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Venerdì, 05 Giugno 2015 17:30

Il Paraclito

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Gv 15,26-27; 16,1-15
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me; e anche voi date testimonianza, perché siete con me fin dal principio.
Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi. Vi scacceranno dalle sinagoghe; anzi, viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà crederà di rendere culto a Dio. E faranno ciò, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma vi ho detto queste cose affinché, quando verrà la loro ora, ve ne ricordiate, perché io ve l’ho detto.
Non ve l’ho detto dal principio, perché ero con voi.  Ora però vado da colui che mi ha mandato e nessuno di voi mi domanda: «Dove vai?». Anzi, perché vi ho detto questo, la tristezza ha riempito il vostro cuore. Ma io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Paràclito; se invece me ne vado, lo manderò a voi. E quando sarà venuto, dimostrerà la colpa del mondo riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo è già condannato.
Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà».

“Il Paraclito, lo Spirito della verità che procede dal Padre ... Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà. Tutto quello che il Padre possiede è mio; per questo ho detto che prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà”.
Parole molto strane per il linguaggio del nostro mondo secolarizzato e troppo consunte, forse, per quella parte di mondo che ancora frequenta le chiese. E’ probabile che per capirle ci sia bisogno di un ritorno alle origini, a quel tempo in cui sono state pronunciate e a quell’uomo Gesù che le ha dette. I due millenni di storia che portano da allora fino a noi hanno costruito su di esse fiumi di sapienza così ampi e profondi che oggi ottengono l’effetto contrario alla loro intenzione, una specie di overdose in cui anche gli studiosi annegano facilmente, mentre l’uomo comune non tenta neppure di comprenderle delegandole agli esperti. Una delega che ha un tempo limitato perché il passaggio successivo diventa indifferenza.
E l’origine è un uomo che al vertice del suo modo di presentarsi al mondo sale su una croce, ossia, e non sto qui a richiamare tutti i passi con cui lo si descrive, è un condannato che sprofonda negli abissi dell’ignominia. Questa è la più alta manifestazione del divino che l’uomo abbia modo di conoscere. Il crocifisso è il volto di Dio. Proprio costui sul quale non è possibile vedere alcun segno di divinità dichiara un’appartenza al divino assoluta. “Se sei Dio, scendi dalla croce” sono le parole che dicono la separazione più netta di ciò che è divino da ciò che non lo è. E poiché non è sceso dalla croce, non può essere Dio.
Ma alcuni l’hanno visto risorto, circa cinquecento dice Paolo e da ultimo è apparso anche a lui. Ciò che l’uomo vede morto, alcuni lo vedono vivo. Per l’uomo è diventato muto, per alcuni quel morto parla e ha un sacco di cose straordinarie da dire, per alcuni il suo spirito fermenta la loro conoscenza del divino. Chi sono questi alcuni? I suoi traditori.
Credo che, proprio noi di cultura cristiana, dovremmo mettere tra parentesi tutta la sapienza che i due millenni hanno costruito sui fatti che riguardano la Pasqua e tentare di riportare quei fatti nel nostro tempo. Vedere cioè se quei fatti hanno un qualche riscontro oggi, dove al posto di Gesù ci sta un innocente di oggi e ugualmente sostituire con contemporanei tutti i protagonisti di quella Pasqua. Oppure al contrario, saltare i due millenni e portarci noi come presenti e protagonisti di quei fatti. C’è come il bisogno di tornare a quel momento preciso in cui l’uomo ha davanti a sé la mostruosità di quel Cristo, lo scandalo della croce. Quel punto capace di discriminare senza residui il dio dell’uomo dal vero Dio, dove il dio dell’uomo viene cammuffato da tutti gli attributi degni di un Dio, mentre lo scandalo della croce ne presenta l’assenza.
Come capire uno spirito che afferma che i capi dei sacerdoti, l’intero clero, i farisei, gli anziani, i teologi (esperti di Dio) e a seguire anche il popolo non conoscono Dio, perché se lo conoscessero vedrebbero il volto di Dio che sta sulla croce?
Per capire il tradimento di Pietro e degli altri è necessario avere davanti agli occhi il condannato e i suoi accusatori dove il condannato è pressoché un barbone, mentre gli accusatori sono l’elite dell’autorità e della sapienza.
La questione del divino, di ciò che è di Dio si situa dentro una terribile e rischiosa guerra in cui ci si gioca la vita. Viene il momento in cui si è costretti a scegliere una parte e la parte scelta distingue nettamente gli opposti. C’è uno spirito che porta alla condanna di quel Gesù e c’è uno spirito che ne difende la causa (Paraclito).
Questo spirito di verità metterà in luce la menzogna degli accusatori e darà gloria alla vittima: “dimostrerà la colpa del mondo (=accusatori) riguardo al peccato, alla giustizia e al giudizio. Riguardo al peccato, perché non credono in me; riguardo alla giustizia, perché vado al Padre (= gloria) e non mi vedrete più; riguardo al giudizio, perché il principe di questo mondo (il pensiero degli accusatori) è già condannato”.
Il pianto di Pietro al canto del gallo o il “perché mi perseguiti?” udito da Paolo sulla strada di Damasco dicono la prima azione dello Spirito: la consapevolezza del peccato.
La risurrezione per gli apostoli e l’dentificazione dei cristiani con Gesù per Paolo (perché mi perseguiti), dicono la seconda azione dello Spirito: la glorificazione di Gesù.
L’abbandono delle sinagoghe e la nascita del “cristianesimo” dice la terza azione dello Spirito: la condanna del demoniaco, di quel male che si fa idolatria.
E’ probabile che non sia riuscito a “spiegare” il testo di Giovanni, ma faccio appello alla vostra intelligenza e al vostro cuore per arrivare ad ascoltarlo senza bisogno di ulteriori spiegazioni.

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