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Martedì, 01 Giugno 2004 00:00

La città prestata

Scritto da Irene Larcan
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"La città propria è la città dell'anima vostra, la quale si possiede con santo timore fondato nella carità fraterna, pace e unità con Dio e col prossimo suo....
Signoria prestata sono le signorie delle cittadi o altre signorie temporali, le quali sono prestate a noi e altri uomini del mondo; le quali sono prestate a tempo...
Colui che signoreggia sé, la possederà con timore santo, con amore ordinato e non disordinato; come cosa prestata, e non come cosa sua". (S. Caterina da Siena, EPISTOLARIO, lett.123)

Così scrive Caterina  ai Signori difensori della città di Siena e, senza dubbio, Caterina oggi ci interpella: i suoi tempi non furono facili, come non lo sono i nostri. In un'epoca in cui cresce l'indifferenza verso la Chiesa e verso lo Stato, in cui chi detiene il potere cerca solo di rafforzare i propri privilegi per recuperare sempre più spazi di potere, e chi è sottoposto al potere perde sempre più fiducia nei governanti e speranza nell'azione per il bene comune, è attesa una voce che gridi forte, a chiare lettere contro l'individualismo e lo strapotere di coloro che hanno ricevuto il compito di vegliare sulla giustizia e sul bene dei cittadini.
Caterina da Siena è stata quella voce che non ha avuto timore di alzarsi a dialogare con i potenti del suo tempo, capi politici, re, cardinali e papi, con l'umiltà di chi sa di essere piccola cosa ai loro occhi come a quelli di Dio ma anche con la forza di chi è cosciente di non parlare a nome proprio ma a nome di Dio.
Sr M. Elena Ascoli, appassionata studiosa di Caterina, ne ha tracciato qui ad Agognate durante una conferenza tenuta il 24 aprile scorso, un ritratto vivo ed attuale, presentandola come un donna minuta, fragile che ha inaugurato uno stile di vita diverso per una donna del trecento, una vita per le strade d'Italia e d'Europa, al servizio della pace e del ristabilimento dell'armonia in un mondo di divisioni, lotte, intrighi nella Chiesa e fuori.
In un'Europa che cerca di ricordare le sue radici cristiane può ancora Caterina dire qualcosa?
Quali sono i concetti fondamentali della politica in Caterina?
Dalle riflessioni di Sr Elena è emersa la figura di una donna di grande spessore umano, con un innato senso delle cose che passano e di quelle che restano. Di fronte alla grande peste del 1348 che aveva decimato l'Europa Caterina ricorda ai governanti suoi contemporanei che tutto passa, che tutto, dice lei, è imprestato. La città, grande o piccola, è come i talenti evangelici, vanno trafficati, tenendo ben presente che ci verrà chiesto conto di come li abbiamo utilizzati.
"Io Catarina scrivo a voi con desiderio di vedervi uomini virili e non timorosi governatori della città propria e della città prestata, perché il timore servile impedisce ed avvilisce il cuore, e non lascia vivere né adoperare come a uomo ragionevole, ma come animale senza veruna ragione".
Tutte le lettere di Caterina si aprono con un desiderio ed il desiderio è sempre positivo: nella lettera ai Difensori della città di Siena, come i tutti gli altri scritti, Caterina rivela una stima grandissima dell'uomo, per cui non ha paura di parlare duramente ai signori della sua città, agli "onorevoli", davanti ai quali ci si inchina. Il disonore maggiore è che l'orgoglio, la volontà di potere, ottenebri la mente e per "timor servile" si venda la propria anima e si vendano gli altri e quindi si diventa ingiusti. Caterina indica anche la strada per un buon governo: non attendere a se stessi, non avere paura di dispiacere a qualcuno e di perdere così il proprio potere. E' necessario vincere la propria cecità, perché si desidera quello che non si può avere e quello che si possiede lo si possiede con pena perché si ha paura di perderlo.
"L'annuncio della verità, ha sottolineato Sr. Elena, non è solo di svelamento  o denuncia della menzogna, è prima di tutto annuncio della verità. Stiamo diventando dei cristiani che forse denunciano le menzogne, ma non basta: denunciare la menzogna vuol dire anche scoraggiare, dare l'antidoto e l'antidoto per Caterina è CRISTO DOLCE VERITA', il cui sangue è stato il prezzo pagato per noi".
Se l'uomo politico che ha poteri pubblici ricorda che è fatto per la vita eterna e per godere l'eterna bellezza di Dio, scopo questo per il quale esistiamo, tutte le altre realtà saranno non soppresse, non disprezzate, ma subordinate, orientate e l'amore ordinato farà che tratti le cose come prestate e le cose prestate si trattano bene perché poi bisogna renderle. E sappiamo dal Vangelo che Dio è un padrone esigente che se ci dà 10 si aspetta che 100, ma non perché sia un tiranno esoso, semplicemente perché ha una stima folle per la sua creatura.
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