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Sabato, 05 Dicembre 2015 00:03

I profeti

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Sono stato scioccato in questi ultimi giorni guardando certi commenti alla TV sul modo di giudicare Papa Francesco. Alcuni lo accusano di essere un politico, un assistente sociale, un sindacalista più che una guida per coloro che cercano Dio. Parla dei poveri, degli emarginati, di chi non riesce a mantenere la propria famiglia, dei divorziati, mai del Cielo, del trascendente. Dicono che è più amato e stimato dagli atei che dai fedeli. Costoro vorrebbero un Papa ieratico, che spieghi la dottrina e riaffermi il primato della fede, delle cose spirituali, della preghiera.  Lo vorrebbero come una specie di Imam, Ayatollah musulmano, che continuamente additi il cielo gridando che Dio è grande e misericordioso (Allah Akbar). Sognano un Papa che sia un altro Cristo in terra ma glorioso, con gli abiti regali, magari riprenda la sedia gestatoria, i flabelli e attorniato dai nobili in marsina. Una specie di re circondato dalla nobiltà e dai prodi del suo regno.
Tutti coloro che lo vogliono maestro di dottrina dimenticano, o fanno finta di dimenticare, quale fu la dottrina di Gesù venuto ad aiutare l’umanità a costruire il regno dei cieli sulla terra.  Nella preghiera del Padre nostro Gesù afferma che Dio è Padre e aggiunge subito “nostro”, cioè di tutta l’umanità. La preghiera prosegue: “che sei nei cieli” e questi non sono altro che i cieli nuovi e la terra nuova in cui il credente è chiamato a vivere ed a operare. Gesù ha inviato i discepoli ad annunciare che l’amore di Dio è con noi e che vivendo questo amore si adempie tutta la legge e le profezie. Non ha detto: studiate il catechismo, imparate bene la dottrina ma andate ed annunciate che l’amore di Dio è con noi.
A Gesù chiesero: “Mostraci il Padre, parlaci di Dio”. Anche l’apostolo Filippo gli chiese: «Signore, mostraci il Padre e ci basta». Gesù gli rispose: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai conosciuto, Filippo? Chi ha visto me ha visto il Padre. Come puoi dire: Mostraci il Padre? Non credi che io sono nel Padre e il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me; ma il Padre che è con me compie le sue opere. Credetemi: io sono nel Padre e il Padre è in me; se non altro, credetelo per le opere stesse. In verità, in verità vi dico: anche chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi, perché io vado al Padre”.
Credere dunque in Gesù Cristo significa vedere Dio nell’uomo e tutto ciò che si fa all’uomo si fa a Dio. E Papa Francesco sottolinea: “Tutta questa ricchezza dottrinale è rivolta in un’unica direzione: servire l’uomo. L’uomo in ogni sua condizione, in ogni sua infermità, in ogni sua necessità”.
L’Evangelista Matteo parlando del giudizio finale ricorda:
“Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere?  Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito?  E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?  Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.
 È facile alzare gli occhi al cielo, difficile volgere lo sguardo a un miserabile e riconoscervi il volto di Dio. Questo, però, è il principale compito di ogni pastore e di ogni cristiano e Papa Francesco non fa altro che ubbidire al Vangelo, impegnandosi a cambiare l’immagine regale di Dio e della Chiesa spesso vissuta dai cristiani.
 La prima delle beatitudini nel discorso della montagna è la proclamazione che i poveri possiederanno la terra. Ma così sembra non essere.
Grazie Francesco che ogni giorno ci ricordi, con la parola e con l’esempio che il Regno di Dio si può e si deve realizzare su questa terra.                      
Da quando hai iniziato il tuo ministero pastorale molti hanno brigato e brigano perché tutto rimanga immutato nella Chiesa, non vogliono che tu tolga il velo che copre i loro occhi, che tu rimuova le loro sicurezze elaborate con il passare dei secoli. Costoro hanno amato ed amano una Chiesa potente e sicura che indichi continuamente il cielo dove ogni ingiustizia sarà colmata, ogni povertà vinta, ogni grido di dolore consolato. Questi fratelli continuano ad interpretare a loro favore le parole del Vangelo che è buona notizia per il loro modo comodo di vivere. Tanto più sono nel peccato quanto più costruiscono cattedrali, aumentano paramenti, vanno a braccetto con i potenti della terra e con questi fanno patti di ferro: “Legano pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filattèri e allungano le frange; amano posti d’onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare “rabbì” dalla gente”.
 Tu vuoi bene anche a loro e non hanno frenato il tuo amore per la Chiesa che Gesù Cristo ti ha chiamato a pascere. Il loro Dio non è il Crocefisso, lo hanno trasformato in un oggetto di culto ornato di pietre preziose. Vogliono impaurirti, uccidere la primavera che i poveri, gli afflitti, i carcerati e gli ultimi della terra attendono da tempo. Ovviamente sappiamo che il tuo cuore sanguina, ma il popolo di Dio, la santa Chiesa, è con te e tornerà a risplendere unita e salda come descritta dagli Atti degli Apostoli.
 L’anno della misericordia faccia splendere l’amore del Creatore per tutti gli uomini senza escludere nessuno e faccia sentire all’umanità intera che la divina misericordia è una primavera che nessuno potrà fermare.
Come ci chiedi in continuazione noi ti siamo vicini con la nostra preghiera. Grazie fratello Francesco.

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