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Lunedì, 05 Ottobre 2015 17:28

A proposito di schiavi

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Mc 10, 42-45
In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e disse loro:
«Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti.
Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».

Quanto meno suonano consolatorie queste parole di Marco per chi nella vita non è riuscito a far niente di buono e tra questi potremmo essere in tanti.
Non è semplice indagare e scoprire come l’uomo riesca, sia capace di sottomettere al suo volere anche ciò che gli è nemico. Questa è forse la sua impresa più grande. Leggete bene, con attenzione queste quattro parole di Marco e chiedetevi che cosa vogliono dire.
In primo luogo c’è un’affermazione di Gesù che generalizza in modo ingiusto sulla realtà dei capi delle nazioni. Non è vero che tutti le dominano e che le opprimono. E’ una frase, un giudizio che attenta alle istituzioni in quanto tali. Marco avrebbe dovuto aggiungere una parolina in più per tornare alla realtà. Per esempio: “spesso”, o “a volte” o “quasi tutti”, “molti”...
Ma si sa, Gesù quando parla, lo fa con paradossi per farsi capire e non bisogna prendere alla lettera le sue affermazioni. Altrimenti il mondo ci crolla addosso. Un po’ di buon senso ci dice che  Saddam, Gheddafi, Putin e forse la Merkel od Obama sì, ma Renzi o chi per lui, no. E poi capi delle nazioni in un mondo democratico non ci sono più. Insomma il vangelo va bene leggerlo in chiesa e ascoltarlo come si fa nelle chiese, il mondo reale, quello fuori dalla porta della chiesa è un’altra cosa.
“Tra voi non è così”, ecco un’altra imprecisione di Marco, forse una svista. Di chi si può dire che non è così? Era più giusto e corrispondente alla realtà dire: Tra voi non “sia” così. Sappiamo che siamo tutti peccatori e perciò tutti tentati dal potere. Se seguiamo Gesù e vogliamo essere suoi discepoli, ci impegnamo e con non poca fatica a non essere come i capi che opprimono. Avesse messo un “sia” avrebbe dato una direzione al nostro comportamento morale, ma l’”è” è fuori dalla storia. Io non ho conosiuto nessuno che è così, forse dopo sessant’anni devo guardare meglio.
 “Chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore”.
Potrebbe essere che sto cercando il pelo nell’uovo, ma come si può dire una frase del genere? Mi convinco sempre più che Marco non sapeva scrivere o diceva male quello che avrebbe voluto dire.
Io so che dovrei diventare grande servendo i miei fratelli, invece che tentare la carriera del capo, orientarmi alla carriera del servo. Se poi il mio servizio è quello di fare il capo tanto meglio, da capi si può servire molto di più, a molta più gente e con più incisività nella storia. Ma Marco dice diversamente, tanto da non essere neanche più “cristiano”. Mi dice che devo considerare gli altri tanto più importanti quanto più mi servono. Se non mi servono non sono nessuno, se mi servono sono grandi. Non è possibile che solleciti e incoraggi il mio egoismo, senz’altro si è espresso male oppure la traduzione italiana che è stata fatta è sbagliata.
 “Chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti”, rincara la dose: non solo il più importante è il mio schiavo, ma deve essere schiavo anche degli altri. La parola schiavo è poi senz’altro eccessiva, servire va bene, ma schiavi? E’ vero che ci sono gli schiavi anche oggi, ma se il mondo fosse “cristiano” gli schiavi non dovrebbero esserci. Uno schiavo non ha dignità di uomo perché gli è tolta la parte più importante dell’uomo, la volontà, l’autonomia, la libertà.
E infine anche Gesù Cristo è venuto per servirmi. Se non mi serve lo lascio perdere. Di certo non devo essere io a servire lui altrimenti tradirei la ragione per cui è venuto.
La pedanteria da testimone di Geova, ossessiva, che mi abita non rende per nulla simpatico questo mio parlare, non è emotivamente affascinante, invece che suscitare speranze, arzigogola fantasticherie. Può essere. Ma può essere anche di no e può essere che Marco dica bene quel che vuol dire e che spetta a noi capirlo.
Per tornare all’apertura dell’articolo devo dire che trovo consolanti queste parole di Marco e proprio perché mi sono o mi sono state così ostili e nemiche più di quanto sia riuscito a sottometterle. Ma non si tratta di sapere che cosa penso io, che già lo so, ma di quello che pensate voi che, se anche voi già sapete quel che pensate, potete lasciar perdere queste mie domande, altrimenti...

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