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!Que viva Torquemada!

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!Que viva Torquemada!

 

 Ed. Youcanprint - Aprile 2017 - € 25,00

 

E' l'ultimo lavoro di Padre Ennio.

Sono 396 pagine e si trova in vendita in tutte le librerie.

E' acquistabile presso di noi al costo di 20 € + 2 € di spedizione

 

Per averlo scrivete il vostro indirizzo nel riquadro del commento riportato sotto

 

     Alcune recensioni:

 

Franco Terzera

Ha tenuto una rubrica “Tutti libri” per la televisione di Novara

 

Caro Padre Ennio, chiedo perdono per il ritardo con cui sono riuscito a leggere il testo. Ho una scusante: sono…oppresso dai libri. Sinceramente, non avrei mai creduto che condurre brevi rubriche librarie- oltretutto su lateralissime televisioni locali - comportasse un tale assalto di scrittori, di aspiranti scrittori, di sedicenti scrittori, di gente che scrive le cose più strane… Que viva Torquemada!” a me pare una complessa e direi possente narrazione, lucidamente concepita e poi via via ben sviluppata, ben articolata lungo i diversi capitoli. Ambienti, atmosfere, caratteri, psicologie (alcune davvero intriganti) mi sembrano benissimo delineati. Soprattutto, ho apprezzato lo stile sobrio e fluido, tale da rendere costantemente la lettura agevole e scorrevole.

Penso che, se tu vuoi, un buon editore (Piemme? San Paolo?) lo pubblichi volentieri. Dubito invece- ma questo perché tutti mi parlano di crisi- vi sia chi possa e voglia impiegare risorse in campagne promozionali.

Aggiungo due note che non hanno più nulla a che vedere con la valutazione… estetico/letteraria del romanzo, valutazione che, sempre succintamente, ti ho già espresso. Queste sono note che riguardano mie personali- e perciò opinabilissime- sensibilità.

Essendo (come so da tempo) figlio di una cultura (esistenzialismo, pensiero debole, ecc.) profondamente, radicalmente postmoderna, fatico molto a distinguere tra una inquisizione peccatrice (“che fa sgozzare la pecorella birichina”) e una ben intenzionata…

Sebbene ovviamente la cosa mi fosse ben nota, dalla lettura si ha radicale conferma dell’intreccio che a lungo si è ordito tra nobiltà, ordine religiosi, politiche nazionali, papato, padri spirituali, poteri temporali, ecc.: un intreccio, ai miei occhi, terrificante. Che Dio- e questo insperato vescovo di Roma con il suo calmo ma grandioso coraggio- ce ne liberino!

Rinnovo il più vivo complimento, perché mi rendo ben conto di quale dedizione, di quale brillante e puntigliosa documentazione possano aver richiesto la preparazione e la stesura di un racconto così ramificato e così imponente e affascinante. Ti porgo il più caro saluto e augurio.

Padre Fausto Guerzoni op

 

“Un bagliore di luce” (sulla vita del grande inquisitore Torquemada), questo il titolo che io darei all’ultima grande fatica di P. Ennio. Come definirla? Una sorte di “Testamento spirituale” che l’autore desidera lasciare a tutti coloro che lo hanno conosciuto e seguito in questi ormai 50 anni di apostolato. Una “Summa” del suo pensiero, la lettura del Vangelo e la riflessione sulle verità della fede che hanno rappresentato la spina dorsale della sua vita e per tanti lievito, sale, luce, punti di riferimento. Come definire il libro? Una sorta di autobiografia, un piccolo trattato, una sorta di compendio sulle cose in cui l’autore crede. Lo scritto, il racconto, la vita dei personaggi che ne sono protagonisti li vedo solo come un pretesto; l’autore si identifica ora con l’uno ora con l’altro, pone delle domande, dei punti interrogativi, non li lascia in sospeso, ma offre delle risposte sulla Fede, la Preghiera, la Vocazione, la Libertà, il libro parla della donna, del potere, dell’obbedienza… affronta molteplici argomenti. La figura di Gesù, il suo insegnamento non sono persone o parole morte, senza vita, ma parole vive, che danno vita e aiutano a vivere; così il libro di P.Ennio è pieno di speranza, di quella speranza che è il contrario della rassegnazione.

Mi sembra di vedere l’autore di fronte ad un grande fiume da attraversare, vede arrivare una barca dall’altra riva, è invitato a salirvi e così si compie quel passaggio che non avrebbe mai potuto compiere con le sue sole forze. Ancora una volta la Fede nel Signore non lo delude. Quel Dio in cui crede gli ha inviato non un transatlantico da crociera, ma una semplice zattera sufficiente però perché la traversata e l’approdo verso l’incontro si realizzino, è su questa “zattera” che L’inquisitore, protagonista del libro, non è un “arbitrario” ma un “arbitro”, non si può giocare alcuna partita invocando il “libero arbitrio”, è necessario un arbitro che abbia il compito di definire ciò che è vero e ciò che è falso, ciò che è bene e ciò che è male, ciò che è giusto e ciò che è ingiusto, ciò che è vizio e ciò che è virtù, ciò che è fede e ciò che è superstizione. Il libro si prefigge l’arduo compito di illuminare la mente dei lettori, affinché possano proclamare alla fine, come i “Discepoli di Emmaus”: “Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre lungo la strada conversava con noi e ci spiegava le Scritture?” Non un semplice romanzo, ma un libro da meditare, che ti obbliga ad uscire dall’indifferenza, a toglierti le pantofole e metterti gli scarponi, perché la fede non è salotto e nemmeno una semplice passeggiata, ma una salita sul monte “Tabor” dove lo potremo contemplare solo se avremo avuto la volontà e la perseveranza anche di fronte agli ostacoli, alle difficoltà, alla fatica, al buio, alla nebbia… seguendo quella “Stella” come i Magi che per noi domenicani sono l’icona del nostro Ordine.

                                                                                                     

Sara Vitali Onida

 

Caro Padre Ennio,

finalmente riesco a mandarti gli appunti di lettura sul tuo libro.

Ho cominciato a leggere questo romanzo con il pregiudizio che si trattasse del tentativo di giustificare un'operazione inqualificabile quale è stata l’inquisizione e di difendere l'odiato Torquemada.

Fin dall'inizio però mi sono dovuta ricredere. La lettura risulta interessante e piacevole grazie alla creazione di personaggi che considero veri e umani.

Il rapporto tra Diego e la madre è molto commovente e, da mamma, lo trovo plausibile anche in un periodo e in un ambiente che non mi sono familiari.

Ci si avvicina lentamente all'incontro con Torquemada ove si mette in evidenza la lucidità e l'estrema rigidezza del personaggio. L'inquisitore vuole ad ogni costo essere un “puro”, è molto severo con se stesso e anche con gli altri, ma ubbidiente con i potenti della terra.

Diego lo vedo come un rivoluzionario, un ragazzo ricco, colto, viziato e amato (la madre lo ama e credo che in quel periodo non fosse cosa scontata) che vede il marcio di suo padre e riesce a giudicarlo. Lucidamente Torquemada gli consiglia di cambiare ma di farlo rimanendo un nobile, di sfruttare i privilegi. Mi domando quale sarebbe stato il comportamento di questo ragazzo se fosse stato accettato dal padre, se fosse stato bello e vincente agli occhi della sua classe sociale (pensieri da proletaria).

Mi è dispiaciuto molto che il personaggio nella seconda metà del romanzo diventi poco rilevante.

Trovo che la parte centrale del libro, concentrata sulla ricostruzione dei documenti lasciati dal padre inquisitore, sia necessaria anzi essenziale per delibere il comportamento di Torquemada, dei re e della Chiesa.

Juan non è un uomo che rischia e che si pone troppe domande e durante la vecchiaia e la malattia riemergono desideri, voglie, invidie e frustrazioni.

Mi piace moltissimo il personaggio della sorella monaca di clausura di Juan, ammiro la sua lettura della realtà femminile del tempo e la sua scelta. Potrebbe sembrare una fuga, ma dove avrebbe potuto in quel periodo avere libertà, anche solo di pensiero? Considero geniale la sua capacità di distaccarsi dalla considerazione unanime di cui godeva lo zio Torquemada presso la sua famiglia.

Devo dire che, in generale, le figure femminili del romanzo le trovo molto positive (madre di Diego, moglie di Enrico e sorella di Juan): lucide, umane, vere e con una grande fede…o almeno fiducia nella vita.

Mi hanno ferita i commenti di diversi personaggi nei confronti dei “nemici della fede”: ebrei, islamici. Ho apprezzato che tu non li abbia edulcorati per renderli più digeribili.

Può essere che l'inquisizione abbia evitato drammi peggiori e stermini (che poi purtroppo si sono verificati, soltanto con qualche secolo di ritardo), ma è stato certamente uno dei momenti più brutti e bassi della storia della Chiesa.

Leggere il tuo libro a me è servito, ho ritrovato la tua umanità nei confronti delle povertà umane, il tuo amore per le donne e la tua appartenenza “controversa” alla Chiesa di quel Gesù che tanti anni fa hai deciso di seguire e che ti ha portato su strade che non pensavi avresti mai percorso, ma che dici di essere contento di aver dovuto attraversare.

Un grande abbraccio, a presto.

Luigi Calderoni

 

Caro Ennio,

dopo la lettura lenta e parziale delle prime cento pagine, mi ero limitato quasi esclusivamente a una correzione di bozze, non altro ero riuscito a fare. A lettura ultimata penso che il libro sia un atto d'amore dove ci sei dentro tu, un atto d'amore per la chiesa e dove si ritrova un grande desiderio di paradiso.  Non credo sia una mia proiezione ma mi pare che ci sia uno sguardo costante verso le cose di lassù che non è fuga bensì consolazione.

C'è tanto di te in questo libro: un Ennio che ho conosciuto giovane e meno giovane, c'è il tuo modo, diretto e a a volte contraddittorio, di trasmettere quella fede che, nonostante tutto, resiste perché "mi hai sedotto e mi sono lasciato sedurre". Leggendo gli appunti cronologici, il diario di Torquemada, ho rivisto episodi che hai raccontato o il tuo sguardo sulle cose e le persone.  C'è anche un po' di me e della mia fatica, o almeno io mi sono visto tra le righe di alcune pagine e non solo perché hai riportato i dialoghi con Raffaele. Insomma, non riesco a dare un giudizio critico e distaccato perché mi sento coinvolto. 

Tuttavia da un punto di vista propriamente critico credo sia un bel "romanzo": coinvolgente e lineare, di agevole lettura con quel tanto di intrico storico che non guasta. I messaggi passano senza moralismi né forzature, in modo naturale. C'è quella bella lettera di suor Mercedes che mi è parsa, a prima lettura, un po' improbabile (per il contesto storico dell'autocoscienza femminile) anche se, a ben pensarci, il tono lo si potrebbe definire molto "cateriniano". Penso che possa piacere ad una platea ragionevolmente vasta e non necessariamente specialistica o eminentemente cattolica. 

Di più non riesco a fare o a dire. Posso solo trovarmi in accordo con quanti ti invitano a chiudere e mettere un "punto finale" a questa tua fatica. Liberati perché ne hai ancora molte di storie da raccontare... ad maiora! Per ora un abbraccio. Gigi

 

Gianna Doviziani

 

Caro Ennio ti mando il mio modesto commento fatto da una mamma che legge molto a proposito del tuo libro.

"La lettura è stata molto interessante, scorrevole, piacevole e avvincente.

Ho potuto conoscere varie situazioni, come la persecuzione di ebrei e musulmani; i soprusi dei potenti nei riguardi dei più deboli, la corruzione e la dissolutezza, l'allontanamento da ciò che insegna il Vangelo da parte di alti prelati, ma anche il ravvedimento di gente umile che vuole avvicinarsi alla giustizia, ma soprattutto ho potuto conoscere l'angoscia e la lacerazione interna di padre Torquemada nel dover prendere gravi decisioni.

Certamente la diffusione di alcuni film ci hanno fatto travisare l'operato di padre Torquemada facendolo apparire un feroce persecutore e giustiziere degli eretici mentre è documentato che ha svolto il suo gravoso compito con grande onestà, rigore e giustizia."

Ti faccio i miei complimenti e ti dico in bocca al lupo.

Questo è l'insegnamento che ho colto nel leggere il tuo libro; prendilo come il modesto parere di una semplice casalinga.

Con ammirazione ed affetto

 

Alessandro Zonta

Avvocato

 

Ho sempre letto con interesse il dramma della Inquisizione ma il suo libro mi ha fatto riflettere a lungo. Lei ha delineato un volto nuovo del Torquemada e del suo tempo. Ha descritto l'inquisizione quattrocentesca con un percorso delicato, in cui i fatti si delineano in base ai ricordi, alle impressioni e alle riflessioni di personaggi ciascuno dei quali pare protagonista - ma non lo è - mentre protagonista resta un Vangelo meditato e pluralista, che abbraccia, comprende e dipinge senza pregiudizio il punto di vista dell'inquisitore, del nobile con tendenze ascetiche, dei nobili e dei religiosi corrotti, del religioso semplice, del povero. Ho trovato il libro interessante ed attuale come lei ha scritto lucidamente nel sottotitolo “Nulla di nuovo sotto il sole”. Lucidità e consapevolezza dei problemi della Chiesa, con una visione proveniente da tempi - forse - più maturi.

Grazie dell'anteprima, speriamo lo pubblichino presto

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