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Sabato, 05 Marzo 2016 17:18

Risurrezione

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Lc 24,1-12
Il primo giorno della settimana, al mattino presto [le donne] si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù.
Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea e diceva: “Bisogna che il Figlio dell’uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno”».
Ed esse si ricordarono delle sue parole e, tornate dal sepolcro, annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. Erano Maria Maddalena, Giovanna e Maria madre di Giacomo. Anche le altre, che erano con loro, raccontavano queste cose agli apostoli.
Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse. Pietro tuttavia si alzò, corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli. E tornò indietro, pieno di stupore per l’accaduto.

E’ amaro concludere di non essere nessuno, registrare la mia impotenza sottomessa a forze che non solo si oppongono ai miei desideri di giustizia, di umanità, di dignità umana, ma che inducono alla loro stessa violenza esercitata per il solo fatto di vivere. Tanto che non è neppure possibile pensarmi estraneo per una qualche solitaria purezza ricavata in chissà quale profondo angolo di una mia presunta interiorità. Il pane che mangio è bagnato dal sangue di un mercato che ingolfa alcuni e schiavizza e massacra gli altri. E per il momento mangio. Lo vedo, sono pensieri assurdi, impotenti nella stessa misura in cui vogliono potenza. Sono pensieri da scacciare. Il buon senso non li vuole. Chi sono io per risolvere, o veler risolto il dramma di milioni di profughi? O peggio ancora, chi sono per abbattere o voler abbattere la vergognosa e cinica indifferenza dei costruttori di muri a salvaguardia della loro vantata dignità? Vedo e non posso che vedere. Un popolare proverbio sentenzia che vedere e non toccare è una cosa da crepare. E dunque sono morto.
Mi figuro la perdita di questo pane insaguinato. Se non ce l’avessi, ridurrei il mio desiderio alla fame e saprei dare un nome a chi mi toglie il pane, avrei così chiaro un nemico e uno scopo. All’opposto, se fossi Dio o un suo luogotenente, oltre al pane avrei il potere per abbattere Assad o l’Isis o l’America. Se, se, ma con i se non si fa storia.
Devo diventare umile e accontentarmi di quanto mi è dato? Mi appello alla fede e sogno un al di là che porti il mio sguardo su altre cose meno distruttive di quelle che sono costretto a vedere ora?
Siamo a Pasqua, festa della risurrezione. Qui sulla terra si muore e si continua a morire da millenni ormai e per chissà quanti altri millenni ancora. Che cos’è questa risurrezione? Un salto in un nuovo mondo in cui le cose di questo mondo non le vedrò più, e sarò beato?
Non vedrò più le tragedie di questa terra perché tutto preso dal contemplare il cielo?
Chi mi ha insegnato a credere in un Dio così stupido da essere eternamente felice perché non vede? E l’ho creduto, per troppo tempo anche. Un Dio corrispondente alla..., specchio della mia ignoranza, della mia cecità.
E’ Pasqua, festa del Risorto. Ha sofferto tre giorni e poi se l’è cavata, ora sta bene e non ci pensa più, i suoi dolori sono finiti. Io che credo in lui farò la stessa fine. Oggi piango, domani riderò e riderò per sempre.
Chi ha inventato questi pensieri e per chi?
Ne hanno bisogno gli sventurati o i venturati? Gli schiavi o i padroni? O i sapienti che sanno giostrare tra le variabili calcolando persino le eventuali non ancora inserite nella sperimentazione?
Se non credessi alla risurrezione vana sarebbe la mia fede. Ma è meglio o peggio avere una fede vana?
Parlo attraverso domande per distruggere. Distruggere ciò che in realtà è già morto. Chi sono io per distruggere? Gli uomini hanno bisogno di costruttori, di distruttori ce ne sono già abbastanza; hanno bisogno di speranza perché di disperazione ce n’è fin troppa; hanno bisogno di misericordia perché la vendetta dilaga.
Pasqua di risurrezione.
C’è un qualcosa nel pensiero cristiano di oggi che non sa dire più niente, che ha la bocca e non parla, le orecchie ma non sente, gli occhi ma non vede.
Che cosa sta in alto oggi? La speranza o la disperazione? La fede o la bestemmia? La disperazione ascolta, vede e parla di sicuro, non così è la speranza. Dove sta dunque la risurrezione?
Detto diversamete, il Cristo sulla croce è un morto o un risorto? Il crocifisso sta su un monte o nel profondo di un burrone?
“Scendi dalla croce e ti crederemo” dicevano scribi, sacerdoti e farisei di allora. “Risorgi e ti crederemo” dicono i fedeli di oggi. E il mondo va, come sempre.

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