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Giovedì, 05 Gennaio 2017 00:23

Salvare la civiltà cristiana

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Il Concilio Vaticano II riteneva necessario saper «scrutare i segni dei tempi» e «interpretarli alla luce del Vangelo» (cfr Gaudium et spes, n. 4). Interpretare o stabilire quali siano questi segni è, per me, un vero problema. L’unico segno che vedo concreto è l’indifferenza e l’apatia per ciò che non stimola desideri ed ambizioni. Anche quando si riconosce il proprio errore, ci si assolve facilmente, sottolineando con forza, che l’altro ha sbagliato molto di più.
Per moltissimi il Vangelo non è luce su cui scrutare i nostri comportamenti e la maggioranza della gente che conosco si dichiara cristiana, ma non desidera né sogna di confrontare il proprio modo di vivere con il Vangelo. Effettivamente è più semplice fare a Natale il presepio con le statuette della sacra famiglia, dei pastori e degli angeli che svolazzano sulla capanna, che mettere a confronto la nostra vita con quel presepio che la televisione ci pone davanti ogni giorno. La capanna è sostituita da un capannone, la greppia da sudici stracci e i Magi viaggiano su gommoni.  
Il presepio di cartone va bene, va bene anche il Crocifisso nelle scuole. Non va bene questa povera gente che fugge dalla guerra e dalla fame che, secondo molti di quelli che si dichiarano cristiani, “bisogna scaricare sulle spiagge, con una bella pacca sulla spalla, un sacchetto di noccioline e un gelato”. Non vanno bene preti come don Gallo che confrontava ogni giorno la sua vita con il Vangelo ed amava questi… presepi viventi. Un politico, il giorno che don Gallo morì, scriveva: “A tutti i “beatificatori” postumi ricordo, fra le sue gesta, il suo cantare “Bella ciao” a fine Messa, lo spinello fumato in Comune a Genova, la sua partecipazione con gli ultrà di sinistra alle manifestazioni contro la Lega e a favore di una Moschea a Genova, il suo sogno di avere “un Papa omosessuale” e il suo favore per i matrimoni gay”. In realtà dava fastidio soprattutto la forza con cui don Andrea dichiarava: “Io vedo che, quando allargo le braccia, i muri cadono. Accoglienza vuol dire costruire dei ponti e non dei muri”.
 Non va bene Papa Francesco che tenta di svegliare le nostre coscienze. Anche lui si prende le staffilate degli amanti dei presepi di cartone e dei crocifissi di legno esposti nelle scuole. “Se li prenda lui questi …presepi viventi”.
Oggi ho sentito il Papa dire: “Tanti cristiani confessano che Gesù Cristo è Dio e tra questi vi sono preti e vescovi. Sorge però la domanda: ‘Danno tutti testimonianza di Gesù?’”
 Essere cristiani, ha proseguito il Papa, è qualcosa di ben diverso dall’essere i “tifosi di una squadra” o dall’aderire ad una “filosofia”; va anche molto al di là del semplice rispetto dei “comandamenti”, del “devo fare questo…” Quei primi discepoli, gli Apostoli, non hanno “seguito un corso”, né sono “andati all’università” per dare testimonianza di Gesù Cristo. Peraltro essi erano tutti “peccatori”, non “solo Giuda”, del quale, del resto, “non sappiamo cosa è accaduto dopo la morte”, in quanto forse la “misericordia” di Dio potrebbe averlo salvato. I dodici Apostoli, ha aggiunto Francesco, erano pieni di difetti, erano “invidiosi”, provavano “gelosia tra loro”, discutevano su chi dovesse “occupare il primo posto”. Erano persino “traditori” e lo dimostra il fatto che “quando Gesù viene preso, tutti scapparono…. Avevano paura, si nascosero”. Lo stesso Pietro, “che era il capo”, prova a seguire più da vicino il Maestro nella sua prova finale ma “quando una domestica” lo riconosce, lui rinnega Gesù, il primo Papa tradisce Gesù. Tutti quei primi discepoli, però, si sono “lasciati salvare” e sono diventati “testimoni della salvezza”, donata loro da Gesù. Commisero “tanti peccati”, compreso il tradimento del Signore, ma in un aspetto furono grandi: “Non erano chiacchieroni, non parlavano male l’uno dell’altro”, a differenza di tante comunità di oggi, dove si finisce per “togliersi la pelle l’uno all’altro”.
Ogni cristiano con il battesimo è costituito oltre che Sacerdote, Profeta, cioè uomo che annuncia un futuro di speranza, che non vede in questi presepi viventi dei nemici, ma dei fratelli da amare. Dovrebbe confrontarsi con il Vangelo ogni giorno e in ogni situazione e ricordare che Gesù ci ha comandato di amare anche il nemico.
I salvatori della “Civiltà cristiana” l’evangelista Matteo li definisce falsi profeti: “che vengono in veste di pecore, ma dentro sono lupi rapaci”.

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