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Venerdì, 05 Febbraio 2016 17:21

Signore, allontanati da me

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Lc 5,1-11
In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità Lc 5,1-11
In quel tempo, mentre la folla gli faceva ressa attorno per ascoltare la parola di Dio, Gesù, stando presso il lago di Gennèsaret, vide due barche accostate alla sponda. I pescatori erano scesi e lavavano le reti. Salì in una barca, che era di Simone, e lo pregò di scostarsi un poco da terra. Sedette e insegnava alle folle dalla barca.
Quando ebbe finito di parlare, disse a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca». Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano. Allora fecero cenno ai compagni dell’altra barca, che venissero ad aiutarli. Essi vennero e riempirono tutte e due le barche fino a farle quasi affondare.
Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontànati da me, perché sono un peccatore». Lo stupore infatti aveva invaso lui e tutti quelli che erano con lui, per la pesca che avevano fatto; così pure Giacomo e Giovanni, figli di Zebedèo, che erano soci di Simone. Gesù disse a Simone: «Non temere; d’ora in poi sarai pescatore di uomini».
E, tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono.

L’improbabile e complesso racconto di Luca della “pesca miracolosa”, nella sua “semplicità” suggerisce che affidarsi alla Parola di Dio, a Gesù, produce molto frutto: due barche così piene di pesce che quasi affondavano. E’ un racconto storico nel senso più alto della storia poiché è senza storia, cioè è storia di sempre. E’ stato così allora, è così oggi e sarà così nel futuro. La storia dell’uomo vive delle dinamiche di questo episodio. Questo breve racconto vuol dire qualcosa che è dell’uomo, di ogni uomo, di sempre. Luca lo scrive perché chi lo ascolta (Teofilo) possa rendersi conto della solidità degli insegnamenti cristiani che ha ricevuto (vedi Lc 1,4, ammesso che Teofilo sia già un cristiano e sotto il nome di Teofilo non si nasconda un qualunque amante di Dio).
Si tratta dunque di un racconto che ha a che fare con la fede, ma anche con l’antropologia, la filosofia, la storia, la letteratura, la psicologia e la sociologia. Evoco tutte queste scienze e forse ce ne sono altre, non per complicare le cose, ma per far notare quanto sia straordinaria la capacità dell’evangelista Luca nel condensare in un brevissimo racconto - un episodio - la situazione umana.
Per dar conto di queste affermazioni dovrei ora ripercorrere ogni riga ed ogni parola “spacchettandole” in innumerevoli files (discorsi) che, presumo, avrebbero l’effetto di chiarire ma anche di nascondere il fascino di un’icona così straordinaria.
Mi limito perciò ad alcune suggestioni che, spero, sappiano estrarlo dal fondo di quell’indifferenza che l’abitudine all’ascolto ha consunto.
Parto dalla preghiera di Pietro: Signore allontanati da me. Preghiera unica nel suo genere, visto che l’uomo a Dio chiede di avvicinarsi, di farsi sentire, di venire in aiuto. Preghiera non congrua con ciò che è accaduto. Sorpreso per la straordinaria pesca Pietro poteva e doveva dire: Signore sta sempre con me, perché sono peccatore e da solo non riesco a pescare. Come si può dire a Dio: allontanati da me? Credo che ciò sia possibile solo quando il Dio che si prega non è la semplice estensione del proprio desiderio (idolo), ma, morti assieme ai propri desideri, si diventa capaci di riconoscere l’alterità. Non solo Dio, o chi per lui, non è tenuto a rispondere ai miei bisogni, ma se risponde mi distrugge con la sua benevolenza, mi riporta alla mia inconsistenza (peccato, morte), pulpito d’eccellenza per pescare altri uomini. Ed è allora che nasce quest’ “allontanati da me” che nell’esprimerlo dice nella maniera più piena il suo contrario. Ci vedo quel sentimento che è sesso, intelligenza, follia, confusione, meraviglia, in una parola amore, che l’uomo prova quando si scopre amato. Sottolineo amato, non amante.
Tutto ciò implica però che anche l’amante abbia certe caratteristiche, anzi che ne abbia almeno una, quella d’aver fatto la stessa esperienza di peccato.
Qui il discorso raggiunge vertigini insospettabili, si tratta in fondo del grande mistero dell’incarnazione.
Chi è quel Gesù attorno al quale fa ressa la folla per ascoltare la parola di Dio e che è in definitiva il protagonista di tutto il racconto? Non c’è dubbio che il Gesù qui presentato viene investito di una consapevolezza che ormai è già la nostra, ma che non poteva essere all’inizio della sua predicazione: Gesù, sappiamo è la Parola di Dio e quanto dice sono parole che vengono da Dio. Ma quella folla ancora non poteva saperlo e neppure Pietro sulla cui parola getta le reti. Viene perciò normale pensare che Luca scriva questo racconto a partire da una consapevolezza che sarà piena e matura dopo la pasqua. Gesù dunque è il Cristo pasquale, morto e risorto. Ma ho detto, Pietro non poteva saperlo, lo aveva appena incontrato. Lo stupore viene dunque da un miracolo fatto da un uomo non ancora Dio. E se portiamo all’estremo l’incontro con quest’uomo non ancora Dio, lo stupore viene dallo sperimentare un miracolo prodotto da quell’uomo così uomo e così poco divino quale è un crocifisso, così vergognoso da indurre a voltare la faccia per non vederlo.
Bisognerebbe provare a leggere tutti e quattro i vangeli pensando che il protagonista di cui si parla, Gesù, invece che essere il figlio di Dio, è un uomo senza dignità quale è un crocifisso. Fatti e parole in essi raccontati riguardano l’incontro degli uomini con l’uomo senza alcuna dignità, quell’uomo che è pietra di scandalo per l’uomo stesso di ogni epoca e luogo. Si uscirebbe così da un “miracolismo” scontato e perciò muto quale è il riempire due barche di pesci da parte di Dio. Che il Figlio di Dio, Gesù, sappia fare questi miracoli è conforme ai nostri pensieri; che il Figlio di Dio, Gesù crocifisso, sappia fare questi miracoli non è altrettanto scontato perché un crocifisso non parla più, non può fare più niente. Leggendo il Vangelo provate perciò a leggerlo mettendo il volto del crocifisso ogni volta che trovate il nome Gesù e scoprirete una ricchezza insospettabile dei testi evangelici.
La risurrezione è certo il superamento di questo scandalo perché coglie in quell’uomo crocifisso il vivente per eccellenza, la pienezza della figliolanza divina. Non solo il superuomo ma addirittura il Figlio di Dio, della stessa statura di Dio. E non è che Gesù diventa il figlio di Dio quando risorge, ma lo è sulla croce. Credere al risorto dopo la croce è facile, guardare il crocifisso e vedere il risorto è pressoché impossibile. Trasferite questi discorsi sull’uomo, su qualsiasi uomo, su tutti gli uomini e vi si apre un mondo.

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