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Domenica, 01 Marzo 2009 00:00

Con Maria in cammino verso la Pasqua

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Per noi domenicani il rosario è “la “ preghiera che dovrebbe scandire le nostre giornate, un appuntamento da vivere non solo come  un impegno, ma un momento della giornata in cui mettersi all’ascolto della Parola per farla crescere dentro di noi e per riuscire, dopo averla contemplata, a ridonarla a chi ci vive accanto. Un appuntamento ho detto, quindi un tempo di amore in cui cercare, desiderare, chiedere, adorare… Ma poiché il rosario, nella sua semplicità, è tutt’altro che una preghiera semplice, vale la pena rifletterci un po’ insieme per imparare a conoscerla meglio e quindi a pregarla meglio. Anzitutto è bene ricordare che il rosario non è una preghiera rivolta a Maria, ma a Gesù per mezzo di Maria. Cosa significa? Che per pregare bene Gesù è bene farsi aiutare da sua madre, perché nessuno come lei l’ha accolto, generato, amato, servito, obbedito, accompagnato... ascoltato. Sì, perché il rosario è una preghiera di ascolto. Il fatto che si dicano e si ripetano per 50 volte l’Ave Maria, per cinque volte il Padre nostro e il Gloria, e che troppo spesso si recitino queste preghiere “di corsa”, ci fa perdere di vista il vero significato di questa preghiera: lungo tutto il rosario il Signore ci parla e, nello scorrere dei misteri che nei vari giorni vengono pregati, ci ricorda il disegno di amore con cui ha amato e continua ad amare tutta l’umanità e ciascuno di noi. In questo tempo di Quaresima, e, presto di Pasqua, proviamo ad ascoltare cosa ci dicono i misteri dolorosi e gloriosi. Chiaramente la Parola di Dio è così ricca che può offrire infiniti spunti di riflessione: io provo a dirne qualcuno.
Dalla preghiera nell’orto degli ulivi, alla flagellazione, alla coronazione di spine, alla salita al calvario, alla morte in croce e poi alla risurrezione, all’ascensione, alla pentecoste, all’assunzione di Maria e alla gloria in cielo di tutti, mi è sembrato di ritrovare un filo che lega tutti questi momenti ed è “il corpo”. In un tempo in cui il corpo è spesso oggetto di cure e attenzioni al punto da farlo diventare, più o meno inconsciamente, un idolo, viene da chiedersi: come ha vissuto il suo corpo Cristo? E quindi come viverlo da cristiani?
“Entrando nel mondo, Cristo dice: Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato. Non hai gradito né olocausti né sacrifici per il peccato. Allora ho detto: Ecco io vengo – poiché di me sta scritto nel rotolo del libro – per fare o Dio la tua volontà” (Eb. 10, 5-7). “Un corpo mi hai preparato”: nel corpo e attraverso il corpo Cristo è cresciuto, ha gioito, amato, parlato e predicato, guarito, dormito e mangiato, insomma ha vissuto e si è fatto conoscere e ha fatto conoscere il Padre. E poi col corpo che sudava sangue ha detto ancora SI’ al Padre, si è lasciato baciare da Giuda e ben sapendo che lo stava tradendo, ha accettato che il suo corpo venisse ingannato con un segno di amore che per lui diventa di condanna. Poi conosce il dolore fisico delle percosse, l’umiliazione degli sputi, lo strazio della flagellazione, la fatica di chi non ce la fa più nel portare la croce su fino al calvario, e il dolore delle carni trafitte, lacerate, appese per tanti lunghissimi minuti fino al momento della morte. Mi sembra di poter dire che il corpo per Gesù è stato il luogo per dire al Padre e a tutti noi il suo amore totale, incondizionato, senza ripensamenti né ritorni.
 Né Marco, che quest’anno ci educa col suo Vangelo, né Luca, né Matteo ci parlano di Maria. Giovanni invece ci dice: “Stavano presso la croce di Gesù sua madre…” (Gv.19,25).
STAVA.  Quante cose ci dice questa sola parola. Maria era lì, presente col suo corpo che sicuramente provava tutta la sofferenza del figlio, perché si adempisse la profezia di Simeone: “E anche a te una spada trafiggerà l’anima” (Lc.2,25). Ma era lì per dire ancora, anche lei, come Gesù: “Padre… ciò che vuoi tu” (Mc.14,36). Era lì perché lei che aveva generato e tanto amato quel figlio doveva e voleva accogliere il suo corpo senza vita e deporlo nel grembo della terra, perché nuovo Adamo, dalla terra risorgesse e  le venisse restituito secondo quanto lui stesso aveva detto: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere” (Gv.2,19). Era lì, perché in lei per prima doveva compiersi quel mistero di sofferenza che si prolunga sino alla fine dei tempi nel Corpo di Cristo che è la Chiesa.
I vangeli non ci dicono se Maria abbia visto Gesù risorto. Forse erano anche e soprattutto per lei le parole che Gesù ha rivolto a Tommaso: ”Beati quelli che pur non avendo visto crederanno” (Gv.20,29).  Certo, anche nei misteri gloriosi il corpo ci interpella: Gesù risorto conserva nel suo corpo i segni della passione (S. Tommaso), ma non viene riconosciuto (Maddalena e discepoli di Emmaus) se non dopo aver chiamato per nome Maria, e aver spezzato il pane. Passa attraverso i muri e soprattutto penetra le nostre paure. Gesù ascende al Padre col suo corpo e la Chiesa ci dice che anche Maria è stata assunta col suo corpo in quello spazio che per noi è difficile immaginare e che per convenzione chiamiamo “Cielo”, ma che non sappiamo dove e come sia. Sappiamo però che anche noi un giorno ci potremo andare e anche noi riavremo il nostro corpo: questo corpo in cui abbiamo vissuto, amato, sofferto e da cui dobbiamo prima o poi separarci.  E intanto? Intanto sarebbe importante vivere da risorti, perché noi nel battesimo siamo già morti e risorti con Cristo e, come Lui dopo la risurrezione, ci è chiesto di portare i segni della nostra passione, ma nella gioia della luce pasquale.  Troppi cristiani sono tristi, depressi, nevrotici (di cui la prima sono io), troppo ripiegati su se stessi e le proprie fatiche e non si accorgono dell’immensa grazia che Gesù Cristo ci ha già fatto con la sua morte e risurrezione. E allora per essere e divenire quelle creature nuove che il Padre si aspetta per ciascuno di noi, oltre a partecipare all’Eucarestia che ci assimila al Figlio, a vivere i sacramenti come momenti di rinascita e adesione al disegno di Dio, lasciamoci anche aiutare dalla preghiera del Rosario che ogni giorno ci ricorda quanto siamo stati amati e continuiamo ad esserlo in ogni momento.  Maria ci aiuti e ci accompagni nel cammino della vita e ci insegni a ritrovare la gioia di vivere e il desiderio di dire anche noi fino in fondo: “Padre, non la mia ma la tua volontà sia fatta”.

Letto 1226 volte Ultima modifica il Venerdì, 10 Ottobre 2014 18:21

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