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Lunedì, 05 Settembre 2016 17:12

Misericordia

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Lc 15,1-10
In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano dicendo: «Costui accoglie i peccatori e mangia con loro».
Ed egli disse loro questa parabola: «Chi di voi, se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va in cerca di quella perduta, finché non la trova? Quando l’ha trovata, pieno di gioia se la carica sulle spalle, va a casa, chiama gli amici e i vicini e dice loro: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora, quella che si era perduta”. Io vi dico: così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione.
Oppure, quale donna, se ha dieci monete e ne perde una, non accende la lampada e spazza la casa e cerca accuratamente finché non la trova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, e dice: “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”. Così, io vi dico, vi è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».

Fa un certo effetto leggere queste righe di Luca in tempi di corruzione diffusa quali sono o dicono siano i nostri. Si ha l’immediato riscontro della sintonia con quanto è scritto. Gesù sta volentieri con pubblicani (ladri d’ufficio) e peccatori. Questi lo avvicinano e lo ascoltano volentieri, mentre si scontra con i “moralisti” per i quali non ha parole interessanti da dire.
Una delle caratteristiche tipiche e singolari di un sistema corrotto è che si spinge oltre la vicinanza con i peccatori: l’amicizia con i peccatori diventa necessaria. La corruzione infatti diventa garanzia di fiducia poiché rende l’individuo ricattabile. Il corrotto non può fare accordi con chi non è ricattabile perché costui avrebbe l’arma per distruggerlo al momento opportuno. La solidarietà tra peccatori in un sistema corrotto è ai massimi livelli. Dunque il corrotto si comporta come Gesù.
Possiamo inoltre constatare che il bisogno di sopravvivenza spinge nella stessa direzione. Non solo vediamo indagati e persino colpevoli in parlamento, ma si è costretti a “buoni” rapporti con dittatori violenti (caso Regeni in Egitto) per non perdere le opportunità di mercato. Insomma, non solo Dio ma anche il peccatore mangia volentieri alla tavola dei peccatori.
I “peccatori” vengono assolti dall’evangelista Luca, mentre diventano peccatori effettivi, senza assoluzione i Farisei.
La differenza tra peccatori e Farisei, dopo la loro stigmatizzazione fatta da Gesù, sta solo nell’ipocrisia. Anch’essi sono peccatori ma credono e si spacciano per giusti. Il peccato di ipocrisia è l’unico che non trova comprensione nei vangeli, e Gesù non è ascoltato volentieri dai Farisei e neppure li frequenta per mangiare con loro.
Il vangelo che stiamo commentando potrebbe inisinuare una soluzione al dilemma che ho costruito col richiamo alla conversione: Gesù sta con i peccatori perché si convertano. La conversione diventa il nuovo criterio discriminante. Ci sono i peccatori e i peccatori convertiti.
I peccatori convertiti non possono essere farisei ipocriti perché sanno i loro peccati e sanno di essere dei convertiti. Tutto chiaro? No. No, perché Gesù non va alla tavola dei peccatori convertiti, ma dei peccatori e basta. E non sono i convertiti che lo avvicinano per ascoltarlo, ma i peccatori ancora immersi nel loro peccato.
Si potrebbe tentare una soluzione dicendo che la solidarietà di Dio col peccatore è diversa dalla soliderietà del peccatore col suo simile perché l’intenzione di Dio è diversa da quella del peccatore. Dio sta col peccatore perché si converta mentre il peccatore lo fa per per egoismo, per convenienza, non ama gli altri peccatori però è costretto per necessità a stare con loro. Se tutti fossero onesti sarebbe onesto anche il peccatore, ma se tutti sono disonesti anche il peccatore deve esserlo, pena la sua morte. Pare che l’Italia manifesti una particolare sensibilità per questi ragionamenti: si è costretti a peccare per non morire.
Se si è peccatori per necessità, che cosa diventa l’intenzione di Dio di convertire? Chi è il convertito? L’onesto tra i disonesti? Il giusto tra gli ingiusti? Uno che non mangia più alla tavola di Putin, di Al Sisi, dei jihadisti, dei mafiosi o dei politici? In definitiva uno che si chiude in casa a morire solitario? Il convertito è un uomo che si allontana dagli altri uomini e muore adorando il Dio che l’ha convertito? Non può essere, visto che il giusto Gesù mangiava con i peccatori. Un tal giusto poi peccherebbe d’orgoglio, dovrebbe essere un dio per essere giusto.
Signore, abbi misericordia di me.

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