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Domenica, 01 Marzo 2009 00:00

Dove va la Chiesa?

Scritto da Pier Paolo Boldon Zanetti
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Ringrazio Theo per questa sua testimonianza delle reazioni suscitate in Germania dalla revoca della scomunica alla fraternità San Pio X: ci aiuta a capire il motivo anche di una presa di posizione ufficiale da parte del governo tedesco. La vicenda, forse riportata, almeno dai nostri media, in modo non sempre imparziale, ha creato certamente turbamento in tutti noi e lascia aperti tanti interrogativi, soprattutto, come già ricordato in altra parte di questo numero, sull’eredità del Concilio Vaticano II. Faccio mio l’invito di Theo a cogliere l’occasione per un confronto sulla domanda circa la direzione che sta prendendo la Chiesa, che stiamo prendendo noi. Attraversiamo tempi bui, non dimentichiamo, però, il messaggio che viene dall’antico e sempre nuovo rito del lucernario che ci accingiamo a celebrare il sabato santo.

***
Come assiduo lettore di questo giornalino ho qualche scrupolo a pronunciarmi su un argomento delicato come quello delle ultime turbolenze causate dalla revoca della scomunica dei quattro vescovi della fraternità “San Pio X” da parte di Papa Benedetto XVI. Secondo me, in Italia la discussione sull’accaduto è stata più breve e segnata da una minor carica emotiva che in Germania. Provo a darvi una breve sintesi della reazione in Germania che continua tutt’ora ad agitare gli animi, non solo dei cattolici. Premetto che io personalmente condivido solo in parte le critiche dei miei connazionali. Dato che in questo mio scritto tante tematiche vengono solo accennate, queste righe forse possono invitare i lettori a mandare a Pier Paolo le loro considerazioni più approfondite in materia.
In un primo momento la reazione dei tedeschi alla revoca del Papa si riferiva quasi esclusivamente alla negazione della Shoah da parte del vescovo lefevbriano Richard Williamson, resa pubblica quasi simultaneamente in una sua intervista rilasciata alla tv svedese proprio in Germania. Sono rimasto soddisfatto della protesta collettiva dei miei connazionali che, almeno in questo punto, sembrano avere imparato qualcosa dal loro recente passato vergognoso. Infatti in Germania la negazione dell’Olocausto è ufficialmente un crimine. In quest’ottica si deve vedere anche la telefonata della Merkel al Papa che, però, qui da molti è stata ritenuta superflua e poco opportuna. Tengo a precisare che nessun tedesco pensa che il “nostro” Papa abbia delle tendenze naziste. Così – dopo una fase spontanea piena di emozioni fortissime - la critica si è concentrata sulla disorganizzazione e non - comunicazione del Vaticano all’interno e verso il mondo. Come mai il Papa non è stato al corrente della visione incredibile sulla Shoah di questo vescovo, che si era espresso in questo modo già altre volte? Con riferimento ai meccanismi della politica molti tedeschi, dopo questa vicenda, si aspettavano dal  Vaticano anche conseguenze personali nell’ambito dei consulenti e “collaboratori” del Papa, quasi come atto di credibilità ed umiltà.
Mentre gli animi si sono ormai placati per quanto riguarda la persona del vescovo Williamson (per me un caso, scusate, patologico), la discussione si è spostata verso un’analisi più dettagliata della fraternità San Pio X il cui ritorno nella Chiesa cattolica al Papa sta a cuore ovviamente in modo particolare.
È giusto ed anche compito del Papa cercare di far tornare le pecore perdute all’ovile, ma a che prezzo?
Dallo studio della storia e dell’indirizzo teologico della fraternità risulta che le sue idee hanno manifeste tendenze (a dire poco)  antimoderniste, antiecumeniche ed antigiudaiche. Il punto centrale del dissenso dei suoi membri è il categorico rifiuto del riconoscimento del Concilio Vaticano II. A dire il vero, c’è anche un risvolto positivo di questo “caso”: ha riportato l’attenzione su un Concilio che ai suoi tempi ha suscitato tanto entusiasmo nel mondo cattolico e che forse oggi non è nemmeno conosciuto dai giovani. Ricordo bene e con un po’ di malinconia l’atmosfera, carica di speranza, che si viveva in quegli anni.
I documenti di questo Concilio prevedono, fra l’altro, l’apertura della Chiesa cattolica ad altre Chiese e religioni ed un invito ai gruppi all’interno della Chiesa cattolica stessa che, per differenti motivi sono emarginati. Per questi contatti è indispensabile un dialogo costruttivo. In Germania questa necessità viene sentita in modo particolare.
Dopo secoli di battaglie feroci, cristiani cattolici e luterani ormai convivono in ottimi rapporti. Ricordo che dopo la guerra, quando ero ragazzo, gli alunni cattolici e quelli luterani frequentavano scuole diverse e che anche nel tempo libero ogni gruppo stava per conto proprio.
Per il nostro passato storico particolare, il rapporto delle due Chiese con gli ebrei rimane sempre un compito delicato e anche moralmente importantissimo.
In Germania, inoltre, vivono tanti musulmani con i quali il dialogo delle Chiese cristiane deve per forza andare avanti.
Questo atteggiamento di dialogo dai lefevbriani è rifiutato con ostinazione e purtroppo molte delle reazioni della fraternità al generoso gesto del Papa sono tutt’altro che incoraggianti (“andiamo avanti, saremo noi a convertire il Vaticano”).
Questo spiega anche perché, forse per la prima volta, c’è stata una presa di posizione unanime di tutti i vescovi e dei gruppi laicali contro la revoca della scomunica.
In questa situazione molti critici ricordano che Benedetto XVI già aveva destato irritazione e dissenso fra i luterani, ebrei e gli stessi cattolici tedeschi, sottolineando che la Chiesa luterana non è una Chiesa nel senso pieno della parola, e riproponendo una preghiera per la conversione degli ebrei nell’elenco delle intercessioni del Venerdì Santo.
In seguito le critiche si sono allargate a una discussione molto vivace, a volte anche polemica sulla domanda: “Dove va la Chiesa?”
Tanti tedeschi si chiedono perché il Papa non apra le braccia della Chiesa, almeno “tendenzialmente” con la stessa misericordia e con lo stesso amore paterno ad altri gruppi di fedeli al margine della Chiesa, per esempio ai divorziati e risposati, ai preti che hanno dovuto lasciare il loro ministero, alle donne nella Chiesa, agli omosessuali o a quelli che hanno opinioni diverse sul controllo delle nascite o sul celibato dei preti.
Certo, la Chiesa non farebbe bene a rincorrere ingenuamente le mode del momento (al famoso Zeitgeist, lo spirito del tempo) spesso molto fragili e di breve durata.
E non è neanche realistico pensare che questi problemi si possano risolvere in poco tempo e senza compromessi, ma tanti si aspettano dalla Chiesa più disponibilità a un dialogo costruttivo e magari anche più coraggio nella realizzazione delle riforme nello spirito del Concilio Vaticano II. L’obiettivo della Chiesa deve essere quello di stare più vicino ai disagi e alle paure dei fedeli.
Il Papa e la Chiesa Cattolica in Germania hanno perso credibilità e fiducia sia presso i fedeli sia come Autorità morale universale: in queste settimane molti cattolici tedeschi irritati o delusi si sono fatti cancellare dal registro del comune che documenta l’appartenenza religiosa, in tal modo non pagheranno più le tasse per la Chiesa; una reazione, quest’ultima, secondo me, poco matura.
Per quanto riguarda il Papa, in Germania stanno tornando i dubbi che molti gruppi cattolici “progressisti” avevano quando il cardinale Ratzinger fu eletto Papa: “È un uomo intelligente, un teologo eccellente, ma sarà anche un buon Papa?”
Padre Werenfried, un frate francescano che è un po’ la mia guida spirituale nei periodi di crisi, ha concluso una sua predica sulla vicenda della fraternità San Pio X con una citazione di Gustav Mahler che mi piace molto: “La tradizione è la custodia del fuoco, non l’adorazione della cenere” .
Spero che  il fuoco trovi sempre tanto ossigeno e potere illuminante.

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