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Martedì, 01 Giugno 2004 00:00

Il Dio che non conosco

Scritto da Lucia Iorio
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La festa di Pentecoste  è termine e culmine della Pasqua; è una festa importante per tutti e in ambito ecumenico è sentita come riferimento essenziale.
Il tempo pasquale ci ha dato modo di soffermarci a lungo sul mistero di morte e risurrezione, centro della nostra vita cristiana, ora la liturgia ci riporta al Tempo Ordinario.
Pentecoste, cinquanta giorni dopo la Pasqua, in origine era la festa ebraica della mietitura, successivamente era divenuta la festa del rinnovamento dell'alleanza, ed è questo nuovo valore liturgico che Luca sottolinea nel descriverci l'avvenimento negli Atti degli Apostoli.
La nuova alleanza non è più nella Legge che Mosè ha ricevuto sul monte, ma è sancita nel sacrificio di Cristo e "resa" per noi e a noi.
La possibilità di rapporto quindi, fra noi e con Dio, non è più nelle norme che osserviamo, ma è nella disponibilità a "restituirci" gli uni agli altri, nel riconoscerci nella stessa appartenenza.
Un po' dura da digerire... restituirmi a quel povero malato di aids che muore senza assistenza su un letto di foglie o a quel bambino che ha imparato ad usare il fucile anziché la penna o peggio ancora a un delinquente e... riconoscermi nella stessa appartenenza! Come facciamo Signore, se non mettiamo i buoni da una parte e i cattivi dall'altra, magari segnati bene sulla lavagna come mi faceva fare la maestra alle elementari? Si capisce che poi ti è finita male!
"Venuto quel fragore, la folla si radunò e rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare la propria lingua...Siamo Parti, Medi, Elamìti e abitanti della Mesopotàmia, della Giudea, della Cappadocia, del Ponto e dell'Asia, della Frigia e della Panfilia, dell'Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirène, stranieri di Roma, Ebrei e Prosèliti, Cretesi e Arabi e li udiamo annunziare nelle nostre lingue le grandi opere di Dio" (At 2,6.9-11)
In questa nuova alleanza siamo presenti tutti, in questa festa l'ecumenismo è già realizzato e ogni uomo non è più  estraneo ma fratello in Cristo.
Questa è stata l'esperienza della Chiesa nascente, questo è ciò che ha fatto di persone molto diverse fra loro il principio del Regno di Dio.
Ci siamo sentiti capiti ad amati se qualcuno "ci ha parlato nella nostra lingua", se ci ha raggiunti nella nostra singolarità e nella nostra specificità. Sappiamo per esperienza che, quando qualcuno è riuscito ad esprimere quello che ci portiamo dentro, qualcosa della nostra vita è cambiato.
Questo è avvenuto nella misura in cui chi ci ha parlato non lo abbiamo avvertito centrato su di sé ma proteso verso di noi e impegnato mente e cuore a cercare una sintonia, "reso" a noi in quel momento.
Lo Spirito "soffia dove vuole" (Gv 3,8) e parla ad ognuno, ma affinché si manifesti il suo Regno il singolo non basta, è una esperienza che non si fa da soli, è necessario l'insieme, è necessario che ciascuno "senta" parlare la propria lingua: Questo è il miracolo della comunità.
Si può "fare ecumenismo", si può "fare comunità"? o le costruzioni umane rischiano tutte di essere torri di Babele dove il Signore scende per confondere la lingua e disperdere gli uomini su tutta la terra? (cfr. Gen 11,1-9)
Quella che è considerata la preistoria della Bibbia, tutti i primi racconti dove si riflette sulla creazione e sul senso del male, finisce con questo racconto, e finisce così anche tanta parte della nostra storia...
Tutti conosciamo Babele! Sappiamo bene cosa sia l'incomprensione e come diventa faticosa con le persone che amiamo di più, quelle con cui, per parentela o per scelta, camminiamo ogni giorno.
La Scrittura, come sempre maestra per la nostra vita ci propone la ripresa in un uomo che è disposto a mettersi in cammino... "Il Signore disse ad Abram..." (Gen 12,1)
E ogni nostra ripresa è nella disponibilità a partire... Abramo non sapeva il "dove", noi questo luogo abbiamo imparato a conoscerlo: "E' la Pasqua del Signore!" (Es 12,11) E' questo passaggio ad essere abitato, è "tra" la storia che ci si fa Chiesa. E' quando si è disposti a spezzare il cerchio delle proprie convenienze che c'è la possibilità di creare un legame.
"Signore, quando...?" (Cfr. Mt 25, 31-46)  Matteo dice chiaramente che "Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà."  (Mt 10,39)
L'unità  nasce dalla Pentecoste ed è dono, dono fatto alla storia dal Signore che ha "reso" lo Spirito, dono presente ed operante.
Allora è quello che nasce in questa "resa", in questa "restituzione" che ci unisce e ci fa essere Chiesa.
Ognuno di noi ha la sua possibilità di "restituzione" nella vita di ogni giorno, nell'ordinarietà del tempo, può essere la donna con un buon lavoro che accetta di mettere al mondo un figlio sentendo i commenti dei ben benpensanti: "Beh! poverina, peccato, proprio adesso, non ci voleva" o chi è disposto a fare qualcosa che "non serve".
Siamo tutti malati di efficienza e anche ciò che viviamo nell'ambito della fede rischia di rientrare nel percorso dell'utile e di assumerne i metodi e le finalità.
E come per la salute, dopo la medicina ufficiale e quella alternativa c'è sempre la chiromante.
"Mentre il giorno di Pentecoste stava per finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo" (At 2,1): la tradizione vuole che  gli apostoli siano tornati a Gerusalemme dopo l'ascensione al cielo di Gesù. Senza togliere questo significato originario, voglio aggiungere ad essi tutti quelli che Gerusalemme "abitano", che non hanno altro luogo all'infuori della croce dove trovare dimora, tutti quelli che di questo spirito vivono, perché qui è la Chiesa Una e c'è lo spazio per abitarla riconoscenti.
Buone vacanze! E' il tempo giusto per rimetterci in cammino, lasciare le nostre vie e inoltrarci nei sentieri di Dio. Auguri

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