale che viene

Scritto da p.Ennio Staid
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Tra gli animali si faceva un gran parlare delle formiche che, a detta degli elefanti, si erano organizzate per spargere terrore nella foresta e nella prateria. Anche le iene, d'accordo con gli elefanti, sostenevano che la protervia e l'arroganza delle formiche aveva superato ogni limite. Persino i coccodrilli, radunati in un grande pantano, dettero ragione agli elefanti e malgrado non avessero subito aggressioni da parte delle formiche, appoggiarono il grande Jumbo, capo degli elefanti, che voleva dichiarare loro una guerra preventiva.
 Della furia di Jumbo si parlava da tempo nella foresta. I pappagalli da mesi non facevano altro che riferire questo desiderio degli elefanti: portare la democrazia tra le formiche. Alle giraffe questa storia della imposizione della democrazia con la forza non andava giù, anche se condividevano il dolore di Jumbo per la morte orrenda con cui era stata uccisa una elefantessa del suo branco. Morte tanto più crudele in quanto le formiche  avevano privato della vista tre elefantini, che svolgevano compiti di collegamento tra i vari gruppi di elefanti, e li avevano scagliati contro due  elefanti gemelli amatissimi da tutti. Persino le colombe, che avevano pianto a lungo per la morte della elefantessa, di solito molto pacate muovendo impercettibilmente il capo, affermarono che non si deve rispondere al terrore con altro terrore.
 Il fatto deprecabile però non fece tacere quel brontolone dell'orso che continuava a sostenere che se le formiche ogni tanto accecavano qualche elefante qualche colpa anche i grossi pachidermi dovevano pure avere. In molte parti della foresta Jumbo aveva messo cartelli con scritte che all'orso non piacevano. Questi infatti non accettava, come cosa pacifica, il possesso  da parte degli elefanti di buona parte delle risorse della foresta. L'orso sosteneva che da sempre la prateria apparteneva alle formiche e non approvava l'intromissione degli elefanti che, con la scusa di insegnare la democrazia in realtà volevano sfruttare la prateria e dimostrare a tutti gli abitanti della foresta chi davvero aveva il diritto-dovere di comandare.  "La realtà, bofonchiava l'orso, è sotto gli occhi di tutti: Jumbo vuole allargare il suo dominio, controllare i fiumi in modo che gli elefanti possano vivere senza molta fatica ed infine dimostrare che con la forza si può eliminare il terrorismo. Il dramma, concluse il vecchio orso, è che se parliamo di terrorismo è difficile dire chi ha iniziato per primo".
"Che significa terrorismo?" Chiese educatamente l'antilope che non ascoltava mai il tam tam della foresta.
L'orso, come al solito, si grattò un pochino ma non seppe rispondere. Lui sapeva che il terrorismo era un qualcosa di disdicevole ma si dichiarò non istruito abbastanza. Fissò l'antilope e suggerì di chiederlo all'aquila che a suo dire volava alto, era istruita e poteva rispondere adeguatamente.
L'aquila, che ascoltava questi discorsi appollaiata su un ramo di un grande albero, gonfiò il petto dal piacere di sentirsi elogiata e disse:
"Il terrorismo è un sistema di governo, o di modo di vivere, che si vale di mezzi atti ad incutere terrore. In questo senso siamo tutti terroristi, anche voi colombe, quando la fame, la paura, un amore respinto, il gusto del potere ci spingono a far valere le nostre ragioni. Vi sono mille modi di fare violenza. Ciascuno di noi fa violenza ad un altro quando lo costringe o lo vuole costringere a viver in un modo diverso da quello in cui è vissuto fino ad allora. E' chiaro che chi è più forte ha la possibilità di essere più violento di chi forte non è".
"Se non ho capito male, gridò la iena, tu sostieni che Jumbo e i suoi elefanti, sono più terroristi delle formiche?
L'aquila lasciò che la iena urlasse il proprio sdegno e con una calma tanto strana in lei rispose educatamente: "E' proprio così. Chi è più forte è anche più responsabile di ciò che succede nella foresta e non può dare del terrorista a chi non ha né zanne né artigli e si difende come può".
"Tu vuoi mettere in dubbio l'onestà di Jumbo? - sbraitò, indispettita la iena - "I veri terroristi sono le formiche che si nascondono come i ladri e, quando meno te lo aspetti, ti piombano addosso e ti distruggono, tornando poi a nascondersi, mentre gli elefanti sono ben visibili a tutti. Certo fanno qualche rumore in più, ma si sa dove vogliono arrivare. Non è così per quella brutta schiera delle formiche che non sanno neppure dove abita la democrazia. Credimi", concluse la iena, "se tutti gli animali della foresta e della savana non si coalizzano per EDUCARE le formiche ne vedremo delle belle". Poi orgogliosamente, come di chi ha molta confidenza con il grande Jumbo, disse: "Siano attenti tutti gli abitanti della foresta, perché  Jumbo mi ha detto che vuole mettere in riga tutte le bestie "canaglia" che si permettono di condividere il pensiero delle formiche".
L'orso, scuotendo la testa, si allontanò perché se non condivideva il modo subdolo di procedere delle formiche, neppure condivideva l'operato degli elefanti e non sapeva chi era più terrorista tra questi e quelli. Lui trovava disdicevole ogni guerra e capiva, ma non approvava le formiche che non potendo dichiarare guerra ai potentissimi elefanti si erano dovute organizzare con la guerriglia. Ogni azione criminosa delle formiche infatti dava a Jumbo la scusa per continuare la sua guerra e il suo terrore, impelagandosi in violenze sempre più atroci, dall'una e dall'altra parte.

 Il paradosso di questa fiaba dovrebbe far riflettere sulle colpe di coloro che pospongono il bene collettivo e universale di tutti gli abitanti della terra, per mettere al primo posto il proprio bene, quello del gruppo, della famiglia o della nazione a cui appartengono.
 La foresta non è soltanto degli elefanti e la prateria non è soltanto delle formiche.   
Avrei voluto scrivere soltanto: "Buon Natale" ma può essere buono questo Natale se nel mondo gli elefanti e le formiche continuano a farsi guerra? E io, e voi, che possiamo fare dinanzi alla foresta in fiamme? E' dovere di ogni cristiano collocarsi dentro e non all'esterno della storia della Salvezza. Come? Certamente non soltanto con le parole o con le fiabe, perché altrimenti non troveremo altro che alienazioni e saremo estranei a ciò che accade nella"¦ "Foresta" (Alla verità dell'uomo).
 Il messaggio di Natale lo dobbiamo leggere, con il giornale in mano,   attenti a ciò che accade fuori della nostra casa e impegnandoci ad accogliere quel "Regno dei cieli" che il piccolo di Betlemme è venuto ad inaugurare. E' il mio augurio.

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