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Giovedì, 05 Maggio 2016 17:15

Ascensione

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Lc 24,46-53
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

Non so darmi ragione, o forse me ne do troppe, su come il mondo cristiano sia diventato indifferente ad una storia, quella del Cristo del Vangelo, tanto da non doversene più occupare. Relegata alla sfera religiosa è diventata una delle tante espressioni, convinzioni personali, che si possono coltivare per hobby, rispettabile dunque, ma che non incide sulle inquietudini di senso dell’uomo. Per il momento bisogna ancora tener conto che ci sono i cristiani, come non si può dimenticare la presenza dei musulmani e di qualsiasi altra espressione religiosa, soprattutto se ha una certa rilevanza quantitativa sociale ed economica, ma sul merito di quanto dicono non ci si può entrare, lo si valuta da esterni.
Non si può curare un delirio seguendo il delirante. L’uomo “liberale” e saggio di oggi può ed è bene che faccia a meno di qualsiasi riferimento religioso diretto, essendo egli a-confessionale, a-ideologico, a-partitico. E’ universale. (La Chiesa che pretendeva l’universalità è diventata una delle tante, e perciò, particolari confessioni; oggi lo Stato, per esempio, è molto più universale della Chiesa perché è comprensivo di diverse religioni e accede a dei criteri non religiosi che ne permettano il rispetto e la convivenza).
Ho fatto questa premessa per rilevare quale incidenza possa avere oggi il “fatto” o il racconto dell’ascensione di Gesù al cielo, che è solo un episodio della più ampia storia di Gesù. E’ un fatto di cui si parla solo all’interno di un (ristretto) gruppo religioso e all’interno di questo gruppo con un linguaggio diremmo specialistico, da addetti ai lavori. Che questo fatto sia ignorato dai non cristiani e che perciò in loro non abbia modo di dire qualcosa per il loro vivere, è naturale, comprensibile, ma per i “cristiani” in che misura incide nelle loro convinzioni economiche, politiche, sociali?
Certamente è solo un episodio raccontato dai vangeli e da loro dipende. Se penso che i vangeli raccontino la storia (siano la storiografia) di Gesù, non c’è motivo di dubitare che sia avvenuto. Anzi è un tassello necessario nel processo della sua storia. E’ disceso dal cielo, ha vissuto, è morto, è risorto ed è tornato in cielo. Ma questo salire al cielo che cosa a che fare con il mercato delle armi, con il sistema bancario, con le politiche dell’immigrazione, con la riforma costituzionale, con le pensioni e il mercato del lavoro? Probabilmente niente per molti.
Non sembrino strane queste domande, anzi se tali sembrano è forse un indice di quanto il mondo (il pensiero) religioso si sia separato dal mondo (dal pensare) reale. “Dare a Dio quel che è di Dio e a Cesare quel che è di Cesare” viene tradotto “Vai in chiesa e paga le tasse”. Una volta separati Dio e Cesare che cosa resta di Dio? Giacché le tasse le devo pagare, e Dio in chiesa non mi dà i soldi per pagarle.
Ora l’ascesa al cielo del Cristo nel linguaggio universale cristiano significa la salita al cielo dell’uomo (non dei cristiani) che siede alla destra del Padre. Tradotto vuol dire che non c’è cosa più grande e più importante per l’uomo che l’uomo stesso e se qualcuno volesse distinguere tra uomo e uomo, il più disgraziato degli uomini sovrasta (sta in alto, in cielo) tutti gli altri. E il disgraziato non distingue tra popolo, razza, lingua o religione. Il messia, il cristo, l’unto di Dio, il disgraziato è universale e sta alla destra del Padre.
Cesare naturalmente questa cosa non la vede e pertanto non può neppure crederci. Lo vede la nostra politica? Lo vede l’economia? Lo vede la nostra progredita società? Lo vede la religione cristiana di oggi? Suppongo che se lo vedessero ne terrebbero conto quando calcolano e programmano il da farsi.
A dire il vero proprio in questi giorni, a seguito del viaggio a Lesbo del papa Francesco, mi sono meravigliato delle sue parole: i profughi sono un dono e non un peso, sono profughi come profugo fu il Cristo, sono la testimonianza dell’amore e della misericordia di Dio...
Sono l’espressione più alta (nei cieli alla destra del Padre) dell’uomo, aggiungo. Sono il volto in cui si legge il proprio male e il proprio bene. Sono il volto che orienta non a tirarli giù dal cielo e portarli a quella “dignità”, “libertà”, “benessere” che è di Cesare e della sua specifica attività. Orienta invece in un cammino che è di tutti, anche di Cesare, e nel quale loro sono già molto più avanti.
Che sia proprio questa la ragione del disinteresse per l’ascensione?

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