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Domenica, 01 Marzo 2009 00:00

A pane ed acqua

Scritto da Lucia Iorio
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Sento intorno a me tanto sconforto perche il Concilio Vaticano II è stato ed è ancora disatteso. Anche io, che da venti anni quasi vivo ad Agognate, avendo dato anima e corpo per una forma di vita che fosse più comunitaria e meno gerarchica, non esulto di fronte a tante affermazioni e prese di posizione. Nei miei scherzi più amari chiedo ad Irene se ha conservato i veli che si usavano una volta per andare in chiesa perché fra breve torneranno ad essere necessari. Guardo la nostra chiesetta da dove è stato tolto il cancelletto che chiudeva le balaustre a segnare la divisione netta fra lo spazio Sacro e quello profano… Le balaustre ci sono ancora, un cancello si può sempre rifare…
Poi… ecco il punto, mi dico, c’è un “prima” e c’è un “poi” ed è vero che su quello che c’è in mezzo il giudizio appartiene a Dio, ma è altrettanto vero che il discernimento è messo nelle mani di ognuno.
Seguo da anni un cammino ecumenico; interesse suscitato? Beh! Diciamo scarso. Poi sento gridare allo scandalo se i Documenti prodotti anziché avanzare sulle posizioni di unità, che implica perlomeno anche un ricoscimento di una certa eguaglianza, sembrano far tornare indietro. Ma dove eravamo quando c’era da andare avanti?
Una grande lezione di ecumenismo l’ho imparata dal pastore Gian Maria Grimaldi. Mi diceva tra le altre cose: “non voglio fare l’animale da esposizione… mi si tira fuori per far bella figura nelle Celebrazioni importanti e poi mi si lascia da parte, voglio parlare con qualcuno, voglio confrontarmi…” Quel qualcuno non ero io, perlomeno non io da sola svincolata dalla mia appartenenza, altrimenti sarebbe stata un’amicizia privata, cosa santa ed utile anche all’ecumenismo ma non sufficiente!
Dove eravamo quando c’erano da tracciare i percorsi che dalla dottrina  andavano alla vita?
Il Concilio non è stato un lampo con cui lo Spirito Santo ha folgorato la sua Chiesa come Paolo sulla via di Damasco, è stato un percorso, suscitato dallo Spirito, in cui uomini e donne hanno creduto e per cui hanno dato tempo ed energia.
Permettetemi, per spirito di parte, di citare Maria Vingiani, fondatrice del S.A.E. (Segretariato Attività Ecumeniche), di cui sono la ir-responsabile per il gruppo di Novara! Chi ha conosciuto questa donna, può non aver condiviso le sue idee, ma sicuramente sarà rimasto contagiato dal suo entusiasmo, dalle sue convinzioni, dalla sua capacità di spendere una vita intera da quando ha conosciuto il cardinale Roncalli allora a Venezia, poi papa Giovanni XXIII. Papa che ha avuto la grazia di indire il Concilio Ecumenico Vaticano II, concilio caratterizzato da una natura pastorale, dove non si proclamarono nuovi dogmi. Si volle aprire la Chiesa alla lettura dei segni dei tempi.
Dove eravamo? Dove siamo? Ancora un’altra Quaresima, tempo di deserto, tempo di digiuno. Forse abbiamo sorriso un po’ troppo presto anche di tante pratiche che ci sapevano di stantio.
A pane e acqua e camminare, un giorno, tre giorni, un mese, fino a… Santiago di Compostela, fino alla propria sconfitta, o fino alla propria fame.
Perché l’annuncio da accogliere è sempre lo stesso: “convertitevi e credete al Vangelo”, il Vangelo che è Gesù Cristo. La Buona Notizia della nostra salvezza.
Ci autocomprendiamo come salvati che vivono in rendimento di grazie? O noi (io e la mia pancia piena) ci autocomprendiamo piuttosto come salvatori, come coloro che sì, hanno capito e finalmente, con l’avallo del Concilio, possono insegnare?
Ora che mi è stato finalmente riconosciuto che sono Sacerdote, Profeta e di stirpe regale potrò mica limitarmi a pulire la chiesa? Mi si darà un po’ di spazio in più!
Lo spazio ci è stato dato ed è grande, tanto quando grande è il mondo.
Allora, come nei tempi in cui la storia sembra chiudersi, esercitiamo la nostra profezia e pronunciamo una parola che ha conosciuto la fine e ha visto anche la pietra tombale rotolata. Viviamo ogni attimo il nostro sacerdozio ordinando a Cristo tutte le cose se abbiamo creduto che in Lui sono state create e redente.
E se ci siamo riconosciuti di stirpe regale col sacrificio di Cristo, ricordiamoci anche, come diceva Bonhoeffer, che questa Grazia è a caro prezzo, Dio l’ha pagata con l’annientamento in Cristo.
Non riteniamoci svantaggiati, in ogni tempo della Chiesa ci sono stati piccoli e grandi tradimenti. Santa Caterina, una giovane mantellata domenicana (laica, non c’erano ancora le suore), va ad Avignone a trattare con il Papa Gregorio XI per l’interdetto alla città di Firenze e la scomunica ai capi, affronta il tema delle crociate, lo sollecita a tornare a Roma, siamo nel 1376.
Abbiamo meno mezzi?  No, solo le nostre gambe hanno fatto poca strada.
E allora coraggio! A pane e acqua e camminiamo.
Leggiamo i Documenti del Concilio, se proprio vogliamo essere zelanti preoccupiamoci anche di tutta la strada fatta per arrivarci e camminiamo perché le strade si formano sotto i nostri piedi, e la chiesa “Popolo di Dio” si forma nella fatica di chi ha accolto una chiamata e fa della sua vita ogni giorno una risposta.
Ci trovi la Pasqua nel deserto, come gli israeliti di fronte al Mar Rosso, lì dove le strade si chiudono e per noi il Signore ha aperto anche il mare.
Auguri

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