Informativa

Su questo sito utilizziamo solo cookies tecnici. Navigandolo accetti. Clicca su Leggi Policy per ulteriori informazioni.

Ultimo Giornalino  

   

Accedi  

   
Lunedì, 05 Ottobre 2015 00:01

Come un venticello

Scritto da
Vota questo articolo
(0 Voti)

La fotografia di un bimbo morto sulla spiaggia sembra abbia sciolto il cuore di molti politici in questa Europa che continua a costruire muri invece di creare ponti. Ora quasi tutti i politicanti sostengono che sia necessario aiutare chi fugge dalla guerra mentre è urgente rimandare indietro chi fugge dalla fame. Forse è necessario pubblicare su tutti i giornali del mondo le tante foto che mostrano come sia brutta la morte per fame. Da una bomba ci si può salvare, dalla fame no. Per secoli i popoli dell’opulenza hanno sfruttato, depredato, schiavizzato i popoli che oggi fuggono in cerca di pane. Solo qualche pazzo fuggirebbe da una vita agiata con il frigorifero sempre strapieno. I ricchi non fuggono dalle loro ville, dalle loro comodità, anzi molti spendono un patrimonio per dimagrire, per vestirsi, per passare una notte “un tantino pazza”. Fugge chi non ha nulla, neppure le scarpe per correre più speditamente. Certamente è drammatico subire un bombardamento, veder distrutta la propria abitazione, ma non è meno drammatico fuggire perché non si ha nulla da mangiare. Io a dieci anni ho provato in una unica fuga la guerra e la fame ed ho subito insieme alla mia famiglia la vergogna di essere scacciato passando da un paese all’altro perché nessuno ci voleva. Rivedo con angoscia gli occhi di mia madre che ci spronava a correre, a fuggire. A quel tempo non ci chiamavano migranti ma sfollati. Non si andava in un’altra nazione ma, per chi ci doveva accogliere, noi eravamo quelli che rubano il pane.
“Un popolo che dimentica il suo passato, le sue radici, non ha futuro. È un popolo sterile” (Papa Francesco)
Dice il Vangelo: “Se hanno fatto così con il legno verde cosa faranno con il legno secco?” Infatti “legno secco” sono considerati i fuggitivi del nostro tempo. È penoso ascoltare certi politici che dividono questi fuggitivi dal motivo che li ha spinti alla fuga; quelli dalla guerra si e quelli dalla fame no, i cristiani si, gli altri no. Comunque i fuggitivi rimangono un problema e noi di problemi ne abbiamo anche troppi e ci convinciamo sempre di più che prima vengono gli italiani e poi gli altri. Però… però questi altri a volte sono comodi per raccogliere i pomodori e le patate, per accudire i nostri vecchi, per scaricare su di loro le nostre nefandezze; sono legno secco e va bene sia bruciato. Se poi qualcuno di questi fuggitivi è così in gamba da diventare ministro lo si chiama Orango; e se a qualcun altro salta la testa di fare qualche “bravata”, allora si scatena la caccia al diverso, perché noi italiani non facciamo MAI “bravate” siamo gli agnellini del gregge di Dio.
Per caso avete sentito dire che gli italiani uccidono, rubano, sfruttano, non pagano le tasse? Gli italiani sono tutti brava gente, credono in Dio e moltissimi recitano con convinzione il Padre nostro, convinti che nostro significhi di noi che siamo cattolici, di noi che siamo buoni. Dio non può essere Padre anche degli Orango. Sono spesso così convinti di avere Dio dalla loro parte che se potessero governare loro le cose andrebbero nel modo giusto. Hanno le carte in regola e il bene combacia perfettamente con le loro idee. Noi, solo noi, abbiamo la ricetta giusta”.
 Intanto l’emigrante, il disoccupato, il vecchio abbandonato muoiono. Quanti uomini, donne e bambini dovranno ancora morire perché i politici di questo nostro mondo si fermino e riflettano? Già i latini dicevano: “Divide et impera” (Vuoi comandare? Mettili uno contro l’altro) L’uomo politico dovrebbe essere un autentico pontefice che crea ponti, che unisce e non divide; ogni divisione è opera del Maligno. Che il Divisore abbia preso cuore e cervello di molti politici si vede dalle divisioni. Muore un partito e ne nascono altri e cento, tutti convinti di avere ragione, di essere nel giusto, tutti hanno la carta vincente. La mia piccola esperienza mi dice che l’ottimo è nemico del bene. Chiedo molto se asserisco che è necessario fermarci per trovare INSIEME la soluzione?
Duemila anni fa i sacerdoti del Tempio di Gerusalemme di fronte alla condanna a morte di Gesù Cristo sentenziarono, sapendosi buoni e per amore del popolo: “E’ meglio che muoia uno per la salvezza di tutti”.
Di certo Hitler si considerava un benefattore del suo popolo e per l’amore che portava alla razza ariana tentò di liberare la Germania da tutti gli “impuri”: via gli ebrei, via gli zingari, via gli omosessuali, via i malati di mente.
Quanti uomini dovranno ancora morire per liberare il mondo dal terrorismo? Di codesti “buoni” pullula il mondo. Anche il Manzoni nel capitolo XXV dei Promessi Sposi presenta un personaggio “buono”: “Donna Pressede era una vecchia gentildonna che come diceva spesso agli altri e a se stessa, tutto il suo studio era di assecondare i voleri del cielo: ma faceva spesso uno sbaglio grosso, ch’era di prender per cielo il suo cervello”.
Questa vecchia signora continua il Manzoni: “Era molto inclinata a far del bene: mestiere certamente il più degno che l’uomo possa esercitare; ma che pur troppo può anche guastare, come tutti gli altri. Per fare il bene, bisogna conoscerlo; al pari d’ogni altra cosa, non possiamo conoscerlo che in mezzo alle nostre passioni, alle nostre debolezze ai nostri peccati. Con le idee donna Prassede si regolava come dicono che si deve far con gli amici: n’aveva poche; ma a quelle poche era molto affezionata. Tra le poche, ce n’era per disgrazia molte delle storte; e non eran quelle che le fossero men care. Le accadeva quindi, o di proporsi per bene ciò che non lo fosse, o di prender per mezzi, cose che potessero piuttosto far riuscire dalla parte opposta”.
Questo tipo di “buoni” continuano a gridare: “Ora basta: l’Italia agli italiani”.
Ma di quali italiani parlano? Quelli che salgono sul tetto a sparare alla folla? Quelli che rapiscono un bambino per chiedere denaro e l’uccidono per paura? Quelli come il killer veneto che mette veleno nell’acqua e nella coca cola?
Quelli che uccidono la propria donna? Oppure quelli che mandano in rovina migliaia di risparmiatori come la Cirio e la Parmalat? O i padroni delle banche che falsano i bilanci? Quelli della mafia o della camorra? Quelli che bruciano i campi rom o mettono bombe nei negozi dei rumeni o dei cinesi? Quelli che fanno la ronda della pulizia etnica?
Ma se denuncio questa “bontà pelosa” sono sicuro di passare dalla parte dei buonisti. Se poi mi permetto di dire che la guerra e la violenza non risolvono mai nessun problema allora sono tacciato di pacifismo, di stare con i terroristi e mi si accusa di non amare la democrazia. Democrazia, secondo questi “buoni”, che va imposta ad ogni costo, e ad ogni costo si deve ottenere la sicurezza, non importa come. Moltissimi sono convinti che “ codesti orangutani debbono smettere di invadere il sacro suolo della patria”, “non è bene mescolarci con questi impuri”, “fermiamoli prima che sia troppo tardi!”.
Non capisco, a questo punto, perché non si mettono i cannoni alle frontiere! Recentemente in una discussione mi sono permesso di avere dei dubbi sulla efficacia della repressione dura, decisa, armata. Allora il mio interlocutore... “democraticamente” mi ha spiattellato in faccia che non amo il mio popolo e non capisco che gli italiani hanno bisogno di maniere forti per continuare a vivere nell’agiatezza e nella pace.
Non c’è che dire: molti politici cavalcano le spinte populiste o di altri poteri che li comandano. Purtroppo vi è una fitta rete di interessi e di scontri che non sono omogenei alle distinzioni politiche classiche (destra, sinistra, centro). Ciò che sta crescendo è la voglia di sicurezza che “come un venticello lentamente...alla fin trabocca e scoppia, si propaga, si raddoppia. E produce un’esplosione come un colpo di cannone, un terremoto, un temporale, un tumulto generale che fa l’aria rimbombar...”. (Dal Barbiere di Siviglia)

Letto 428 volte

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

   
© Copyright 2018 Fraternita’ Domenicana di Agognate - Via Valsesia Agognate 1, 28100 Novara - 0321.623337 - 0321.1856300 - info@agognate.it - Webmaster: P. Raffaele Previato op