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Sabato, 05 Marzo 2016 00:10

Chi è Dio e dove vederlo?

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Molte persone che mi hanno sentito parlare dubitano che la Chiesa cattolica abbia potuto darmi la laurea in teologia. Effettivamente non mi sento un teologo ossia un uomo che studia Dio. A dire il vero ci ho provato, ma più studiavo e più la testa litigava con il cuore. La storia della Chiesa pullula di teologi che si sono fatti guerra per difendere il frutto dei loro studi. Gesù di Nazareth mi appariva come una coperta che ciascuno tirava sopra le proprie convinzioni lasciando al freddo chi lo vedeva in modo diverso. Teologi che chiamavano eretici altri teologi che avevano visioni diverse. Come Sant’ Agostino ho capito che non potevo mettere Dio nel mio piccolo cervello. Sapevo e so, per fede, che Dio è un Padre ricolmo di misericordia e io, malgrado gli studi fatti, so di essere incapace di descrivere questa infinita misericordia che manda in tilt cuore e cervello. Mi trovo sempre come Mosè davanti ad un roveto che brucia senza consumarsi ed ho capito che posso avvicinarmi a quel fuoco soltanto a piedi nudi e con il cuore pieno di stupore.
Allora io dissi: «Guai a me, sono perduto! Perché io sono un uomo dalle labbra impure e abito in mezzo a un popolo dalle labbra impure; e i miei occhi hanno visto il Re, il SIGNORE degli eserciti!» Ma uno dei serafini volò verso di me, tenendo in mano un carbone ardente, tolto con le molle dall’altare. Mi toccò con esso la bocca, e disse: «Ecco, questo ti ha toccato le labbra, la tua iniquità è tolta e il tuo peccato è espiato».
Poi udii la voce del Signore che diceva: «Chi manderò? E chi andrà per noi?» Allora io risposi: «Eccomi, manda me!» Ed egli disse: «Va’, e di’ a questo popolo: “Ascoltate, sì, ma senza capire; guardate, sì, ma senza discernere!” (Isaia cap. 6)
La misericordia divina non la si può spiegare, è un dono prezioso che viene regalato con il seme della fede. Le beatitudini proclamate da Gesù fanno inorridire l’intelligenza mentre riempiono di stupore il cuore dei bambini.
Quando un giorno l’apostolo Filippo, che non era ancora scalzo e non si era fatto bambino, chiese a Gesù: “Mostraci il Padre e ci basta”, Gesù rispose: “chi ha visto me ha visto il Padre”. Dio dunque si può vedere nel volto di Gesù. San Giovanni va ancora più in profondo sostenendo che: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l’amerà, e noi verremo da lui e dimoreremo presso di lui”.
A questo punto ho smesso di spiegare quello che io stesso non avevo compreso ed ho cercato e ancora cerco di vedere Dio incarnato nel volto di tutti gli uomini.
Certo, era più semplice vederlo oltre la natura umana, potente e misterioso, assiso su un trono di luce nell’alto dei cieli, che vederlo nel nemico, nel carcerato, nel morto di fame, nei crocefissi. Come tanti sono corso dove si diceva che si vedevano prodigi nel cielo. Ascoltavo tutti i messaggi che alcuni fratelli privilegiati mi trasmettevano da parte di Dio o della Madonna. Messaggi che spronavano a pregare, a digiunare, a vivere correttamente e onestamente ma, almeno per me, distraevano dall’unico luogo dove il volto di Dio si manifesta. Era più facile pregare fare digiuni ascoltare i messaggi che vedere Gesù nel mio nemico. Così lentamente e inesorabilmente, quel Dio che si è mostrato in Gesù di Nazareth, era ritornato a nascondersi nei cieli infiniti della divinità ed io, come tantissimi altri, stavo più attento al cielo che alla terra. Era più semplice. Come, tutto sommato, è più naturale discutere e dividersi sugli attributi di Dio che amare con tutto l’impegno l’altro, il diverso, quello che ti fa guerra.
A confortare questi pensieri la divina Provvidenza ultimamente ha mandato un uomo che ha scelto di chiamarsi Francesco. Questo vescovo di Roma chiama fratelli quelli che un tempo i sui predecessori definivano eretici. Certo non si allontana dal dogma della Chiesa cattolica, ma sempre sottolinea, come già sosteneva Giovanni XXIII, che “Ciò che ci unisce è molto più grande di ciò che ci divide” e che l’amore misericordioso di Dio copre ogni divisione. Gesù non ha detto: state attenti alla liturgia, alla dogmatica, alla morale, ma ha sottolineato: “Amatevi COME io ho amato voi”.
Recentemente il Papa Francesco incontrando il patriarca degli ortodossi della Russia non si è messo a discutere di teologia, ma ha parlato con l’altro vescovo di quel Gesù che è perseguitato, che fugge dalla guerra e dalla fame che muore nel mare o nel cammino in cerca di pane e di pace. Francesco non fa differenza tra chi crede e chi non crede in Dio, tra chi ama e chi non sa amare, per lui tutti gli uomini, indipendentemente da ciò che credono o vivono, sono fratelli e in ciascuno di loro vede il volto di Gesù.   
A questo mondo non importa nulla delle processioni trinitarie, dei dogmi che dividono i cristiani, delle nostre differenti liturgie, dei sacramenti. L’eresia del capitalismo senza freni ha scartato il vangelo. La buona notizia è solo quella che permette di vivere con il nostro conto in banca più ricolmo di quello del vicino di casa; che permette a mio figlio di avere più del suo figlio. C’è un unico dio che si chiama denaro e non vi sono eretici, tutti sono d’accordo a rendergli il culto che chiede.
Spesso molte parrocchie, conventi, e case episcopali, più che mostrare il volto di colui che non aveva neppure una pietra dove posare il capo, rendono visibile il dio mammona sfoggiando oro e merletti e chiudono le porte ai fratelli che considerano indegni di ricevere l’abbraccio di quel Gesù che ci ha comandato di amare anche i nostri nemici. Alle donne di fronte alla tomba vuota l’angelo dice: “Andate presto a dire ai suoi discepoli: “Egli è risuscitato dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete” (Mt 28,7)

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