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Lunedì, 01 Giugno 2009 00:00

Gestione dei conflitti

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L’uomo è irrimediabilmente Caino? La violenza è parte dell’uomo: ne siamo solo condizionati o ne siamo anche e soprattutto responsabili? Il conflitto, così presente nella vita di tutti i giorni, sia privata che sociale, è espressione di questa violenza dilagante: è possibile gestirlo? E’ possibile trasformarlo in un momento di crescita umana per tutte le parti coinvolte?
La Commissione italiana di Giustizia e Pace dell’Ordine ha pensato di offrire un momento di formazione per la gestione dei conflitti, attraverso un “laboratorio”, spazio di incontro e di confronto in cui riflettere insieme sulle domande iniziali e cercare percorsi di soluzione positiva dei conflitti.
In marzo, ad Agognate, si è tenuto appunto questo laboratorio: in 15 persone, tra cui la sottoscritta, provenienti da gruppi e città diversi, ci siamo riuniti, e, insieme a Patrizia Morgante, nostra counselor, abbiamo trascorso la giornata interrogandoci, attraverso riflessioni, role-playing e altre attività, sulla natura dei conflitti e sui possibili percorsi per imparare a gestirli.
Abbiamo capito che i conflitti sono inevitabili, perché siamo diversi, abbiamo storie, desideri, progetti diversi, e questo crea conflitto, ma non deve necessariamente sfociare in una guerra, in cui uno vince e l’altro soccombe. Abbiamo imparato che è importante, soprattutto per persone non più giovani, uscire da certi schemi di tipo educativo: ci è stato insegnato che non sta bene arrabbiarsi, che una persona per bene non litiga e controlla le proprie emozioni. Nell’ambito religioso, poi, i condizionamenti possono essere ancora più forti: “Se sei un buon cristiano porgi l’altra guancia, sii mite ed umile, non puoi essere violento, devi solo amare e perdonare”.
Tutte cose sacrosante, che se non passano però attraverso il riconoscimento del conflitto e delle emozioni che questo suscita in ciascuno di noi, tra cui la rabbia, difficilmente arrivano ad una reale esperienza e ad una testimonianza trasparente e convincente. Guardare in faccia le proprie emozioni, riconoscerle, accettarle, ma non agirle: questo è il primo passo per una gestione positiva di un conflitto. Questo fa sì che io impari a conoscermi e a capire fino a che punto una situazione mi faccia soffrire e perché, e quanto io possa essere disponibile a concedere in una trattativa con l’altro.
Il passo successivo è imparare ad esprimere il proprio dissenso, e poi cercare di conoscere il pensiero dell’altro, senza paura, ma con la consapevolezza che la diversità mi possa solo arricchire e che insieme possiamo trovare un accordo che rispetti le esigenze di entrambi.
Come mia ulteriore riflessione posso dire di aver imparato a distinguere tra violenza e passione: se la violenza è desiderio di imporre ciò che voglio io, la passione è la capacità di mettersi in gioco, di patire sì, ma per una condivisione più piena e consapevole. Credo che il miglior antidoto alla violenza sia la passione, e che abbiamo bisogno di persone appassionate che abbiano davvero a cuore la vita e il benessere di chi li circonda e della terra in cui vivono.
Quest’esperienza di laboratorio è stata molto positiva e tutti i partecipanti hanno espresso il desiderio di ritrovarsi per fare un ulteriore cammino di riflessione e di crescita, e penso sia importante farla conoscere ad altri gruppi e fraternite domenicane, perché questa cultura si diffonda e ci aiuti a costruire e diventare PONTI di comunicazione, di dialogo, di incontro e di condivisione per arricchirci e crescere insieme.
[Per ulteriori informazioni sui corsi “soluzione dei conflitti” potere contattare fra Domenico Cremona ad Agognate]

Letto 1356 volte Ultima modifica il Venerdì, 10 Ottobre 2014 18:08

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