Informativa

Su questo sito utilizziamo solo cookies tecnici. Navigandolo accetti. Clicca su Leggi Policy per ulteriori informazioni.

Ultimo Giornalino  

   

Accedi  

   
Domenica, 01 Marzo 2009 00:00

Spensieri parsi (senza parole)

Scritto da p.Domenico Cremona
Vota questo articolo
(0 Voti)

Troppe parole creano lo stesso vuoto del troppo silenzio.
Troppe parole creano solamente un confuso, contraddittorio, indecifrabile boato.
È rumore con lo scopo di fare rumore. È rumore che non comunica.
E io non lo sopporto più!
Tranquilli, non inizierò il solito rosario di lamentele nei confronti di chi ci governa, affinché ancora una volta possa essere definito pessimista – catastrofista – cattocomunistia – antirazzista,  deglobalizzato – denuclearizzato.. No, è proprio questo che non sopporto più.
Sono stufo di rappresentare una bandiera che non ha più ragione di sventolare,
di sostenre un ideale che non ha più spazio per realizzarsi,
di assumere una posizione che non sa come e dove collocarsi.
Ho bisogno di disintossicarmi dalle convinzioni indiscutibili e dalle verità indubitabili.
Devo prendermi una vacanza dai troppi sepolcri imbiancati, dai furbetti, dagli arroganti, dagli esperti, dagli intelligenti.
Nel nostro mondo sprechiamo le parole per dare forza alle opinioni, alla propaganda, alle leggi, alle ideologie (magari con gli attributi della religione).
Usiamo le parole per affermare le proprie verità tutti convinti che solo le nostre sono verità e ciò che non coincide con esse è menzogna o ignoranza, è follia o perversione, è danno o dannazione.
Sono stanco di sentire tutte queste voci che ci fanno diventare schizofrenici (non è grave sentire le voci nella propria testa, la schizofrenia vera è sentire tutte quelle voci fuori dal cervello, voci così invadenti da penetrarlo e farlo a pezzi).
Il nostro parlare è preso in questo vortice senza più alternativa. È soprattutto l’impossibilità di alternative che manda in corto circuito il mio cervello. E anche se continuo a credere e sperare che ci siano alternative ai sensi unici, per ora, alzo bandiera bianca.
Qui mi sa che abbiamo tutti bisogno di risparmiare parole e cedere spazio al silenzio.
Magari tra due o più silenzi ci accorgiamo che abbiamo ancora voglia di parlarci perché anche il troppo silenzio (consenso) ci fa male. Ci sono problemi e situazioni gravi, disumane, e ingiuste di cui parlarne è doveroso e necessario perché tutti noi siamo parte dello stesso problema; siamo tutti sulla stessa barca. Ma c’è bisogno che questo parlarne sia comunicare, non semplicemente dire, affermare, strillare, imporre. Mi è sempre piaciuta la descrizione dell’esperienza del profeta Elia che sente la presenza/passaggio di Dio non nel vento impetuoso, non nel terremoto, non nel fuoco, ma nella brezza di un vento leggero (cfr. 1Re 19).
  è l’esperienza della comunicazione che ti rianima e ti restituisce la possibilità di riprendere il cammino.
    È la risurrezione. Così, semplicemente con la freschezza di una mattina di primavera. Senza parole.

Lascia un commento

Assicurati di inserire (*) le informazioni necessarie ove indicato.
Codice HTML non è permesso.

   
© Copyright 2018 Fraternita’ Domenicana di Agognate - Via Valsesia Agognate 1, 28100 Novara - 0321.623337 - 0321.1856300 - info@agognate.it - Webmaster: P. Raffaele Previato op