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Sabato, 05 Dicembre 2015 17:24

L'avvento

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Lc 21,25-28.34-36
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Vi saranno segni nel sole, nella luna e nelle stelle, e sulla terra angoscia di popoli in ansia per il fragore del mare e dei flutti, mentre gli uomini moriranno per la paura e per l’attesa di ciò che dovrà accadere sulla terra. Le potenze dei cieli infatti saranno sconvolte.
Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria.
Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina.
State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra. Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

Non c’è che dire, Luca attende a suo modo l’avvento del Signore. Ed è un modo che facciamo fatica a capire, aiutati in questo anche da una secolare fantasiosa predicazione che ha spinto i nostri pensieri in un un’improbabile fine del mondo così lontana che si può vivere bene e in pace anche se non ci pensiamo. Si confà di più alla nostra bontà il volto di un bel bambino sorridente che nella sua innocenza sprigiona i migliori sentimenti della nostra pietà. Viviamo di fantasie e a poco serve che la realtà intorno a noi continui a distruggerle, la speranza nell’uomo è così forte che muore un secondo dopo la sua morte. L’uomo è un essere dalla fede incrollabile. Sembra quasi non ci sia niente che abbia la capacità di rendere l’uomo disperato. Del resto la vita è fantasia, è fede ed è speranza, se queste vengono meno che cosa resta dell’uomo dopo la loro distruzione? Qualcuno diceva che la morte è l’ultimo nemico che sarà distrutto (1 Cor 15,26). A me sembra che c’è un nemico peggiore della morte ed è il non senso. Sulla difesa dalla morte gli uomini hanno costruito un’infinità di ragioni e hanno perciò imparato a conviverci perfino con tranquillità, ma che cosa sanno della disperazione, del non senso e di ciò che può essere oltre la disperazione e il non senso? Meglio la morte che la disperazione.
Fateci caso: ogni volta che succede un qualche disastro, una qualche tragedia (dall’incidente sul lavoro alle stragi terroristiche), la parola che si alza chiara e distinta è che queste cose non devono più accadere. Lo dice il prete, lo dicono i vescovi e lo dice anche il papa di turno e in questo sembrano esprimere il pensiero di tutti. Non si può vivere avendo nel nostro domani l’angoscia di morire per la paura perché quello che sta per succedere è peggio di quello che è successo. Lo chiede la vita, lo chiede l’umanità, lo chiede la dignità, lo chiede il semplice essere uomo. E’ naturale, è umano, è comprensibile ed è forzatamente comprensibile, non ci può essere pensiero diverso, altro da questo. Il male va distrutto. Ma “le potenze del cielo - non quella della terra - saranno sconvolte”. E quali sono le potenze del cielo, forse Dio con tutta la sua schiera di angeli? La speranza ci dice che questo è impossibile, mentre la disperazione lo rende possibile. Il non senso gli spalanca le porte.
Dunque?
Dunque il Figlio dell’uomo verrà su una nube con grande potenza e gloria. Questo è un dunque ancora più incomprensibile dell’imminente disastro. Che domani invece di 1 morto sul lavoro ne muoiano 10 o 100, che invece di 132 vittime del terrorismo siano 500 o 1000, anche se non lo vogliamo pensare, può succedere, ma che il Figlio dell’uomo venga su una nube che cosa vuol dire? Come non sappiamo che cosa vuol dire Luca con le parole che seguono: risollevatevi e alzate il capo perché la vostra liberazione è vicina.
Se in una situazione così tremenda da morire per la paura, dovessi risollevarmi e alzare il capo perché la mia liberazione è vicina, sono costretto a pensare all’aldilà, a quel mondo che non conosco né ho modo di conoscere (se non per fede, si dice). E mentre gli altri uomini soccombono alla paura, io alzo il capo e mi risollevo. Adesso sono morto di paura, ma domani in paradiso sarò felice. Ritorno all’apertura di queste poche righe: capisco le parole del vangelo solo se descrivono il paradiso, solo se mi rimandano a un luogo e ad un tempo che è dopo la morte e, nella misura in cui generalizzano per tutti rimandano ad un evento che viene chiamato fine del mondo. E dopo aver fantasticato a sufficienza ritorno al mio quotidiano perché sono tutte cose al di là della realtà. Ma siccome ci credo per fede sto attento per sfuggire a questa fine del mondo e per poter comparire di fronte Figlio dell’uomo.
Tutto chiaro? Andrò a messa la domenica, non mi ubriacherò, cercherò di evitare gli affanni della vita… e quando il Signore verrà, farà lui.
Da buon padre e maestro quale è il mio ruolo, dovrei ora sciogliere i nodi che ho costruito così che si possa ritornare alla semplicità di una vita con la chiarezza di poter fare e di poterlo fare sapendo qual è il bene e qual è il male. In realtà non sono né padre né maestro (uno solo è il vostro padre e il vostro maestro…) e sono convinto che l’evangelista Luca sappia dire le cose molto meglio di me. Perciò, lasciatemi perdere, ascoltate e seguite lui.
Nell’attesa del Natale mi sento vicino a tutti voi che mi avete letto.

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